Lavoro, Mattarella risponde alla lettera di un giovane salernitano

Si chiama Vittorio Vavuso e ha voluto rivolgersi al presidente della Repubblica per chiedere vicinanza delle istituzioni e premura nel seguire il futuro delle nuove generazioni

Si chiama Vittorio Vavuso, vive in provincia di Salerno e ha preso carta e penna per rivolgersi al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, interpretando il sentimento e facendosi portavoce delle istanze di tanti giovani. Ha chiesto vicinanza delle istituzioni e premura nel seguire il futuro delle nuove generazioni. La risposta di Mattarella non s'è fatta attendere: "Caro Vittorio, puoi avere la certezza che il Capo dello Stato non vi lascerà soli nella costruzione del vostro avvenire e non mancherà, in continuità con quanto già fatto, di invitare il Paese ad investire su di voi, con iniziative adeguate che vi aiutino a trovare lavoro e a far valere le vostre capacità. Nell' apprezzare il tuo spirito critico che denota passione civile e attaccamento per l'Italia, il Presidente Mattarella ti invia un affettuoso in bocca al lupo".

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La lettera


Ecco la lettera indirizzata al Capo dello Stato: "Stimato Presidente Sergio Mattarella, mi chiamo Vittorio, e sono un ragazzo di diciannove anni. Le scrivo questa mia, in primis, per congratularmi con Lei per il Suo operato, oltre che per la Sua eleganza, e i Suoi affabili e rispettabili modi di agire, e, in secondo luogo, per esprimere la mia umile opinione in merito alla nostra bella Nazione. Parlo a nome mio e di tutte quelle ragazze e tutti quei ragazzi che condividono le idee che ora Le dichiarerò. Amo l’Italia, amo il mio Paese davvero tanto. Sono convinto che è uno dei più bei paesi al mondo per la sua storia, la sua posizione geografica, il suo popolo. Come tutti gli altri territori, anche l’Italia, però, ha dei problemi, alcuni si manifestano più velatamente, altri meno, però credo che siano tutti (o quasi) riconducibili alla sfera socio-culturale. Purtroppo, soprattutto negli ultimi tempi, ogni giorno, quando apro i social o leggo un giornale, vengo a conoscenza di fatti davvero spiacevoli che coinvolgono il nostro Paese, da Nord a Sud, isole comprese. Molti di essi hanno uno sfondo discriminatorio e violento, e non fanno altro che alimentare, fisicamente, verbalmente o tramite tastiera, odio.
Questo è dovuto, a mio modestissimo parere, ad un contesto culturale ancora troppo chiuso, o meglio poco aperto ai nuovi risvolti della società, alcuni dei quali non sono neanche “nuovi”, ma semplicemente ora se ne parla di più (per fortuna).
Noi italiani siamo ancora troppo legati a concezioni vetuste e a concetti troppo schematici di una società che dovrebbe essere, secondo alcuni, a propria immagine e somiglianza. Molte persone reputano ancora ciò che è “diverso”, sbagliato, e questo è uno dei motivi, forse il principale, alla base della maggior parte dei comportamenti discriminatori. Non possiamo, nel 2020, parlare ancora di discriminazioni legate a religioni, razze, orientamenti sessuali e politici diversi; non possiamo, nel 2020, parlare ancora di violenza sulle donne e discriminazioni di genere in ambito lavorativo e non solo; Signor Presidente, non possiamo, nel 2020, parlare del “diverso” come se fosse un problema, quando invece dovrebbe essere una risorsa, un modo per conoscere e aprirsi a nuovi mondi. Sempre a mio modesto parere, la soluzione sarebbe credere di più in noi giovani, aiutarci a comprendere qual è la strada giusta da percorrere, che sicuramente non è quella dell’odio e della violenza. Signor Presidente, bisogna credere in noi giovani perché noi siamo il futuro di questo Paese, e noi abbiamo il potere di cambiare le cose, e voi adulti avete il dovere di aiutarci nel farlo, di indicarci la strada, e non di ostacolarci, come spesso avviene in tanti ambiti. Dobbiamo essere presi sul serio, è proprio questo che Le chiedo di prenderci finalmente sul serio, di ascoltare le nostre proposte e di lavorare insieme per un rinascimento culturale di cui l’Italia ha tanto bisogno. Un rinascimento culturale che deve coinvolgere tutti, anche i bambini, fin dall'asilo, per liberarli dalla marea di pregiudizi e stereotipi ancora molto presenti in Italia. In ambito politico, credo sia necessario un cambio di rotta reale, favorendo l’occupazione giovanile e gli incentivi destinati alle ragazze e ai ragazzi, perché la “fuga dei cervelli” è uno dei problemi alla base della condizione di “chiusura mentale” di questo paese che è troppo anziano. Con questo non voglio generalizzare dicendo che le persone anziane sono caratterizzate da una mentalità "chiusa", e le persone più giovani no, perché non è vero, non sempre è così, anzi a volte è il contrario, però è naturale che molti anziani, avendo vissuto un periodo storico diverso abbiano idee diverse, è del tutto legittimo.  I "meno giovani" sono la fonte della memoria, e già questo li rende degni di grande rispetto. Ciò che voglio dire è diverso: bisogna puntare sulla formazione perché solo lo studio può salvare da un grave pericolo, quello della soggezione delle menti e degli animi, che l’Italia ha già vissuto, e che mai più dovrà rivivere. Inoltre, Inoltre bisogna puntare sul lavoro per dare la possibilità a noi ragazzi di non dover andare via dall'Italia perché costretti, e di poter contribuire, ognuno di noi nel nostro piccolo, alla rinascita dell'Italia. Signor Presidente, so che Lei non può fare miracoli, però La prego, ascolti la voce di noi ragazzi che chiediamo un’Italia diversa, e che vediamo in Lei un baluardo di democrazia e giustizia sociale. Vorremmo un’Italia ancor più bella di come è ora, perché l’umanità, l’uguaglianza e la libertà non sono e non devono essere soltanto principi teorici, infatti, se rispettati da tutti, possono portare l’Italia, ad essere il Paese più bello del mondo. Grazie per l’attenzione".

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