Venerdì, 14 Maggio 2021
Cronaca

Eccellenze, il presidente Vincenzo Scotti Link Campus University

A Cura di Valentina Busiello Si ringrazia per la preziosa collaborazione il Dottore Marco Emanuele.

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

Si ringrazia per la preziosa collaborazione il Dottore Marco Emanuele. Eccellenza, il Presidente Vincenzo Scotti Link Campus University. Vincenzo Scotti, Fondatore e Presidente della Università degli Studi Link Campus University, con una brillante ed importante carriera nel mondo politico-istituzionale. Nato a Napoli, è stato ai vertici della Democrazia Cristiana (partito nel quale ha ricoperto il ruolo di Vice Segretario nazionale), ed e’ stato Ministro in diversi governi tra il 1978 e il 1992. Tra il 2008 e il 2011 è stato sottosegretario agli Esteri del governo Berlusconi IV. Ottenne il diploma di laurea cum laude in giurisprudenza nel 1955 alla Sapienza - Università di Roma, con una tesi su Economia dello Sviluppo e Regioni Arretrate. Dal 1954 al 1958 è stato responsabile del Centro di Ricerca della CISL, occupandosi delle politiche di sviluppo in Italia e in particolare nel Mezzogiorno. Dal 1978 al 1992 ricopre la carica di ministro in diversi dicasteri: tra gli altri, Beni culturali e ambientali; Lavoro; Interno; Affari esteri. Nel 1983 concluse il primo accordo fra Sindacati, Governo e Confindustria, noto come "Accordo Scotti". Nel 1984 è stato eletto sindaco di Napoli, nel 1989 è capogruppo DC alla Camera, nel 1991, da ministro dell'Interno, con il decreto-legge n. 345/91, istituisce la Direzione Investigativa Antimafia. Nel periodo del suo dicastero, 1990 – 1992, sono state promulgate leggi importanti che hanno permesso alle forze dell'ordine e ai magistrati di agire contro l'organizzazione mafiosa. Nel 1999 ha fondato la Link Campus University della quale è Presidente. . Una chiacchierata con il Presidente Scotti. Onorevole Scotti, ci parla della sua importante carriera nell’ambito universitario e nell’ambito politico ? Il mio impegno nella vita universitaria ha sempre incrociato l’impegno nella vita politica e istituzionale. Fino al termine della mia vita parlamentare, per 25 anni circa, ho insegnato Economia dello sviluppo alla LUISS. Nella storia della Università Italiana c’è sempre stato un contrasto tra due tendenze, una di ritenere importante nell’insegnamento universitario anche la presenza di uomini politici, l’altra di contrastarla. Nella mia presenza in politica, nelle istituzioni e nell’università, ho sempre seguito un’indicazione che mi venne data agli inizi della mia vita post-universitaria, dopo la laurea. Il rapporto con gli studenti, il rapporto con le giovani generazioni all’interno dell’università è fondamentale sia per un politico sia per un professore universitario; non si può generalizzare ma si tratta sempre di un rapporto one to one con ogni studente per favorirne la crescita complessiva. La storia Italiana è fatta di tante esperienze, di tanti intrecci; troviamo l’impronta lasciata da grandi personalità che hanno fatto la storia del nostro Paese, “eccellenze” nei campi della scienza e della politica. Il problema è sempre quello di mantenere l’equilibrio, conoscendo i limiti reciproci, vivere la libertà della ricerca, non subordinare la ricerca a interessi di parte. Questa mia attività universitaria, fino alla fondazione della Link, e’ sempre stata un pò marginale perchè, da 1968 in poi, sono stato coinvolto dalla vita politica, in Parlamento, al Governo e nel Partito. . Presidente Scotti, dall’alto della Sua esperienza, ci aiuta a comprendere meglio la politica, appartenendo Lei a classi dirigenti che hanno reso grande il nostro Paese ? La politica è, sotto un certo punto di vista, la più difficile delle arti. Machiavelli ci ha insegnato che la politica richiede riconoscenza, studio, capacità di ascolto e, soprattutto, di gestire il