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Direzione Investigativa Antimafia: ecco la mappa della criminalità nel salernitano

E' stata inviata al Ministero dell'Interno, la relazione relativa all’attività svolta e ai risultati conseguiti nel semestre luglio- dicembre 2017

E' stata inviata al Ministero dell'Interno, la relazione relativa all’attività svolta e ai risultati conseguiti nel semestre luglio- dicembre 2017 dalla Direzione Investigativa Antimafia.

Le operazioni

Tra le maggiori indagini di rilievo condotte dalla Dia di Salerno ci sono l'operazione "Scudo", datata 12 settembre 2017, nei riguardi di sette persone responsabili di bancarotta fraudolenta, in relazione al dissesto che ha interessato, nel 2011, l'azienda I.A.C.P.. Il 9 novembre dello stesso anno, invece, nell'ambito dell'operazione "Porta Ovest", la Sezione chiudeva l'indagine verso 33 soggetti, ritenuti responsabili, a vario titolo e in concorso, di malversazione a danno dello Stato, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, abuso d'ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici e crollo di costruzioni o altri disastri dolosi. Sullo sfondo, lo svolgimento dei lavori di assegnazione e realizzazione dell'opera pubblica. Nel prosieguo, l'11 dicembre 2017, fu eseguito il sequestro preventivo di beni (immobili, mobili registrati, terreni, quote societarie e rapporti di credito) per un valore di 31 milioni di euro, nei confronti di 9 indagati e 2 persone giuridiche, ritenute responsabili, nell'ambito della stessa operazione, di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato e malversazione a danno dello Stato

Il 26 ottobre scorso, invece, la Dia chiudeva l'indagine "Sarastra" nel comune di Scafati, con tanto di scioglimento del consiglio comunale.  Dietro coordinamento della Dda, gli indagati sono l'ex sindaco Pasquale Aliberti, il fratello Nello Maurizio, Roberto Barchiesi, Giovanni Cozzolino, Alfonso Loreto, Monica Paolino, moglie dell'ex sindaco e attuale consigliere regionale, Ciro Petrucci, Gennaro e Luigi Ridosso. Tutti indagati, a vario titolo, di scambio elettorale politico-mafioso, minaccia aggravata, violenza privata ed estorsione. Per tutti vi è l'aggravante del metodo mafioso. Il processo è attualmente in corso

Nello stesso periodo, la Dda concludeva un altro filone investigativo, nei confronti dell'ex sindaco, Giovanni Cozzolino e i tre titolari di due ditte di onoranze funebri, tutti gravemente indiziati, a vario titolo, del reato di abuso di ufficio, con l'aggravate dal metodo mafioso, per aver favorito e tratto reciproco vantaggio dall'attività delle due società di onoranze funebri nel territorio del Comune di Scafati, pur essendo le stesse diretta espressione di altrettanti sodalizi di camorra (clan D'Alessandro di Castellammare di Stabia e clan Matrone di Scafati). Nel contempo, la commissione d'indagine nominata dal Prefetto di Salerno ed insediatasi presso quel Comune terminò il proprio lavoro, la cui refertazione è stata trasmessa dallo stesso Prefetto al Ministro dell'Interno, per le decisioni in merito alla sussistenza di infiltrazioni della criminalità locale organizzata al Comune. Il 27 gennaio 2017, infatti, su proposta del Ministro dell'Interno, il Consiglio dei Ministri deliberò lo scioglimento per infiltrazioni da parte della criminalità organizzata del Consiglio comunale di Scafati. Il 30 gennaio fu nominata la Commissione Straordinaria che si insediò al Comune. 

Appalti pubblici

Le attività d'indagine finalizzate alla prevenzione e repressione di tentativi di infiltrazione negli appalti pubblici, hanno riguardato soggetti interessati non solo nella realizzazione di infrastrutture e insediamenti strategici su opere classificate d'interesse nazionale, ma anche la realizzazione di opere pubbliche di particolare interesse locale. In tale contesto, sono state identificate e monitorate numerose società impegnate in opere pubbliche in corso a Salerno e provincia, i cui importi superavano la soglia consentita dalla legge. In tale ambito, nel periodo d'interesse la Sezione Operativa DIA di Salerno ha fornito informazioni ex articolo 91 del decreto legge 159/2011 e "white list" alla Prefettura, nonché afferenti alla ricostruzione post sisma, sul conto di 857 società e 3615 persone fisiche. Sono state altresì monitorate d'iniziativa 12 imprese e 275 persone, con contestazioni amministrative di varia natura.

