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Foto d'archivio

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Fonderie Pisano, il Presidio Permanente scrive ai magistrati: "Non devono riaprire"

In una missiva inviata ai procuratori che indagano sull'inquinamento dello stabilimento di via Dei Greci i residenti dei comuni della Valle dell'Irno chiedono di tenere presente tutte le rilevazioni ambientali degli ultimi anni

Una lettera ai magistrati che indagano sull’inquinamento delle Fonderie Pisano. E’ questa l’iniziativa che, nelle ultime ore, hanno deciso di intraprendere gli esponenti dell’associazione Presidio Permanente, in rappresentanza dei residenti nei comuni di Salerno, Baronissi e Pellezzano, che hanno deciso di rivolgersi direttamente ai procuratori per chiedere di continuare ad essere “l'unico baluardo di legalità in un contesto di continua inerzia e complice immobilismo da parte delle varie istituzioni”. A partire dal mese di febbraio si sono susseguite varie sospensioni e riprese delle attività fusorie, attraverso atti prima amministrativi, da parte della Regione, e poi giudiziari con il sequestro notificato dalla Procura della Repubblica lo scorso 24 giugno e provvisoriamente interrotto durante l'intero mese di agosto con la motivazione di ulteriori analisi da parte dell'Arpac. “Tutto ciò – scrivono i residenti - ha contribuito a palesare ulteriormente, qualora ce ne fosse ancora bisogno, quanto sia diversa e assolutamente respirabile l'aria nei periodi in cui l'opificio è fermo, e quanto sia invece profondamente mortificante e intollerabile, oltre che potenzialmente dannoso per la salute di un'intera popolazione, convivere con un impianto ritenuto già da anni "vetusto e assolutamente incompatibile con il contesto urbano nel quale è inserito, cui potrebbe recare danno per inquinamento atmosferico".

Con queste testuali parole – ricordano - veniva infatti definita la  fonderia Pisano nel PUC, approvato nel 2006, definizione richiamata in seguito  anche dal Pm Carmine Olivieri, nella richiesta di sequestro del 2011, nell'ambito di uno dei vari procedimenti giudiziari a carico della famiglia Pisano. “Leggendo tutti i reati accertati già nel 2011 – ribadiscono dall’associazione -  sembra davvero impossibile che si sia potuti giungere fino a questo punto, reiterando il tutto per altri 5 anni e consentendo di fatto il proseguimento di tali attività pericolose per la salute.  Così come risulta incomprensibile il rilascio dell’ A.I.A. nel 2012, a meno che, come già ipotizzato dalla Magistratura, la pratica non sia giunta a buon fine  attraverso illeciti di vario genere. E’ infatti sempre il Pm Olivieri a sottolineare già un anno prima che “le fonderie Pisano, oltre ad essere dotate di impianti del tutto inidonei ed inefficaci all’abbattimento delle emissioni atmosferiche, risultano, ad una considerazione urbanistica, ubicate nel posto sbagliato, in cui mai potranno continuare ad insistere per il futuro”.

Per gli aderenti al Presidio Permanente “alla luce di tutto ciò appare difficile pensare che le ultime ulteriori analisi (che hanno costretto tra l’altro i residenti ad un altro mese infernale) possano essere in qualche modo determinanti”. A prescindere dall’esito “ sembra chiaro che trattandosi di un soggetto notoriamente avvezzo all’illegalità (lo dicono i  precedenti giudiziari), non potrà essere certo l’ennesimo controllo, peraltro annunciato (con tutti i vantaggi che ne derivano per il controllato), a decretarne la “redenzione”. Ovviamente essendo i controlli programmati, in quei giorni ci sarà stato il massimo impegno da parte dell’azienda per poter rientrare nei parametri consentiti. Nonostante ciò le molestie per i residenti non sono variate e, a differenza del periodo di fermo, le abitazioni sono tornate ad essere imbrattate dalle inconfondibili polveri nere. Considerando anche la probabile illegittimità dell’AIA, appare quindi evidente che un’ipotesi di dissequestro non trova, a nostro avviso, alcuna base su cui fondarsi, né il ricatto dei presunti licenziamenti vergognosamente adoperato in questi giorni dalla società Pisano può essere messo sulla bilancia a discapito della salute e per l’ennesima volta in favore di un imprenditore che ha violato la Legge per anni”.

Di qui la drastica considerazione su un’ipotesi emersa di recente. “Qualche giornale ha riportato addirittura l’intenzione dell’azienda di voler riprendere l’attività lavorando all’80%...non si può certo chiedere a un’intera popolazione di respirare al 20. Citando l’allora pm  Olivieri, queste sue parole ben rappresentano ancora oggi lo stato d'animo dei residenti: "...mortificazione della qualità della vita, in questo caso, non può che significare un vivere quotidiano al di sotto dei normali parametri presenti in un dato contesto urbano, per via di limitazioni alla propria esistenza ed alla propria libertà socialmente inaccettabili in quanto determinate dall’abuso altrui: non può che significare, in concreto, impossibilità ad affacciarsi alla finestra,o porre il bucato ad asciugare, od aprire i balconi per il cambio  dell’aria, o fare una rilassante passeggiata sotto casa, e così via. Ma la conseguenza più grave della continuazione abusiva dell’attività di fonderia da parte del Pisano  sta nel pericolo di pregiudicare la salute umana, quella dei lavoratori come quella degli abitanti della zona. E ciò per via di parte del contenuto delle polveri sprigionate dalla lavorazione”.

Infine, confermando piena fiducia nei confronti della magistratura, si augurano che, in virtù del Principio di Precauzione, “non venga mai più data la possibilità di rimettere in funzione l’obsoleto e altamente pericoloso stabilimento sito in via dei Greci”.

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