consenso, costruendo il progetto politico intorno a esso. I politici hanno la tendenza ad ascoltare ciò che viene dai sondaggi come espressione della “volontà popolare”, quasi che esista un popolo nel tempo moderno. Oggi esiste un pluralismo della società, tante voci che nella società emergono e si esprimono. Una volta il politico aveva come obiettivo quello di costruire visioni intorno a un progetto, ricercando il consenso e modulando il progetto, rendendolo concreto. Il politico, potremmo dire, faceva la “prima mossa” ma questi lavorava di pari passo con l’evoluzione della realtà, leggendola e cercando di capirla: solo così, con gli altri rappresentanti, diventava possibile esprimere proposte che si articolavano nei diversi partiti. Ciò avveniva anche nella consapevolezza che, non sempre, la progettualità politica trovasse l’immediato consenso della gente. Ogni scelta politica porta con sé una quota ineliminabile di rischio: la politica è anche coraggio. L’anno scorso è uscito un meraviglioso film su Winston Churchill, L’ora più buia, che conferma quanto ho appena detto: quando Winston Churchill si schierò contro la maggioranza, che comprendeva anche il Re e i vertici del “suo” Partito conservatore, decisi sulla linea di un possibile accordo con Hitler, per mettere fine alla guerra. Churchill, come sappiamo, si oppose decisamente alla linea di un possibile accordo tra Hitler e il Regno Unito, mettendosi tutti contro, anche l’opinione pubblica fiaccata da una crisi che durava ormai da troppi anni e che guardava alla resa. Eppure Churchill salvò la situazione, non solo del Suo Paese ma dell’Europa intera contro la minaccia nazista che incombeva. Questo ci dice che la politica chiede doti e capacità che vanno ben oltre la visione superficiale della realtà, che devono andare in profondità per cercare di guidare, nel presente e nel futuro, l’evoluzione della società. Lo stesso tema si pone per l’Europa. Quest’anno noi celebriamo i 75 anni dallo scoppio della pace d’Europa, non la fine della guerra: se non ci fosse stata l’intelligenza politica di uomini come Adenauer, De Gasperi e Schuman, i “Padri dell'Europa”, che ebbero il coraggio, in un momento non certo favorevole, di avviare un processo in cui - dopo secoli - l’Europa sarebbe entrata in un tempo di pace, oggi non saremmo nella condizione che viviamo. Sono ormai 75 anni che non abbiamo avuto più guerre in Europa; certamente ci sono problemi e difficoltà ma questi vanno gestiti dentro una prospettiva di pacifica cooperazione. Quando si perde la capacità di guardare oltre il proprio particolare, di avere visione, di pensare ai problemi complessivi e alle soluzioni strategiche da adottare, si riduce la politica alla gestione dell’emergenza o solo all’amministrazione e la politica muore. Il tema è governare processi di medio e lungo periodo: ciò è importante e fondamentale per dire se siamo in un mondo in cui la politica ha un ruolo o se siamo in un mondo in cui noi siamo trascinati dai fatti e l’uomo non riesce a dominarli. Presidente Vincenzo Scotti, quando nasce la Link Campus University? Nasce nel 1999. Noi siamo una piccola Università che vuole lavorare per dare una prospettiva alla formazione dei giovani di fronte alle sfide del tempo presente, con lo sguardo rivolto al divenire. Il problema è avere il coraggio di ripensare continuamente i contenuti e i metodi della formazione. Siamo di fronte a un bivio: o formiamo le classi dirigenti di un mondo che è profondamente cambiato, e che profondamente cambierà, o prepariamo i giovani per professioni che non esistono o che non esisteranno più, nei prossimi anni, nei modi e nelle forme che abbiamo conosciuto. Tutte le professioni, anche quelle tradizionali che abbiamo conosciuto, oggi richiedono figure professionali nuove, una diversa preparazione e capacità di adattamento al cambiamento in un mondo in metamorfosi soprattutto