Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Centro

Frutti di mare "pericolosi": mega-sequestro in Campania, due denunce

Il prodotto, dal valore stimato di circa 20.000 euro, sarebbe stato destinato al mercato nero: il blitz dei militari del Reparto Operativo Aeronavale delle fiamme gialle di Napoli

Pericolo sventato per la salute pubblica dei campani. La Guardia di Finanza ha sequestrato una tonnellata di frutti  di mare non idonei al consumo umano ed un impianto abusivo di stoccaggio. I militari del Reparto Operativo Aeronavale delle fiamme gialle di Napoli hanno trovato i frutti di mare stoccati in un deposito allestito clandestinamente nell’hinterland puteolano. Il prodotto, dal valore stimato di circa 20.000 euro, sarebbe stato destinato al mercato nero, con molta probabilità esercizi commerciali compiacenti della zona ed ignare famiglie.

Il 31 marzo scorso, in località Monteruscello del comune di Pozzuoli, è stato individuato un deposito di frutti di mare, provvisto di impianto di stoccaggio e raffrescamento regolarmente funzionante. Una tonnellata circa di molluschi fra telline, ostriche, noci bianche, fasolari, cannolicchi e vongole, oltre ad altri 10 kg di datteri di mare (questi ultimi oggetto di divieto assoluto di pesca) era conservata immersa in acqua di mare, nelle numerose vasche dell’impianto. Grazie anche ai controlli congiunti effettuati dal personale tecnico-sanitario della Asl Napoli 2 Nord, è stato possibile accertare che il deposito era sprovvisto delle necessarie autorizzazioni e che i molluschi non erano idonei al consumo umano in quanto sia raffrescati con acqua non sottoposta al previsto monitoraggio chimico-fisico e microbiologico, sia privi della documentazione di tracciabilità/rintracciabilità della filiera di pesca. Sequestrato, dunque, tutto il prodotto ittico illegalmente detenuto e lo stesso impianto di stoccaggio, mentre i responsabili sono stati denunciati, a piede libero, alla competente Autorità Giudiziaria. I frutti di mare sequestrati, ancora vivi e vitali, sono stati successivamente trasportati, con l’ausilio di un mezzo navale del Corpo, al largo delle acque profonde del golfo di Napoli per essere distrutti mediante il rigetto in mare.

 

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