Nuova autorizzazione per le Fonderie Pisano, i dubbi della Cisl e del Partito Comunista

Secondo Vicinanza, le Fonderie Pisano meritano di lavorare, ma magari lontano dall'area salernitana di Fratte: "Dove è finita quella promessa di delocalizzare che spunta a ogni campagna elettorale?"

"L'Autorizzazione integrata ambientale, l'Aia, concessa dalla Regione Campania alle Fonderie Pisano merita, per le modalità e i tempi, un approfondimento da parte delle Procure di Napoli e Salerno".

Così Gigi Vicinanza, sindacalista della Cisal provinciale, interviene sulla decisione dell'Ente di Palazzo Santa Lucia che ha rinnovato l'autorizzazione all'azienda di Salerno. "Non era il tempo e il luogo per fare quello che è stato fatto- ha detto Vicinanza- Dubito che la Regione Campania torni indietro. Ecco perché la magistratura deve indagare sul perché la cosa pubblica, in un momento delicato e senza precedenti come questo, abbia concesso un'autorizzazione così importante a un'azienda che, da anni, è interessata da una battaglia ambientale e da vicende giudiziarie note a tutti".

Secondo Vicinanza, le Fonderie Pisano meritano di lavorare, ma magari lontano dall'area salernitana di Fratte. "Dove è finita quella promessa di delocalizzare che spunta a ogni campagna elettorale? Una presa in giro per i residenti, che si sentono delusi dalla politica, e pure per gli operai, sempre in bilico davanti a un futuro nebuloso. Nessuno vuole il blocco delle Fonderie Pisano, ma serve trasparenza su tutto", ha concluso Vicinanza.

L'intervento dei partiti

Intanto, anche il Partito comunista italiano, Sinistra Anticapitalista, il Collettivo marxista rivoluzionario scendono in campo in merito all'autorizzazione. "Grazie a Legambiente è stato reso noto che la Regione Campania ha rilasciato alle Fonderie Pisano l’autorizzazione integrale ambientale per altri 12 anni. - scrivono - A differenza di tanti “speranzosi” che hanno definito tale atto “un colpo di mano” noi non ci meravigliamo di tale decisione, né tantomeno ci sorprende il periodo scelto. Cosa c’è di meglio di una pandemia, che attira l’attenzione di tutti, per fare appunto un vero e proprio “colpo di mano”?"

La nota

Non siamo né sorpresi, né meravigliati, perché è sempre stato evidente, tranne per chi non voleva “vedere”, che sia l’amministrazione comunale che quella re- gionale DA SEMPRE hanno sempre garantito gli specifici interessi della proprietà a danno di quelli collettivi e basilari.

Se davvero la pubblica amministrazione, il comune in questo caso, fosse davvero interessata a risolvere il problema dell’avvelenamento della zona interessata e costringere la proprietà a fare davvero la delocalizzazione, avrebbe ridisegnato urbanisticamente quella area vincolandola a aree di servizio per verde pubblico e/o a servizi di pubblica utilità. Invece ieri le fonderie, poi le cotoniere, poi … Né tantomeno la famiglia Pisano si è mai preoccupata di informare i cittadini sulla reale consistenza, e sull’effettiva rispondenza ai fini della sicurezza, di quei lavori di adeguamento iniziati nel gennaio scorso e celebrati in pompa magna. La verità, secondo noi, è che:

·       La proprietà non ha nessuna intenzione di delocalizzare lo stabilimento. Altrimenti avrebbe reso noto ai cittadini e ai vari comitati, non tanto dove vorrebbe delocalizzarsi (dato comunque importante), ma soprattutto che tipo di impianti, la loro tecnologia DAVVERO INNOVATIVA E ALL’AVAN- GUARDIA, con quanti fondi, gli impatti negli ambienti interni ed esterni alla eventuale nuova fabbrica;

·       Vuole sfruttare e “spremere” l’attuale impianto fin quando può. Altrimenti nel corso di sei decenni in qualche modo soprattutto i residenti si sareb- bero “accorti” delle innovazioni fatte e non solo dei semplici lavori che più o meno la proprietà è stata costretta a fare perché prescritti dagli organi competenti;

·       L’obiettivo finale è, a nostro avviso, che una volta finita la “spremuta”, l’impianto chiuderà e l’attuale area sarà sottoposta a una speculazione edilizia.

Malgrado tutto, ciò noi siamo convinti che sia possibile coniugare il diritto al lavoro con quello all’ambiente e alla salute e, aggiungiamo noi, anche il diritto ad avere una città con una qualità della vita superiore all’attuale, e che abbia a cuore anche da un punto di vista urbanistico la centralità di ridisegno e di riuti- lizzo e rigenerazione delle aree.

Con l’attuale classe politica ciò non avverrà mai, perché essa ha una logica “li- berista” e una concezione dell’amministrare completamente in contrapposizione

a qualsiasi modello di compartecipazione alla vita pubblica e decisionale dei cit- tadini.

Né avverrà mai se chi oggi giustamente lotta per il proprio ambiente e per la propria salute lo fa in una logica di contrapposizione con l’interesse dei lavoratori di quella fabbrica, considerando che l’area in questione non è compromessa solo dalle fonderie.

Solo contrapponendosi frontalmente agli interessi economici e speculativi della proprietà e degli enti locali, i cittadini della zona e i lavoratori, organizzati sulla base della comune indipendenza di classe, dovranno costruire un fronte di lotta unitario per la difesa del diritto alla salute e al lavoro.

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