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Falsi incidenti: dai pentiti spunta lo zampino del clan D'Agostino e di Salerno Pulita

Spunta anche il nome del clan D’Agostino nell’inchiesta sui falsi incidenti che coinvolge avvocati ed esponenti della criminalità organizzata. Come riporta il quotidiano La Città, lo sostiene il collaboratore di giustizia Ciro De Simone

Spunta anche il nome del clan D’Agostino nell’inchiesta sui falsi incidenti che coinvolge avvocati ed esponenti della criminalità organizzata. Come riporta il quotidiano La Città, lo sostiene il collaboratore di giustizia Ciro De Simone, secondo il quale tutti gli esponenti di quel sodalizio si sarebbero rivolti per le pratiche di risarcimento al legale Francesco Candela, individuato insieme a Giuseppe Miglino (soprannominato l’avvocato ma privo di titolo professionale) come uno dei principali collettori delle denunce di sinistro fittizie, con cui sarebbero stati truffati alle compagnie di assicurazione centinaia di migliaia di euro. Il “pentito”, ha raccontato che Candela avrebbe anche pensato di sfruttare i rapporti con i D’Agostino per la scalata al consiglio comunale, a cui si candidò nel 2011 nella lista di Campania Libera. De Simone parla di una richiesta di aiuto elettorale a persone del clan, ma ammette pure di non sapere granché di quella vicenda.

A pagare le spese, sarebbero state non solo le compagnie d’assicurazione tratte in inganno ma anche le casse della municipalizzata Salerno Pulita, che si sarebbe trovata a pagare premi assicurativi più alti per essersi assunta la responsabilità di sinistri fasulli. Il quotidiano scrive che sempre De Simone lo ha rivelato al magistrato antimafia Rosa Volpe, facendo i nomi di due dipendenti della società comunale (un uomo e una donna) che sono addetti alla guida dei furgoncini per la raccolta dei rifiuti: avrebbero simulato tamponamenti o episodi analoghi. Con la copia della polizza andavano dal legale compiacente e vendevano la loro denuncia di sinistro, per somme che i “pentiti” Ciro De Simone e Dario Iannone quantificano in una forbice tra i trecento e i cinquecento euro, facendo fronte a momentanee difficoltà economiche. Le sue deposizioni, insieme a quelle di Iannone, disegnano una vasta rete di complicità: non solo avvocati, ma anche operatori sanitari, carrozzieri, liquidatori “amici” in due società assicurative e perfino un dentista sarebbero coinvolti nell’inchiesta condotta dalla Dda.

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