Gli affari illeciti

In provincia di Salerno, le organizzazioni di maggiore spessore e di più datato radicamento hanno sviluppato, accanto agli affari illeciti “tradizionali” (traffico di sostanze stupefacenti, in particolare), tecniche sempre più sofisticate di penetrazione nel tessuto socio-economico, politico e imprenditoriale locale, finalizzate a controllare alcuni settori strategici dell’economia provinciale (costruzione di opere pubbliche, forniture di servizi, gestione dei servizi per l’ambiente) e a condizionare il buon andamento di alcuni Enti locali. Il connubio tra colletti bianchi ed imprenditori, i primi pronti a piegare gli interessi della collettività al proprio tornaconto personale, può rivelarsi strumentale ad infiltrazioni della criminalità organizzata nella gestione di fondi pubblici. 

Nel merito, è significativo quanto emerso dall’operazione “Porta Ovest”, condotta l’11 e 12 dicembre 2017 dalla DIA di Salerno, dalla quale sono emerse condotte illecite di pubblici ufficiali ed imprenditori nell’esecuzione dei lavori per la realizzazione di due gallerie, che dal porto commerciale di Salerno dovrebbero condurre all’imbocco dell’autostrada A/2490. Contestualmente è stato eseguito il sequestro preventivo di beni mobili e immobili, per un valore complessivo di circa 31 milioni di euro. Sul piano generale, l’azione repressiva della Magistratura e delle Forze di Polizia, alla quale hanno contribuito anche le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ha, negli anni, ridotto la capacità operativa di alcuni clan. I “vuoti di potere” che si sono, così, venuti a creare, sono stati occupati da giovani pregiudicati emergenti, protesi a ritagliarsi spazi sul territorio, attraverso la commissione di gravi delitti. Si confermano, inoltre, forti collegamenti tra le organizzazioni locali più strutturate e gli omologhi gruppi napoletani e casertani.

Le attività delittuose

Per quanto concerne le attività delittuose più rilevanti, un interesse particolare rivestono, per i sodalizi locali, l’usura e l’esercizio abusivo del credito che, oltre a rappresentare un vero e proprio mercato finanziario parallelo, costituiscono canali per il riciclaggio e il reimpiego di capitali illeciti. Tra i settori più interessati dal reinvestimento di tali capitali, figurano quello immobiliare e dell’edilizia privata del capoluogo. Al riguardo, si cita l’incendio, l’11 giugno 2017, presso la piattaforma di stoccaggio dei rifiuti composti da materiale plastico proveniente da una ditta, con sede legale a Battipaglia, della quale è amministratore unico il nipote di uno storico affiliato, dapprima al clan Maiale, poi al clan Pecoraro-Renna. I reati contestati sono malversazione, indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, abuso d’ufficio e falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale. I pubblici amministratori sarebbero stati artefici di una serie di condotte illecite, sia in fase di aggiudicazione delle gare, sia nella successiva fase dell’esecuzione dei lavori, omettendo di procedere alla risoluzione dei contratti, nonostante le gravi inadempienze delleditte assegnatarie. Degli ingenti patrimoni di cui dispongono i sodalizi locali sono indicativi i sequestri di beni operati dalla Guardia di finanza: il 15 luglio 2017 sono stati confiscati immobili e rapporti di credito, del valore di circa 400 mila euro, nella disponibilità di un pregiudicato, affiliato al clan napoletano D’Alessandro, con proiezioni anche nell'Agro nocerino sarnese; il 7 dicembre 2017 sono stati confiscati immobili, quote societarie e rapporti di credito, del valore di circa 1 milione di euro, ad un affiliato al clan Maiale, operante nella piana del Sele; il 21 dicembre 2017, sono stati confiscati beni del valore di 500 mila euro, ad un affiliato al clan Pecoraro-Renna, anch’esso operante nella piana del Sele.

Lo spaccio

Il traffico e lo spaccio di stupefacenti, approvvigionati da fornitori provenienti prevalentemente dall’hinterland partenopeo, oltre a confermarsi largamente diffusi, restano tra i principali canali di finanziamento dei gruppi criminali della provincia. Le attività di contrasto al fenomeno hanno documentato, altresì, l’esistenza di coltivazioni, ancorché non particolarmente estese, di droghe leggere destinate al mercato locale. Inoltre, è stato rilevato un rinnovato interesse da parte di organizzazioni del posto, ancorché non di tipo mafioso, per il contrabbando di sigarette. 

