Legge di bilancio, i sindacati in piazza Amendola

Pensioni, giovani, occupazione, sanità e contratti: questi i temi della mobilitazione avvenuta in piazza Amendola e che ha visto protagoniste circa 400 persone

Un momento della mobilitazione

Tutti in piazza per le pensioni, i giovani, l'occupazione, la sanità e i contratti: si è tenuta stamattina la mobilitazione dei sindacati in piazza Amendola che ha visto protagoniste circa 400 persone. Il presidio è stato organizzato davanti alla prefettura da Cgil, Cisl e Uil per sostenere le proposte unitarie dei sindacati sulla legge di bilancio nazionale.

Gli obiettivi

Cambiare le pensioni, dare lavoro ai giovani, difendere l'occupazione, garantire a tutti una sanità efficiente, e rinnovare i contratti a partire da quelli pubblici: sono state le richieste di Cgil, Cisl e Uil al Governo. All’iniziativa salernitana hanno partecipato i segretari generali delle sigle provinciali, Arturo Sessa della Cgil Salerno, Gerardo Ceres della Cisl Salerno e Gerardo Pirone della Uil Salerno. Poichè il Governo e il Parlamento si apprestano a discutere e approvare la legge di bilancio per il 2018, le parti sociali "ritengono necessario che in questa fase vengano affrontate alcune priorità fondamentali per la tenuta sociale del Paese, con misure e risorse adeguate". Al termine della mobilitazione i segretari hanno consegnato un documento al vice prefetto di Salerno, la dottoressa Rosa Falasca. “Condivido quello che ha detto la nostra segretaria generale, Annamaria Furlan. Le priorità per noi sono la crescita e il lavoro, in modo particolare il lavoro per i giovani che troppo spesso nel nostro Paese, dopo tanti sacrifici delle famiglie, devono andare all'estero per trovarlo. Quindi crescita, lavoro, occupazione, in modo particolare giovanile, e contratti, i contratti della pubblica amministrazione- ha spiegato Gerardo Ceres, segretario generale della Cisl Salerno- I meccanismi della legge vanno rivisti, perché quella legge farà dei nostri giovani attuali, futuri anziani poveri e questo è inaccettabile e credo che vada poi rivisto anche il meccanismo dell'aspettativa di vita perché è diversa a seconda del lavoro che si fa: se si lavora oltre i 40 anni in un altoforno, agli 85 anni non ci si arriva”, ha concluso.
 

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