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Demansionamento infermieristico: scatta la protesta del Nursid

Il segretario Picariello denuncia: "In maniera sistematica, strutturale, l'infermiere è distolto dai compiti propri di assistenza per svolgere mansioni di segretariato, di assistenza alberghiera, di facchinaggio"

Nella giornata di ieri gli infermieri di Eboli hanno detto un “no” deciso alla diffusa situazione di demansionamento e di sott'organico che, pur insistendo da anni a danno della loro professionalità, è divenuta più recentemente, anche per il blocco del turn-over, assolutamente insopportabile. La protesta è iniziata con uno sfogo che un infermiere, Armando, ha inviato al sindacato Nursid divenendo presto virale  
Sempre ieri la maggior parte degli infermieri in servizio ad Eboli ha appuntato alla divisa una spilla con la scritta “Armando sono io” che è un modo per rivendicare  l'affrancamento dal demansionamento. “La lotta al demasionamento – spiega il segretario provinciale del Nursid Pasquale Picariello - è una lotta anche per garantire adeguate dotazioni di personale con una presenza adeguata di infermieri e di personale di supporto alla professione infermieristica. I risparmi delle aziende sanitarie sono spesso fatti sulle spalle del personale che lavora sott’organico e si ripercuotono sulla qualità dell’assistenza”.

Per Picariello si tratta di “una protesta assolutamente a favore dell'utenza. Mentre altre categorie professionali vengono pagate per fare ciò che il contratto di lavoro impone loro di fare e, solo eccezionalmente, può loro capitare di svolgere mansioni improprie, all'infermiere invece, si chiede di trascorrere buona parte del tempo a curare gli interessi di un'amministrazione che ha rinunciato ad assumere figure di supporto, ausiliarie. In maniera sistematica, strutturale, l'infermiere è distolto dai compiti propri di assistenza per svolgere mansioni di segretariato, di assistenza alberghiera, di facchinaggio; e manca al capezzale del paziente  a dare risposte professionali ed immediate alla sua domanda di salute”. 

“Noi - aggiunge l’esponente del Nursid - chiediamo che al centro del lavoro infermieristico ritorni il paziente e non i letti vuoti, i materiali da spostare i referti da ritirare.In questo periodo storico la sanità locale è presa di mira da tagli indiscriminati, la politica decide di chiudere o tenere aperti ospedali e reparti con disegni che a volte appaiono più che misteriosi. La sanità salernitana ha subito la chiusura di alcuni reparti che l'utenza ha sempre percepito come necessari ma, cosa gravissima, quelli che sono rimasti aperti hanno subito un taglio delle risorse e delle dotazioni organiche, a volte mancano risorse essenziali. E che i reparti restino aperti e che non siano contenitori vuoti ma luoghi che danno risposte vere ai bisogni di salute dell'utenza. Mortificare l'infermiere vuol dire mortificare i bisogni assistenziali dell'utenza”.

Per questo ritiene che “una vera lotta al demansionamento infermieristico porterà solo vantaggi ad un'utenza che finora ha potuto beneficiare di una professionalità mortificata e ridotta per la carenza di personale e perchè lo stesso è utilizzato in maniera impropria.La battaglia del Nursind al demansionamento parte da qui ma, con il contributo di quanti infermieri siano sensibili al problema e a prescindere dall'appartenenza sindacale, cercherà di contagiare tutte le strutture che soffrono di questo annoso problema. Abbiamo già chiesto ed ottenuto il sostegno dei vertici nazionali del nostro sindacato nella battaglia a questa annosa vergogna, non ci fermeremo qui, ci saranno ulteriori iniziative”. Intanto il 12 dicembre dalle 10 alle 14.30 nello spazio antistante la palazzina amministrativa esterna il Nursid allestirà un gazebo con banchetto per informativa sindacale e raccolta firme per chiedere l’abrogazione dell’art. 49 del codice deontologico  dell’infermiere e sensibilizzare l’opinione pubblica sul fenomeno del demansionamento infermieristico.
 

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