Salerno e dintorni

Per quanto concerne la dislocazione dei clan sul territorio, a Salerno, nonostante i passati tentativi ad opera di gruppi emergenti di impossessarsi del controllo delle attività illecite, continua ad essere presente il clan D’Agostino, le cui attività prevalenti sono il traffico di stupefacenti, l’usura, le rapine e le estorsioni. In città si è, tuttavia, registrata una recrudescenza di reati perpetrati da giovani criminali - discendenti da storici pregiudicati- determinati a mantenere il controllo in specifiche zone della città. In tale contesto, la Polizia ha concluso nel mese di novembre, l’operazione “Cricket Sud”, con l’arresto di 17 soggetti, responsabili di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Tra gli indagati, il fratello ed un nipote di un esponente di spicco del gruppo D'Agostino. A Vietri sul Mare è operativa la famiglia Apicella, per la quale sono stati segnalati interessi nella gestione dei servizi di soccorso, rimozione e custodia giudiziale dei veicoli (attraverso società intestate a prestanome) e nella gestione abusiva di stabilimenti balneari. A Cava de’ Tirreni si conferma la presenza di esponenti dello storico clan Bisogno, dedito alle estorsioni in pregiudizio di operatori economici e del gruppo Celentano, dedito ad attività di natura estorsiva ed al traffico di stupefacenti.

La Valle dell'Irno

Nell’area di Mercato San Severino, per decenni interessata dalla conflittualità tra i clan Cava e Graziano di Quindici, in provincia di Avellino, è operativa una consorteria criminale facente capo alla famiglia Desiderio, originaria di Pagani, che attraverso sodali della zona si è imposta quale referente locale per le attività estorsive e per il traffico di stupefacenti.

A Baronissi, Fisciano e Lancusi è operativo il clan Genovese, influente anche su Castel San Giorgio, Siano e Bracigliano - dedito alle estorsioni, alle rapine e all’usura.

L'Agro

L’area in argomento risulta anche esposta a reati di tipo predatorio e alle truffe. Nell’agro nocerino-sarnese lo sfaldamento delle vecchie organizzazioni ha generato gruppi minori, autonomi tra di loro. A Nocera Inferiore, ove è confermata l’operatività del clan Mariniello, si registra, in particolare, la presenza di alcuni gruppi guidati da soggetti di spessore già inseriti in sodalizi non più operativi - che sembrano prediligere una strategia più defilata, dedicandosi alla gestione di attività commerciali (bar e sale da gioco) in cui reinvestire i profitti illeciti, lasciando la gestione di altri reati alle nuove leve, spesso al centro di contese per la “spartizione del territorio”. 

Sempre a Nocera Inferiore è stata di recente monitorata una rinnovata ingerenza dello storico gruppo riconducibile ad Antonio Pignataro. Ad agosto scorso, i carabinieri eseguirono un provvedimento cautelare nei confronti di 4 soggetti, tra i quali il capo clan ed un ex Consigliere comunale, ritenuti responsabili di associazione di tipo mafioso, cambio elettorale politico-mafioso e corruzione elettorale, nella prospettiva di favorire i sodali del gruppo con delibere urbanistiche e con l’assegnazione di commesse pubbliche. 

Ad Angri, le attività di contrasto hanno ridotto in modo significativo l’operatività del clan Nocera alias “Tempesta”. Sembra essersi così creato lo spazio per iniziative criminali di soggetti comunque collegati al citato gruppo, i quali, facendo riferimento ai loro trascorsi delinquenziali, hanno dato vita ad organizzazioni in grado di praticare una capillare attività estorsiva. 

A Pagani si conferma la presenza del clan Fezza-Petrosino D'Auria, interessato ad iniziative imprenditoriali e diun gruppo facente capo alla famiglia Contaldo, dedito alla gestione di piattaforme di scommesse clandestine e al gioco d’azzardo illegale online. 

A Sarno sono operativi il clan Serino (anch’esso con rilevanti interessi nella distribuzione di videopoker, imposti in numerosi esercizi pubblici) ed alcuni esponenti del gruppo Graziano (dediti alle estorsioni e all’infiltrazione negli appalti pubblici mediante ditte collegate), che si proiettano anche sui limitrofi comuni di Siano e Bracigliano. Anche a Sarno si registra la presenza di nuove leve criminali che, senza entrare in contrasto con le altre due organizzazioni, sono dedite al traffico di stupefacenti.

A San Marzano sul Sarno e San Valentino Torio il vuoto di potere camorristico sembra lasciare spazio ad altre consorterie criminali provenienti dalle province di Napoli e Avellino. A queste si aggiungono nuove leve che, pur non essendo contigue a contesti di camorra, operano comunque in modo organizzato. Il 25 luglio 2017 i carabinieri hanno eseguito un provvedimento cautelare nei confronti di 7 pregiudicati provenienti dalle province di Salerno e Napoli, ritenuti responsabili di decine di furti in abitazione e presso strutture alberghiere della costiera, dalle quali avevano sottratto beni del valore di circa 2 milioni di euro, tra i quali un quadro del pittore Renato Guttuso, asportato da una villa di Ravello.