in conseguenza dell’innovazione tecnologica. Con l’umiltà necessaria, non possiamo accettare di fuggire dalle difficoltà del cambiamento: non ci piace dividere il mondo tra innovatori e conservatori. Le dinamiche sono profondamente interrelate e, allora e ben sapendo che si può sbagliare, non si possono che percorrere le nuove frontiere dell’innovazione e della conoscenza. Se non capiamo dove stiamo oggi e dove staremo domani, non riusciremo a far bene né nell’oggi né nel domani. I giovani vanno accompagnati, non guidati: i ventenni di oggi sono diversi dalle generazioni precedenti: essi chiedono di essere accompagnati nel cammino che stanno facendo e questo è il passaggio necessario della scuola, della politica, della vita sociale. Tale passaggio accompagna anche la stessa vita religiosa, in particolare della Chiesa Cattolica. Le difficoltà di questo Papa stanno tutte nella difficilissima mediazione tra verità, tradizione e cambiamento: i principi fondamentali e fondanti vanno calati in una realtà che è profondamente cambiata, e che cambia in modo veloce e radicale, e viene richiesto un approccio dialogante. Nei vari campi, allora, il rapporto con i giovani deve far maturare un pensiero adeguato e un approccio strategico: di fronte alla complessità dei fenomeni storici, non si può fuggire nella semplificazione. Presidente Scotti, ci dice una sua impressione sull’attuale situazione del Mezzogiorno d’Italia ? Due cose fondamentali: abbiamo cancellato la questione meridionale perché oggi la consideriamo come la sommatoria di tante questioni locali. La grande invenzione degli anni 50, e dei nuovi meridionalisti, fu di affrontare i temi della trasformazione di una realtà molto ampia, e di farlo con visioni strategiche complessive. Per secoli, il Mezzogiorno si è trascinato l’annosa questione della sete e della mancanza di acqua: ebbene, quale fu la grande scelta degli anni ‘50 che noi non riusciamo più a trasmettere e a far capire ai giovani ? Noi mettemmo insieme il bisogno di acqua di tutto il Mezzogiorno, con una visione che andava ben oltre i confini amministrativi delle singole Regioni e che ha consentito di avere un’integrazione tra il Molise e la Campania, tra la Puglia e la Basilicata. Io ero bambino, vivevo a Bari e, per la grande parte dell’estate, non c’era l’acqua: oggi questo non esiste più, pur di fronte a fabbisogni nuovi, perché allora lavorammo a mettere insieme le risorse. La prima cosa è ritrovare un’idea di Mezzogiorno, di una sua unità, e di sapere che lo sviluppo industriale del Mezzogiorno passa attraverso una strategia comune tra le diverse Regioni, con alcuni grandi poli di crescita industriale all’interno che diventino trainanti di tutto l’insieme. Noi abbiamo distrutto l’idea della questione meridionale, che richiedeva una politica nazionale, e non la somma di tanti progetti. Oggi il Governo annuncia tante iniziative di investimenti infrastrutturali ma quello che manca è il sistema logistico portuale e viario del Mezzogiorno: questo problema, sia chiaro, non lo si affronta con interventi separati, senza avere una visione unica, e senza sapere verso dove andiamo nell’ambito dell’evoluzione del Mediterraneo e del rapporto tra noi, l’Africa e l’Estremo Oriente. I cinesi hanno lanciato l’idea della Nuova Via della Seta ma forse noi dobbiamo rilanciare questa area del Mediterraneo “allargato” e avere una linea di sviluppo che leghi insieme le risorse e le possibilità di questa grande area. Presidente Scotti, un suo consiglio ai giovani di oggi? I giovani non devono avere paura di esprimere appieno la loro curiosità e la loro creatività. Il cambiamento nasce sempre dal basso. L’Università, con spirito critico, non deve formare dei manager ma degli imprenditori in senso ampio, classi dirigenti: ciò che serve sono creatività e intuizione imprenditoriale.

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