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Ex Diana: critiche sulla decisione di esporre 4 fasci littori sulla facciata

Alle critiche dell'Anpi risponde l'associazione Tradizione Futuro Salerno che commenta: "Il patrimonio dell’architettura degli anni ‘30 va recuperato e valorizzato perché ha consegnato al Paese bellezze artistiche uniche"

Non sono ha mancato di suscitare polemiche la decisione di apporre sull'ex cinema Diana 4 fasci littori che richiamano gli originali cancellati dopo la liberazione di Salerno. Ad alzare il tiro soprattutto l'Anpi di Salerno che, tramite, Luigi Giannattasio commenta sul quotidiano La Città: "Sono senza parole. Anzichè cancellare un momento che tutti dovremmo dimenticare, lo si ripropone alimentando le fantasie di gruppi neofascisti che scimmiottano un’epoca fortunatamente alle spalle". Parole di critica anche da parte del Museo dello Sbarco che, attraverso il segretario Eduardo Scotti ha così commentato su facebook: "Non si tratterebbe di nascondere o meno i simboli del fascismo quanto piuttosto di evitare di esporre dei falsi, degli oggetti non di epoca ma rifatti. In parole povere dei tarocchi. Ha senso? Si fosse trattato degli originali il discorso sarebbe stato diverso - continua - Quei fasci littori avrebbero rappresentato cimeli storici, dimostrazione concreta del periodo più buio, il nazifascismo, che hanno attraversato la storia dell'uomo e la sua intelligenza. Rimuovere i simboli del fascismo non significa cancellarlo. Conservarne i ridicoli, patetici e mostruosi segni rinnoverebbe la condanna nei confronti dell'atroce Ventennio. Soprattutto per i più giovani. A patto però che quei simboli siano originali" conclude.

Di verso opposto, invece, la posizione dell'associazione Tradizione Futuro Salerno: "La storia è questa: il restauro dell'ex cinema Diana a Salerno riprodurrà la facciata che era della Casa del Balilla del ’33, con quattro fasci littori stilizzati che caratterizzeranno l’ingresso dello stabile affacciato sul lungomare Trieste. I partigiani, già anacronistici nella loro definizione, dimostrano quanto la furia ideologica sia la premessa, sufficiente nel loro caso, all’ignoranza: il patrimonio dell’architettura degli anni ‘30 va recuperato e valorizzato perché ha consegnato al Paese bellezze artistiche uniche. Questo vale anche a Salerno: dallo Stadio Vestuti al Palazzo della Camera di Commercio, dall’Augusteo al Liceo Tasso, fino a Palazzo di Città. Insomma - continuano - un tesoro di bellezza ed armonia da tutelare, oggettivamente e semplicemente più bello delle opere contemporanee e del nostro Crescent. L’iconoclastia partigiana e antifascista, inoltre, pecca anche in coerenza: se si è contrari ai fasci littori sulla facciata del Diana - concludono - si svuotino anche i palazzi che oggi accolgono le istituzioni democratiche e repubblicane".

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