Anche a Sant’Egidio del Monte Albino e Corbara si conferma una situazione criminale dagli equilibri mutevoli, in un contesto delinquenziale connotato dall’assenza di una locale consorteria di riferimento. Dopo la disarticolazione dello storico clan Sorreitno risultano operativi diversi soggetti, alcuni dei quali già inseriti nel predetto sodalizio, altri collegati alle organizzazioni attive a Pagani e Nocera Inferiore, dediti al traffico e allo spaccio di stupefacenti. 

Il territorio del comune di Scafati, per la sua posizione di confine tra le province di Salerno e Napoli, rappresenta un importante crocevia e punto di contatto per stringere alleanze strategiche tra gruppi criminali operanti a livello interprovinciale, in particolare nel traffico di stupefacenti. Nell’area, dove in passato era egemone il sodalizio Loreto-Ridosso, convergono le attività delittuose anche dei clan Matrone, D'Alessandro, Cesarano e Aquino-Annunziata. Con riferimento ad alcuni elementi di vertice del clan Loreto-Ridosso, c'è da ricordare l’operazione “Sarastra” condotta dalla DIA di Salerno. Dopo un complesso iter giudiziario ed all’esito di un supplemento investigativo, il 22 settembre 2017, il Tribunale di Salerno-Sezione del Riesame ha applicato la custodia cautelare in carcere a carico di un amministratore comunale di Scafati e di uno dei vertici del citato clan Loreto-Ridosso. Il provvedimento è stato poi confermato dalla Corte di Cassazione.

La Piana del Sele

Il comprensorio di Eboli - su cui, fino agli anni ’90, operava in piena egemonia il clan Maiale risulta attualmente interessato dall’operatività di piccoli gruppi dediti allo spaccio di stupefacenti, a reati di tipo predatorio e alle estorsioni con il metodo del “cavallo di ritorno”. Nel semestre in esame, è stata registrata una recrudescenza di attentati dinamitardi ed è stata documentata l’ascesa di un sodalizio facente capo alla famiglia D'Alterio, operante anche a Campagna. Non va, infine trascurato, il ritorno sullo scenario criminale di Eboli di esponenti di spicco del clan Maiale e della famiglia Procida. Sempre ad Eboli, il 20 dicembre, i carabinieri hanno arrestato un latitante affiliato alla famiglia PESCE di Rosarno, in Calabria. .

A Battipaglia e Pontecagnano Faiano è presente il sodalizio Pecoraro-Renna, che vive un momento di particolare fervore operativo, attraverso le “nuove leve”. A Bellizzi, in significativa ripresa è il clan De Feo,  i cui capi storici sembrano aver recuperato la guida delle attività illecite (traffico di stupefacenti, estorsioni, riciclaggio), in contrapposizione al clan Pecoraro-Renna. Nell’Alto Cilento, in particolare ad Agropoli, si registra lapresenza dei Marotta, famiglia di nomadi stanziali dedita ai reati di tipo predatorio, all’usura, al traffico di stupefacenti e al riciclaggio di capitali, ottenuti in prevalenza attraverso l’usura e le rapine in danno di gioiellerie perpetrate su tutto il territorio nazionale502. Nel medesimo territorio si rileva la presenza di elementi del clan Fabbrocino, nonché il ritorno di storici personaggi già inseriti con ruoli di rilievo nella Nuova Camorra Organizzata, in grado di stringere alleanze commerciali e di mutuo soccorso con i clan della provincia di Napoli.

Il Cilento

Nel medio e basso Cilento, pur non rilevandosi la presenza di organizzazioni criminali, la particolare vocazione turistico - ricettiva, fa ritenere verosimile un interesse dei clan nel reimpiego di capitali illeciti. Per quanto attiene alla Valle del Calore, l’unico fenomeno delinquenziale registrato in zona è lo spaccio al minuto di stupefacenti, reperiti presso i vicini comuni di Sala Consilina e Atena Lucana. Il Vallo Di Diano, cerniera tra l’alta Calabria, la Campania e la Basilicata, si conferma zona d’interesse per sodalizi criminali di diversa matrice. Sul territorio sono operativi due gruppi criminali, Gallo e Balsamo, capeggiati da due pregiudicati di spicco della criminalità di Sala Consilina, già facenti parte di un unico sodalizio dedito al traffico internazionale di stupefacenti. Nello specifico, il clan Gallo, dedito al traffico di armi e di stupefacenti e all’usura, mantiene i contatti con gruppi dell’alto Tirreno cosentino (Muto di Cetraro e Valente-Stummo di Scalea) e risulta dedito al traffico di armi e di stupefacenti. L’altro gruppo, mai entrato in conflitto con il primo, è dedito esclusivamente all’usura, ricorrendo raramente anche ad azioni violente, strumentali all’attività di recupero dei crediti vantati. 


 

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