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Terremoto in Regione, parla il giudice Scognamiglio: "Sono separata da mio marito"

"Dopo la perquisizione da me subita e dopo aver preso cognizione del capo di imputazione, ho posto fine alla convivenza”, ha sottolineato il giudice coinvolto nell'inchiesta

La decisione favorevole a De Luca è stata assunta, all’unanimità, da tutti i componenti del Collegio Giudicante: era conforme a quanto già deciso in precedenza dal Presidente della Sezione ed è stata, poi, confermata integralmente, in sede di reclamo, da altro Collegio del Tribunale, ancora una volta, all’unanimità. Lo precisa il giudice Anna Scognamiglio, indagata per concussione per induzione, tramite il suo legale, Giovanbattista Vignola. “Se altri hanno assunto una iniziativa del genere – aggiunge Scognamiglio - se ne assumeranno le loro responsabilità per aver sfruttato, a mia totale insaputa, il mio nome e la conoscenza del fatto che ero stata designata quale relatrice del processo De Luca”.

“L’unico elemento indiziante a mio carico, è costituito dal fatto che beneficiario della richiesta illecita rivolta a De Luca sarebbe mio marito il che potrebbe comportare, sul piano astratto, il legittimo sospetto di un mio coinvolgimento nei fatti. Nel mio caso, però - spiega Scognamiglio - un siffatto sospetto non ha motivo di essere poiché, da tempo, i rapporti con mio marito si sono fortemente incrinati tanto da indurmi, già tre anni orsono, a presentare in Tribunale un ricorso di separazione”. “In ogni caso - aggiunge Scognamiglio - non trattavasi di una decisione definitiva in quanto si era in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità della Legge Severino, pronunzia, ovviamente, decisiva per la sorte di De Luca. Infine – sottolinea Scognamiglio – lo stesso Tribunale di Napoli, composto da altri giudici, per il caso de Magistris, aveva adottato una decisione del tutto analoga. Confido che al più presto gli inquirenti faranno piena luce sui fatti accertando la mia completa estraneità a qualsiasi illecito ed a qualsiasi giochetto politico possa essere stato commesso alle mie spalle”.

La convivenza del giudice con il marito Guglielmo Manna “era solo formale e dovuta alla necessità di salvaguardare l’equilibrio psichico dei nostri due ragazzi: insomma vivevamo da separati in casa e ognuno di noi aveva ed ha la sua vita, anche sentimentale, del tutto autonoma”, ha assicurato lo stesso giudice. E ha aggiunto: “Mai e poi mai avrei compromesso i miei principi morali e la mia professionalità allo scopo di procurargli illeciti vantaggi di carriera. Aggiungo, che dopo la perquisizione da me subita e dopo aver preso cognizione del capo di imputazione, ho posto fine alla convivenza”, ha concluso.

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