Cronaca

Inchiesta "Sarastra", la Cassazione: "Il pentito Alfonso Loreto è attendibile"

Lo confermano i giudici della sesta sezione della Cassazione che ribadiscono la "gravità indiziaria" dell'ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e di Gennaro e Luigi Ridosso ritenendo valide non soltanto le risultanze investigative della Dia

Alfonso Loreto non ha mai assecondato il sostituto procuratore Montemurro “in quanto aveva negato la commissione di reati ai quali non aveva partecipato, ammesso le estorsioni commesse ai danni delle imprese conserviere, imponendo le loro ditte di pulizie ed il sistema delle sovrafatturazioni o delle false fatture, confermato dal Longobardi, ed ammesso anche la commissione di altri più gravi reati, non noti agli inquirenti ed estranei al perimetro d’indagine”. Lo confermano i giudici della sesta sezione della Cassazione che - riporta Il Mattino - ribadiscono  la “gravità indiziaria”  dell’ex sindaco di Scafati Pasquale Aliberti e di Gennaro e Luigi Ridosso ritenendo valide non soltanto le risultanze investigative della Direzione Investigativa Antimafia ma anche quanto esposto nella loro ordinanza dai giudici del Riesame ai quali è stato rinviato il fascicolo limitatamente alle esigenze cautelari nei confronti dei tre indagati. Per la Cassazione, in pratica, la “gravità del reato” commesso dai tre, aggravato dall’articolo 7, rende “sussistenti” le esigenze cautelari.

Ma ecco ampli stralci della sentenza riportati da Il Mattino: “Il Tribunale (quello del Riesame, ndr) ha evidenziato che l’interesse del sindaco uscente ad ottenere un sostegno elettorale per garantirsi la rielezione trova un primo elemento logico di riscontro nella stessa prospettazione dell’Aliberti circa i contrasti avuti anche con la propria maggioranza durante il primo mandato con conseguente consapevolezza di avere margini ristretti per la conferma - si legge nelle motivazioni - In tale contesto ben si inserisce il patto politico-mafioso connesso alla vicenda della candidatura di Ridosso Andrea, rifiutata dall’Aliberti a causa del cognome ingombrante, che poteva nuocergli, accettando il sostegno elettorale da un candidato meno compromettente, sconosciuto, “a zero voti”, individuato dal Loreto e dai Ridosso, Luigi e Gennaro, nel Barchiesi, parente della moglie del Loreto, non legato al clan ed estraneo alla politica, in cambio della promessa di appalti”.

Non solo. Ma secondo i giudici della Cassazione “la contestazione dell’attendibilità del Loreto circa la promessa di affidamento di appalti nell’area ex Compes trova smentita nella stessa prospettazione difensiva, che individua nella riqualificazione di quell’area industriale degradata uno degli obiettivi dell’azione politica dell’Aliberti, che aveva avviato l’effettiva esecuzione dei lavori di trasformazione urbana”. E se il gip nell’ordinanza impugnata dalla Procura esclude che ci sia stata un patto con i Ridosso per le elezioni regionali (quelle in cui era candidata la moglie di Aliberti, MonicaPaolino) in quantol’ex sindaco di Scafati aveva già violato gli accordi per le amministrative del 2013, per la Cassazione il Riesame ha invece ragione quando ritiene "che il primo patto si è perfezionato con la sola promessa, mentre quello del 2015 con la dazione anticipata delle utilità, sostanzianti lo scambio politico-mafioso e consistite nell’assunzione di Ridosso Andrea nel marzo 2015 alle dipendenze di una cooperativa, che aveva vinto un appalto nel Piano di Zona di Nocera, e nell’assegnazione dell’appalto alla Italy Service nell’aprile 2015per la pulizia dei locali dell’Acse, rinvenendone il riscontro nelle dichiarazioni dello stesso Andrea Ridosso, il quale ha dichiarato di aver consegnato al sindaco il proprio curriculum nel gennaio 2015, ricordandogli l’impegno profuso per le elezioni del 2013, e che l’assunzione avvenne due mesi dopo, contrariamente a quanto sostenuto dall’Aliberti”.

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