Intervista al dottore Mario Misasi dell'ospedale "Cardarelli" di Napoli

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Straordinaria Eccellenza, il Professore Mario Misasi, Direttore del Reparto Ortopedia dell’Ospedale Antonio Cardarelli di Napoli. Direttore Misasi, ci parla di lei e della sua importante carriera e soprattutto del suo reparto di Ortopedia qui’ al Cardarelli ? La mia carriera è stata lunga… e varia ! mantengo il ruolo di docente Universitario a pieno titolo in quanto sono anche Professore Associato presso l’Universita’ di Catanzaro. Solo che da 20 anni, avendo acquisito la titolarietà della UOC Ortopedia dell’Ospedale Cardarelli la mia attività assistenziale mi impedisce di coltivare con la frequenza che vorrei tutte le attività didattiche frontali. Comunque il lavoro di affiancamento come tutor ai giovani chirurghi in formazione universitaria compensa largamaete anche questo. E’ impensabile quanta energia i giovani professionisti riescono a trasmetterti. Come Le dicevo, una carriera lunga e variata. E’ vero, mi sono laureato all’Universita’ di Napoli, ma sono andato via immediatamente per frequentare la specialità presso la Università’ di Firenze, ove ho potuto formarmi negli ultimi anni in cui è stato accademicamente attivo il “Mostro sacro” della Ortopedia Italiana: il Professor Oscar Scaglietti. Posso ben dire di essere uno dei suoi ultimi ultimi allievi; questo sino al 1986. Successivamente, come assistente del Professore Bartolozzi, ho potuto conoscere quella meravigliosa terra che è la Sardegna; infatti partendo entrambi dalla Università di Firenze, ci siamo installati presso l’Universita’ di Cagliari dove io sono rimasto per 6 anni. Successivamente, avendo concorso come professore associato, sempre in ambito Universitario, risultando vincitore mi è stata assegnata la sede di Catanzaro; una Università molto giovane che, all’epoca, muoveva i suoi primi passi. Arriviamo, poi, alla storia di oggi : nel maggio 2000, sono quindi quasi ormai venti anni, 2000, sono risultato vincitore al concorso di Primario presso il mio attuale ospedale, il Cardarelli, ove ho avuto l’onore di subentrare nel reparto proprio di un altro mostro sacro, questa volta napoletano, il Professor Eugenio Iannelli. Quelle che dirigo è una delle due UOC di Ortopedia e traumatologia del più grande nosocomio del Sud; pratichiamo circa 2000 procedure chirurgiche l’anno; la dotazione storica di organico del reparto affidatomi, all’inizio, era di 18 chirurghi ortopedici. Oggi vari elementi: 1) i tagli di bilancio in primis, 2) la scarsa disponibilità dei giovani ad avventurarsi nelle specialità chirurgiche ritenute troppo pericolose fanno si che il mio reparto può contare solo su 10 chirurghi ortopedici. In tutta Italia, ma soprattutto negli ospedali pubblici, esiste una carenza spaventosa di specialisti ortopedici! Sono stato commissario per concorsi che prevedevano, nel bando, 9 assegnazioni: “se ne sono presentati solamente 2”, questo la dice lunga ! Questa carenza produce stress lavorativo per un impegno professionale enorme Oltretutto: basti considerare che diamo un impegno sulle 24 ore a tutte le attività di Eemrgenza e Pronto Soccorso; Siamo un DEA di 2° livello, ovvero il massimo della specializzazione per la accoglienza degli ammalati più complessi e complicati. Tantissimi, infatti, ci vengono trasferiti da altri ospedali periferici non attrezzati per certi tipi di emergenza e che fungono da spoke per il nostro HUB; in pratica tutti gli ospedali della provincia ed oltre, anche ! Questo chiarisce anche perchè al Cardarelli ci siano tante barelle; …..e tutte le polemiche conseguenti, anche, forse soprattutto, mediatiche ! Direttore Misasi, lei è l’orgoglio di questo Cardarelli, ci parla delle attività formative svolte come tutor? Lei prima ha accennato ai giovani. Sono orgoglioso, ma in primis voglio dire una parola sui non troppo giovani, ovvero quei dieci chirurghi ortopedici che mi affiancano in questo duro compito. Sono pochi, l’abbiamo detto, ma sono una compagine agguerrita motivata e soprattutto umana. Sono felice di essere sempre al loro fianco quando c’è da discutere, programmare e, nei casi estremi, nei momenti di difficoltà. Sono loro la ricchezza di questo reparto; dirigere infatti significa anche e soprattutto trasferire le proprie competenze e conoscenze, far sì che divengano patrimonio comune e come tali restino all’interno di un reparto ! Sono felice di aver formato tanti chirurghi ortopedici all’interno del Cardarelli e nel contesto della rete formativa della Scuola di Specializzazione Universitaria che ce li affida per periodi semestrali in formazione sul campo; e, direi…. , che campo di battaglia è il nostro ! Abbiamo sviluppato competenze specialistiche molto varie ed approfondite; possiamo spaziare da una Chirurgia Ortopedica maggiore, tra cui Le protesi di Anca, di Ginocchio, patologie della colonna quali l’ernia del disco, la Scoliosi, sempre di meno, perché, per fortuna, è una patolgoia che sta