Cronaca

Italiana di colore visita un'amica in ospedale: l'infermiera le chiede il permesso di soggiorno

Una signora di nazionalità italiana ma dalla pelle nera si era recata presso il nosocomio per aiutare una sua amica nell’assistenza di una parente lì ricoverata: ecco cosa è accaduto

Un episodio che sta suscitando non poche perplessità, quello avvenuto al Campologo Hospital di Eboli. Una signora di nazionalità italiana ma dalla nera si era recata presso il nosocomio per aiutare una sua amica nell’assistenza di una parente lì ricoverata. A fermarla, è stata un'infermiera che, invece di assicurarsi se fosse autorizzata all’ingresso ed alla permanenza in reparto per tutta la giornata (permesso che le era stato regolarmente concesso), le ha chiesto se fosse in possesso del permesso di soggiorno. L’episodio è stato denunciato ieri in un post dal Presidente vicario della Corte d’Appello di Salerno, il dottor Claudio Tringali. Innumerevoli i commenti sui social.

 

Il post

Una signora di nazionalità italiana ma dalla pelle nera una mattina si reca presso un ospedale di questa Provincia per aiutare una sua amica nell’assistenza di una parente ivi ricoverata. La signora e la sua amica sono state regolarmente autorizzate all’ingresso ed alla presenza in reparto per tutta la giornata. Accade però che alla nostra signora di colore che chiameremo Josephine si avvicini una infermiera, forse la capo reparto, e non le chieda l’autorizzazione a stare in ospedale fuori dell’orario di visita, ma se ha il permesso di soggiorno. È evidente che un’infermiera non ha funzioni di Polizia giudiziaria e pertanto non è tenuta ad accertare se una persona dalla pelle nera sia in regola con le norme che disciplinano l’ingresso nel Paese per gli extracomunitari (avendo la pelle nera altro non potrebbe essere Josephine nella mente della nostra solerte infermiera). La domanda è dunque non collegata alle funzioni di chi la ha posta, su questo non vi sono dubbi. Allora ci si chiede a cosa sia collegata e soprattutto perché sia stata posta. Anche perché l’infermiera non si limita a tale domanda ma chiede anche da quanti anni Josephine sta in Italia, se ha la cittadinanza italiana e se ha perduto le sue abitudini di origine. A questo punto Josephine mostra all’infermiera la sua carta di identità dalla quale si evince che è cittadina italiana. Questi i fatti. Si tratta di razzismo bell’e buono o di semplice curiosità verso il diverso? Ognuno può dare la sua risposta. Quanto a me, ritengo che purtroppo siamo in presenza di una mentalità e di un comportamento dettato dal razzismo che sta invadendomi le menti e gli animi di questo Paese. La richiesta del permesso di soggiorno fatta in un ospedale a una donna di colore da parte di un’infermiera ne è la prova evidente. Se penso questo - e non mi fa piacere pensarlo - penso anche che l’Italia è il mio Paese e non sono disposto ad assistere in silenzio ad un simile degrado perché questo Paese non deve diventare una terra di intolleranti, razzisti o peggio. Tacere non è più possibile di fronte a segnali così inquietanti ed è ora di far sentire la voce della cultura italiana del rispetto, della tolleranza e della civile convivenza dei diversi. Bertold Brecht docet. Invito perciò chi può dare risonanza a fatti come questi ad attivarsi contro la incombente barbarie.
 

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