Covid-19: 200 italiani bloccati negli Usa, l'appello di due giovani salernitane

Un gruppo di giovani stava lavorando presso Disneyworld , a Orlando (USA), parco che attualmente è chiuso a causa dell'emergenza per il COVID-19: ecco cosa sta accadendo

Benedetta Lo Presti

Ci sono anche due cittadine originarie della nostra provincia, tra i circa 200 italiani che lavoravano a Disneyworld e che sono rimasti bloccati in America. A contattarci, la salernitana Benedetta Lo Presti e Rossella De Martino di Battipaglia che si fa portavoce della sorella Linda, al momento all'estero. "Il 18 dovremmo abbandonare gli housing e smetteranno di pagarci: chiaramente non è possibile per nessuno di noi mantenerci qui, a spese nostre. - ha raccontato Benedetta Lo Presti -  Abbiamo chiesto alla Farnesina di aiutarci, consentendoci di usufruire di un volo che costi meno di 4000$ (prezzo praticamente fisso, ormai) e soprattutto che non faccia scalo a New York, dove si registra un boom di casi di Covid-19. Stiamo aspettando di avere notizie: il volo teoricamente dovrebbe essere il 17 aprile. Non sappiamo ancora prezzi, voli, scali, non ci hanno ancora detto nulla.  - ha aggiunto la giovane salernitana - Il mio appello è per il Governatore Vincenzo De Luca, il sindaco Vincenzo Napoli, il Governo e chi ci può aiutare a tornare a casa in modo sicuro".

La situazione

E la sorella di Linda De Martino, la battipagliese rimasta a sua volta bloccata negli Usa, incalza: "I ragazzi stavano lavorando presso il parco della Walt Disney, ad Orlando (USA), che attualmente è chiuso a causa dell'emergenza per il COVID-19. -ha scritto Rossella De Martino -  Dapprima rassicurati in merito alla loro permanenza all'interno degli alloggi (cosa per cui pagavano oltre 150 dollari a settimana), gli italiani hanno poi ricevuto una email dall’azienda che intimava loro di lasciare le abitazioni entro il 17 aprile, cosa che ha generato in loro un ovvio panico data la situazione di pandemia in corso. Mia sorella e gli altri italiani non hanno la possibilità di gestire il loro rimpatrio in maniera autonoma, questo a causa degli elevati costi dei biglietti e soprattutto per il forte rischio di esposizione al contagio che un tale viaggio rappresenta".

L'appello

Chiediamo che lo Stato Italiano si voglia elevare a garante dei suoi cittadini lontani e non abbandoni questi 200 ragazzi in balia degli eventi, lavandosene le mani, come di fatto stanno facendo gli americani.


 

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