Gatti avvelenati e asini usati per il trasporto merci: l'allarme in Costiera

"Porteremo questi reati e maltrattamenti a conoscenza anche delle associazioni di altri Paesi - scrive il Comitato - in particolar modo delle organizzazioni inglesi e, contestualmente agli appelli alle autorità competenti"

La lettera aperta di don Angelo Mansi, appena una settimana fa, è l’ultima di una serie di denunce relative a vergognosi episodi che interessano non solo Ravello, ma anche diversi Comuni della costiera amalfitana e che, soprattutto, sono preoccupanti fenomeni di vecchia data. Il prete, infatti, pochi giorni fa denunciava la presenza di esche avvelenate per gatti ed il ritrovamento di alcuni cadaveri dei felini che avevano ingerito il veleno, con un appello al sindaco, Salvatore Di Martino, per l’individuazione dei colpevoli.

La denuncia

Il comitato spontaneo “Uniti per Chicca” già negli scorsi anni ha raccolto testimonianze di cittadini sensibili, che raccontavano di questo gesto criminale che si è ripetuto di recente ancora una volta a Ravello, dove gatti privi di vita sono stati trovati con chiari sintomi di avvelenamento. Nessun motivo può essere valido e potrà mai giustificare un gesto così infame e subdolo, per questo gli animalisti del territorio annunciano sin da ora una manifestazione e ricordano, a cittadini ed Istituzioni, che il randagismo felino non si risolve certo in questo modo, ma censendo le colonie e provvedendo al controllo delle nascite, come previsto dalla legge regionale. Un appello, dunque, non solo al primo cittadino, ma anche ai dirigenti della locale ASL veterinaria, affinché predispongano sul territorio ambulatori attrezzati per la sterilizzazione e la degenza post operatoria dei gatti prima della loro reimmissione, considerando la notevole distanza con l’ambulatorio principale del Distretto 63, ubicato a Cava de’ Tirreni. Vittima innocente, a Ravello come in buona parte del la costiera amalfitana, non è però solo il più piccolo dei felini, ma anche uno degli animali più miti in assoluto. In queste zone, infatti, è prassi utilizzare i docili a sinelli per il trasporto di carichi pesanti, facendo loro salire migliaia di scalini sotto il peso di chissà quanti quintali, soprattutto di materiale edilizio: basta fare una ricerca in rete per trovare ditte che li affittano per spostare “qualunque tipologia di merce e materiale edile”.

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L'allarme

Sono soprattutto i visitatori della “Divina” provenienti dall’estero e da altre zone d’Italia a reputare inaccettabile questo sfruttamento e a segnalare frequentemente, alla Polizia Municipale, l’indegno spettacolo di animali imbrigliati e schiavizzati, spesso costretti a stare per ore fermi, carichi di pesi, sotto il cocente sole estivo, mentre attraversano i paesi costieri tra loro collegati, malmenati e picchiati quando non ce la fanno a salire le scale. Se la civiltà di un popolo si misura dal modo in cui questo tratta i suoi animali, come diceva Mahatma Gandhi, constatiamo tristemente che in queste zone siamo ancora ben lontani dal raggiungerla. "Porteremo questi reati e maltrattamenti a conoscenza anche delle associazioni di altri Paesi - scrive il Comitato - in particolar modo delle organizzazioni inglesi e, contestualmente agli appelli alle autorità competenti, ribadiamo a tutti i cittadini l'importanza di denunciare sempre gli episodi di violenza nei confronti degli animali di cui sono testimoni".

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