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Uso improprio di due cellulari: indagini chiuse per due docenti dell'Università

La Procura di Nocera Inferiore notifica l'avviso di conclusione per due dipendenti del dipartimento di Ingegneria, accusati di aver inserito in tre telefoni cellulari acquistati dall'amministrazione le proprie sim per scopi non istituzionali

Avrebbero inserito e utilizzato la propria carta Sim in tre telefoni cellulari acquistati per scopi istituzionali dal Dipartimento presso il quale erano dipendenti, e il cui uso era regolato dal possesso di precisi requisiti. Ora sono indagati entrambi con l’accusa di peculato. La Procura di Nocera Inferiore ha chiuso le indagini e notificato l’avviso di conclusione a due persone impiegate all’Università di Fisciano, un docente e un direttore del Dipartimento Ingegneria dell’Informazione Elettrica e Matematica applicata. La vicenda trae origine dall’acquisto che, alla fine del 2014, il Dipartimento effettuò per tre telefoni cellulari. Due Iphone 64 assegnati al primo (costo totale di oltre 1600 euro) e un Iphone 6 Plus (costo poco più di 1000 euro) nelle disponibilità del secondo. Gli apparecchi servivano alla realizzazione di App su dispositivi smartphone ed alla loro valutazione. Dopo poco, l’Università con una circolare segnalò la «non corretta gestione dei contratti attivati», richiamando una direttiva ministeriale del 30 ottobre 2001 che - in ottica di contenimento della spesa - subordinava l’uso di telefonia mobile alle sole esigenze di reperibilità del beneficiario. E il cui uso era limitato solo al periodo necessario. La circostanza finì in seguito anche in un esposto anonimo che venne inviato alla procura nocerina.

A svolgere le indagini, con l’apertura di un fascicolo, furono i carabinieri di Fisciano e la polizia giudiziaria di Nocera, coordinati dal Procuratore capo reggente Amedeo Sessa. Come accertarono proprio gli inquirenti, il 9 novembre 2016, dietro richiesta di chiarimenti avanzata dal Direttore Generale, uno dei due docenti spiegò che l’aver equipaggiato il telefono con la sua scheda non comportava costi per l’amministrazione dell’Università, aggiungendo che l’acquisto era finalizzato a garantire attività «svolte fuori dalla propria stanza e per diverse ore, fuori dalla sede universitaria fino a tarda sera», oltre che «per scopi didattici». La stessa richiesta di spiegazioni sull’acquisto dei due cellulari non fu avanzata per l'altro. Nell’atto conclusivo dell’indagine, la procura richiama la direttiva del Ministero, spiegando che oltre alla «pronta e costante reperibilità per lo svolgimento di particolari attività che ne richiedono l’uso», le apparecchiature di telefonia mobile possono essere assegnate solo ai «dirigenti delle pubbliche amministrazioni non titolari di uffici di livello dirigenziale generale». Concludendo che «il professore, non ricoprendo incarichi di dirigenziale generale dell’Ateneo, ha violato la normativa di legge a danno della Pubblica Amministrazione di appartenenza». La stessa contestazione viene mossa anche all'altro. I due hanno ora venti giorni dalla notifica dell’avviso di indagine conclusa, per chiedere di essere sottoposti ad interrogatorio, o eventualmente presentare memorie difensive riguardo l’accusa di peculato contestata in data antecedente e prossima al 29 gennaio 2015.     

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