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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
Cronaca Agropoli

Pellet dalla Bulgaria con frode fiscale di 12 milioni di euro: sette indagati

L'indagine è stata condotta dalla Guardia di Finanza di Agropoli sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Vallo della Lucania

Al termine di un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Vallo della Lucania, nei giorni scorsi, la Guardia di Finanza di Salerno ha notificato un avviso di conclusione delle indagini a sette persone, accusate, a vario titolo, di una frode fiscale transnazionale dal valore di circa 12 milioni di euro. Gli accertamenti della Fiamme Gialle della Compagnia di Agropoli, diretta dal capitano Ciro Sannino, hanno interessato inizialmente il titolare di una società di commercio all’ingrosso di eco-combustibile, un uomo senza alcuna esperienza manageriale che, già dai preliminari riscontri, si è rivelato un mero prestanome.

Le accuse agli indagati

Secondo quanto ricostruito dai finanzieri, la ditta in questione era di fatto gestita da due professionisti di Paduli (Benevento), che si avvalevano di tale “schermo” per effettuare gli acquisti di pellet da una fornitrice bulgara, in modo da rientrare nel regime di esenzione dell’Iva previsto per le operazioni intracomunitarie. Alle stesse persone (un commercialista e un consulente del lavoro, rappresentanti di altre due aziende) sono poi risultate riconducibili anche ulteriori tre imprese, intestate sempre a “teste di legno”. Tra i titolari fittizi, figura addirittura un pluri-pregiudicato napoletano che, nel periodo di attività della società formalmente amministrata, era recluso in carcere.Si è in questo modo delineato il classico schema della cosiddetta “frode carosello” che, nel caso di specie, si è sostanziato nell’utilizzo di quattro imprese “fantasma”, mediante le quali veniva fatto risultare, solo cartolarmente, l’acquisto del legname dall’estero e la successiva vendita ad altri soggetti compiacenti, residenti nel territorio dello Stato. Grazie alle meticolose indagini anche di natura finanziaria e tecnica, nonché attraverso mirate perquisizioni, è stato scoperto che gli approvvigionamenti del prodotto avvenivano infatti direttamente dal Paese bulgaro, ad un costo decisamente inferiore alla media di mercato.

La frode fiscale 

Giunta in Italia, la merce poteva essere infine rivenduta a prezzi concorrenziali, non avendo mai “scontato” il versamento dell’imposta (quantificata in complessivi 2,2 milioni di euro), il cui adempimento veniva in ogni caso addebitato alle società “cartiere”, create al solo scopo di emettere le fatture a favore dei clienti finali, omettendo del tutto l’assolvimento dei conseguenti obblighi Iva.Nel corso degli approfondimenti, è peraltro emerso che una di queste ultime (tecnicamente definite “missing traders”) aveva pure ricevuto circa 100mila euro di contributi ccdd. “a fondo perduto” (aiuti stanziati dal Governo per il sostegno delle imprese gravemente colpite dalla crisi post-pandemica) in assenza degli specifici requisiti, sfruttando false dichiarazioni che attestavano un considerevole calo del fatturato determinato dalla situazione di emergenza sanitaria. Le somme percepite erano state impiegate dagli indagati nell’acquisto dei beni più vari, tra cui un’auto di lusso, un calciobalilla, capi d’abbigliamento e prodotti elettronici. L’immediato intervento dei militari ha consentito di recuperare quasi interamente gli importi erogati, sottoponendo a sequestro un veicolo del valore di circa 20mila euro e disponibilità finanziarie per circa 60mila euro.

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