Ravello e il tesoro di Palazzo Rufolo: la leggenda dell'omicidio del piccolo Onofrio

Molte sono le leggende che si narrano intorno alla città di Ravello e spesso sono legate a luoghi, nomi e persone realmente esistiti, come la storia del piccolo Onofrio Somma che sconvolse la cittadina costiera nel 1842

La Torre Maggiore di Palazzo Rufolo

Molte sono le leggende che si narrano intorno alla città costiera di Ravello e spesso sono legate a luoghi, nomi e persone che sono realmente esistiti, mentre a volte a farla da padrone è l’immaginazione e la fantasia di chi tramanda certi racconti. Eppure sembra che quella del piccolo Onofrio Somma non sia una leggenda ma una realtà che sconvolse la città di Ravello nel 1842, ma andiamo con ordine. Tutto iniziò con l’arrivo in città di un sedicente mago noto come Don Paolo, che fu ospite a Palazzo Rufolo. Questo mago portava con sé una verga di ottone che sembrava poter controllare gli spiriti: suggestionati dalla favella seducente del mago, i più eminenti esponenti delle casate nobiliari gli diedero fiducia e credettero alle sue parole, soprattutto quando rivelò la presenza, nello stesso Palazzo Rufolo, di un misterioso tesoro sepolto. Il mago spiegò che il tesoro veniva abilmente celato dal fantasma di Lorenzo Rufolo, membro di una delle famiglie più ricche del regno ai tempi dei d’Angiò, tanto da poter essere loro banchieri. La fama dei Rufolo rese reale, nella mente dei presenti, l’esistenza di un tesoro nascosto chissà dove nei meandri del palazzo tanto che, quando Don Paolo rivelò che l’unico modo per scoprire dove fosse era quello di commettere un sacrificio, i nobili gli credettero.

Secondo il mago, infatti, per potersi impadronire di quello che millantava come il tesoro dei tesori, bisognava immolare una vittima durante la prima notte di luna piena. Il mago, però, specificò anche che la vittima doveva avere sangue puro, quindi doveva essere un infante, dagli occhi azzurri e i capelli biondi. A credere alla profezia del mago furono sette esponenti di alcune famiglie nobili della città, che si misero subito alla ricerca di un bambino così descritto trovandolo nel piccolo Onofrio Somma. Rapito durante la notte dalla casa dei suoi genitori, il bambino di appena sette anni venne rinchiuso nelle segrete di Palazzo Confalone in attesa della notte di luna piena: quando giunse il momento, i suoi assassini lo condussero ai piedi della torre maggiore di Palazzo Rufolo e lo donarono al mago affinché si avverasse la profezia. Il sangue di un bambino innocente venne versato quella notte del 1842 inutilmente: nessun tesoro venne scoperto, ma la giustizia fece il suo corso e gli assassini del piccolo Onofrio non rimasero impuniti. Quattro di loro furono condannati a morte e gli altri tre ai lavori forzati: a dimostrare che l’omicidio venne realmente commesso, è stato il ritrovamento degli atti del processo subito da quei barbari assassini quasi a voler confermare che, a volte, la realtà supera qualsiasi leggenda. 
 

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