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Legò sacerdote per poi rapinarlo: 26enne condannato a 6 anni di carcere

Lo straniero, un albanese, colpì la vittima alle spalle, per poi trascinarlo all'interno della canonica e legarlo con le mani alla schiena. Dietro minaccia di una pistola, poi, la rapina. L'uomo riuscì a fuggire da una finestra, chiamando i soccorsi

E' stato condannato a 6 anni di carcere l'albanese Jakimi Ardit, 25enne che sequestrò e rapinò don Antonio Pisani nella chiesa Sant'Anna, la sera del 18 dicembre 2015. La sentenza è stata emessa in abbreviato dal gup Giovanna Pacifico, del tribunale di Nocera Inferiore. La sera dei fatti, il sacerdote era uscito dalla casa canonica per riattivare la caldaia. D'un tratto fu colpito alle spalle da un giovane con un grosso cacciavite, in compagnia di un'altra persona. Il sacerdote fu poi trascinato all'interno, per essere legato con le mani dietro la schiena con la cintura di un accappatoio. Questo mentreo gli veniva puntata una pistola alla tempia, oltre alle minacce di morte se avesse provato a chiedere aiuto. Lo straniero, dopo poco, si impossessò di 300 euro in contanti, 3 orologi da polso, un calice e alcune medaglie in argento. E' stato giudicato per rapina aggravata, lesioni e sequestro di persona. 

Le indagini per individuare il colpevole furono condotte dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Salerno. Il prete riuscì a liberarsi dalla corda, ma per evitare di uscire dalla porta si calò giù dalla finestra del bagno, per poi chiedere aiuto ad alcuni amici in paese. Fu accompagnato in ospedale, a causa di diversi ematomi che aveva riportato sul viso a seguito della colluttazione con il rapinatore. I carabinieri, durante le indagini, trovarono una pistola sul tavolo, sequestrata dalla scientifica, per poi avviare i rilievi necessari per individuare gli autori della rapina. Jakimi Ardit aveva diversi precedenti: come l'aver fatto parte di una banda di rapinatori che, dal napoletano, facevano colpi in ville e abitazioni tra la Campania e la Basilicata. Dopo alcuni mesi, la Procura di Nocera Inferiore lo individuò, notificandogli un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, a Poggioreale, dove era rinchiuso per altri motivi

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