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"No agli sbarchi a Salerno?", Don Carraro: "Ecco ciò che non sapete sui migranti"

Don Dante Carraro, direttore dei Medici con l'Africa Cuamm, ospite d'onore, ieri, prima dell'Azienda Ospedaliera di Salerno e poi della Chiesa di San Demetrio Martire, si è soffermato anche sui giovani

"I migranti non vogliono, ma sono costretti a venire in Italia. E' possibile vivere in una comunità costituita da 100 milioni di abitanti con solo 15 ortopedici? Lì, se un bambino si fa male ad un ginocchio è destinato a vivere il resto dei suoi giorni da diversamente abile: non esiste assistenza medica, nè scuole che possano istruire i più piccoli. Non è una scelta: chi vuole vivere in modo umano e dignitoso, deve lasciare quel posto". Lo ha spiegato Don Dante Carraro, direttore dei Medici con l’Africa Cuamm, ospite d'onore, ieri, prima dell’Azienda Ospedaliera di Salerno, dove ha incontrato gli studenti della Facoltà di Medicina e Chirurgia e le studentesse del Corso di Laurea in Ostetricia, e poi della Chiesa di San Demetrio Martire, per un momento di confronto sulle attività in Africa. Don Dante, a chi rema contro gli sbarchi risponde: "Se una persona sta annegando, va salvata: non sono immaginabili comportamenti diversi. Rappresenterebbero una inciviltà, una malvagità che offende l'uomo prima ancora che il cristiano - sottolinea- Quello che facciamo noi del Cuamm è lavorare in quei contesti per consentire a quelle persone di stare bene a casa propria: ricordo che in Sud Sudan nel 2007 John, un uomo del posto, confessò che il suo sogno era quello di raggiungere l'Europa per garantire cure e istruzioni ai suoi figli. Nel 2014, dopo la fondazione dell'ospedale sul luogo, ha detto sorridendo che il suo sogno si era realizzato lì in quanto da quel momento sarebbe potuto restare nel suo Paese e vivere in modo dignitoso".

Lo stesso Don Dante, nella bellissima omelia tenuta durante la messa concelebrata con il parroco Monsignor Mario Salerno, ha ricordato ai giovani che Dio conosce ogni particolare di loro e che ognuno è chiamato a compiere qualcosa di grande nella sua vita. "Come diceva Calabresi - ha poi osservato nel corso di un'intervista a Salernotoday - i giovani non dovrebbero mai far smettere di girare la loro trottola. In altre parole bisogna sempre andare avanti, senza fermarsi, concentrandosi su ciò che ognuno ha dentro di sè più che sulla crisi e sugli altri fattori negativi che si trovano all'esterno. E' dentro di noi che possiamo trovare creatività, fantasia e spinte per tentare: il mondo ha tanti bisogni ed è giusto allargare gli orizzonti. Chissà se la stessa Africa non possa rappresentare anche un'opportunità di lavoro", ha concluso. A ringraziarlo per la sua preziosa testimonianza, il parroco di San Demetrio Monsignor Salerno e Tommaso Maria Ferri presidente della Fondazione Rachelina Ambrosini. Va ricordato che lo scorso 13 settembre è stata inaugurata la prima Scuola per Ostetriche ed Infermiere in Sud Sudan, nella Contea di Lui: importante è stato il contributo offerto dai cittadini di Salerno insieme al determinante impegno della Comunità della Parrocchia di San Demetrio Martire. Culla dell'iniziativa, è stata la Fondazione Rachelina Ambrosini, da anni operativa con i Medici con l’Africa Cuamm.

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