Hotel Rigopiano, lo sfogo di Alessio Feniello: "Ecco cosa mi è rimasto di Stefano"

Il padre di Stefano si scaglia contro le istituzioni: "Ho soltanto l'orologio, la catenina e il braccialetto che indosso. Non voglio soldi, adesso chiedo giustizia. Dove sono le autorità?". Si attende l'esame autoptico prima dei funerali

Foto Today (ANSA)

E’ uno sfogo amaro e pieno di rabbia quello che Alessio Feniello manifesta davanti alle telecamere di tutta Italia all’interno dell’ospedale di Pescara. Lì, poche ore fa, ha riconosciuto il cadavere di suo figlio Stefano, quel ragazzo di 28 anni originario di Valva partito con la sua fidanzata Francesca per trascorrere il compleanno presso l’hotel Rigopiano a Farindola, distrutto una settimana fa da una inarrestabile valanga.  “Di mio figlio Stefano sono rimasti l’orologio, la catenina e il braccialetto che indosso. Grazie al presidente della Regione, al Prefetto, grazie a chi? A chi devo ringraziare? Dove sono le autorità?” si domanda avvolto dal dolore il padre di Stefano, che annuncia battaglia: “Mi batterò fino alla fine, a costo di vendere tutte le proprietà, pur di avere giustizia" dice ancora mentre tiene in mano la catanina del suo Stefano: "Non voglio denaro, non ne ho bisogno, voglio giustizia”. E ancora: “In Italia è facile che succedano le cose per poi dire che bisognava pensarci prima. Se non succedono prima le tragedie non si prendono provvedimenti. Ma un quattro stelle doveva avere un gatto delle nevi. Anzi, bastava un trattore dei contadini, che spazzava la neve tutta la notte. Non c'era bisogno di spazzaneve o turbina”.

Poi il papà di Stefano legge un messaggio, un sms ad un componente del gruppo di cantanti “Il Volo”, inviato la sera del 17 gennaio, in cui il proprietario lo invita a non andare a Rigopiano. “Mio figlio aveva chiamato il giorno prima per chiedere se tutto era a posto e gli avevano detto che garantivano il servizio. Ma quale servizio? I viveri?”. Quel che è certo, invece, è che tutti gli ospiti dell’albergo erano pronti a tornare a casa, ma a causa di quella maledetta strada piena di neve, che nessuno ha spazzato via, sono rimasti bloccati dentro l’albergo che, in pochi secondi, è stato distrutto dalla valanga. Intanto i familiari sono in attesa di conoscere l’esito dell’esame autoptico sul cadavere, che consentirà di conoscere come Stefano è morto. Le ipotesi più probabili sono l’asfissia o il soffocamento. Soltanto dopo la salma sarà restituita ai genitori per i funerali. Per quel giorno il Comune di Valva proclamerà il lutto cittadino.

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