avvantaggiandosi sempre più del terzo pilastro della medicina: la prevenzione. Non dico che si tratti di una patologia debellata, ma la chirurgia viene riservata sempre di più solo a casi estremi. Abbiamo una Unità di chirurghi che si occupa della traumatologia sportiva; tutta la chirurgia artroscopica e mininvasiva del ginocchio con ricostruzione delle strutture legamentose, nel caso del ginocchio, e di quelle tendinee nel caso della spalla. La traumatologia, poi, è il nostro pane quotidiano. Nella nostra casistica, su 2000 procedure, la maggior parte è costituita da interventi per traumatologia maggiore. Sono pazienti importanti: Politraumatizzati con più fratture in più arti; ovviamente siamo un DEA di secondo livello; questi ammalati vanno prima stabilizzati, al fine di garantire i parametri vitali, in rianimazione oppure in trauma center, e poi, successivamente li prendiamo in carico per la nostra chirurgia ricostruttiva. Si tratta di pazienti che, spesso, richiedono svariati interventi nel corso del tempo; cure lunghe e faticose. Io mi occupo, come chirurgo senior, della Chirurgia del Bacino, è un tema che mi appassiona; una frattura di bacino già di per sé è un quadro di elevata complessità sotto il profilo ortopedico, ma bisogna considerare che si tratta di fratture prodotte sempre nell’ambito di eventi ad alta atissima energia. Pertanto questi ammalati richiedono cure complesse col coinvolgimento di svariate specialità: dal Chirurgo Vascolare, all’Urologo, al rianimatore al chirurgo platico e, quindi infine all’Ortopedico che aggiusta lo scheletro. Siamo un po’ i meccanici del corpo umano, svolgiamo questa importante missione nella guarigione di un paziente complesso. Il Cardarelli, è una macchina da guerra, e purtroppo può incepparsi per mille aspetti, ma la difficolta’ di reperire a questo punto, Medici, infermieri e personale specializzato, anche l’ approvvigionamento a volte diventa un problema. Ma non ci si risparmia mai! Il miglior ausilio per il trattamento della chirurgia maggiore. Spiego: ”Le protesi di Anca di ultima generazione sono sempre a nostra dispisizione”, e cosi’ pure le novità dell’Ortopedia. Professore, , ci parla di queste novità’ sull’Ortopedia ? Oggi si procede nella rivalutazione dell’essenza biologica della scienza. Rispetto prima per l’individuo, ma poi anche dei tessuti dei muscoli : la chirurgia deve essere meno invasiva. Però le novità sono anche tecnologia: sistemi di puntamento dei chiodi, chirurgia assistita dalla navigazione tridimensionale; ricostruzioni modellistiche delle fratture più complesse con sistemi di CAD-CAM. All’utente normale questo diràpoco; per noi chirurghi significa lavorare meglio (più veloci) più sicuri (meno radiazioni) Le novita’ sono: Le Placche a stabilità’ angolare, i materiali. Alla AORN Cardarelli abbiamo un Centro di Biotecnologie molto attivo sotto il profilo sperimentale. Questo Centro è una delle Eccellenza del Cardarelli, è un contenitore ove abbiamo l’opportunità’ anche di realizzare formazione, convegni, meeting anche complessi da organizzare quali quelli a tipo Cadaver Lab, ovvero esercitazioni dei giovani chirurghi su pezzi cadaverici. Palestra importantissima. Noi conduciamo, come detto prima, la formazione degli specializzandi della Università Federico Secondo. La Federico secondo, può formare i suoi specialisti avvalendosi delle risorse organizzative ed assistenziali di questa grandissima palestra che è il Cardarelli; gli specializzandi sono destinati a lavorare con noi, seguendoci nell’attività, sia clinica che chirurgica, e quindi noi in queste occasioni possiamo realizzare dei corsi, sempre in collaborazione con l’Università’, di Chirurgia su Cadavere, una palestra per questi giovani chirurghi che si formano in tranquillita’, operando in prima persona che e’ la cosa piu’ importante. Nelle attività di docenza, e ne sono confortato, debbo assolutamente sottolineare anche l’azione governativa che tende ad inserire gli specialisti agli ultimi due annoi del corso in maniera attiva, e non solo di come osservatori e discenti. E’ un’opportunita’ lavorativa nuova; questi giovani professionisti fanno la loro pirma palestra in Pronto Soccorso, che purtroppo a noi porta via tante risorse umane. Al Cardarelli, ad esempio, con l’impegno profuso nell’emergenza, siamo stati i primi a rientrare nei parametri Nazionali per il tratatmento delle fratture di femore nei soggetti Over 65, che sono i pazienti che al di sopra dei 65 anni. Li operiamo nelle 48 ore ; questa e’ una cosa estremamente importante, che si dovrebbe diffondere per tutti i traumatizzati in quanto non esiste una dignità per età o per tipo di frattura, tutti gli Ospedali dovrebbero avere la capacita’ di operare entro le 48 ore un traumatizzato, e’ normale. E nella mia divisione ci stiamo battendo per questo. Il Cardarelli e’ un faro, sia per numeri che per posizionamento, e appunto proprio perche’ è il traguardo, anche figurato per medici e ammalati.

Torna su
SalernoToday è in caricamento