Max Gazzè al GFF 2018: “E’ come la musica, può fare..”

Un artista, semplice e immenso. Poeta di una musica che non conosce limiti, che si lascia attraversare e accarezzare da sperimentazioni nuove e in continua evoluzione

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di SalernoToday

“Una musica può fare”. Può dare. Trasformare. Contaminare. Riempire ed entusiasmare. Come questo Festival, come la 48esima edizione del Giffoni Film Festival. Una musica può salvarti, sull’orlo del precipizio. E di questo Max Gazzènon ha mai avuto dubbi. Ospite d’eccezione del Giffoni Music Concept, Max non ha smesso nemmeno per un secondo di raccontarsi. Di darsi, ai giffoners come se fossero tutti suoi figli: “Ho provato a raccontarmi in maniera onesta, ho chiacchierato con questi splendidi ragazzi come faccio con mia figlia, mi sono fatto assorbire da loro pienamente senza stare a pensare e premeditare cosa dire”. Un artista, semplice e immenso. Poeta di una musica che non conosce limiti, che si lascia attraversare e accarezzare da sperimentazioni nuove e in continua evoluzione. Un incontro che si rinnova per i giffoners, che hanno avuto la possibilità di abbracciare ancora Max. Ancora più forte, sempre più intensamente. “Questo Festival può fare tante cose, proprio come la musica – ha sottolineato Gazzè -. È un dato di fatto, è un Festival nato per il cinema ma che non ha avuto paura di lasciarsi invadere anche dalla musica, dalle eccellenze di tutti gli aspetti dell’arte. È questo il segreto di Giffoni, i ragazzi vengono qui perché trovano tutto. Trovano ogni cosa, trovano un Mondo”. Entusiasmo e semplicità, tangibile in ogni singola parola. In tutti gli sguardi e le note regalate a Giffoni: “Questi giovani non devono aver paura del futuro, mai. La cosa importante è costruire il presente, filtrando le esperienze del passato. E Giffoni rappresenta il posto dove ogni nuova esperienza raccontata può essere utile per costruire il futuro di questi ragazzi”. Se il Giffoni Film Festival dovesse essere uno dei suoi brani, sarebbe “Come si conviene”: “Guardandoli negli occhi ho pensato a quando in quel brano dico che il futuro fa le fusa e si addormenta seduto su una puntata di Quark – ha spiegato -. Io li comprendo, ma loro devono coltivare le loro passioni impegnandosi perché solo in questo modo riusciranno a riprendersi il proprio futuro”. Se dovesse essere un colore, tutti: “Questo Festival è l’emozione che, come la musica, ti muove il sangue – ha continuato Gazzè -. Deve essere la speranza, quella di riuscire a non desiderare tutto e subito. Quella che è contraddistinta da percorsi necessari che conducono alle esperienze, con pazienza e curiosità viva e passionale. Bisogna fare il primo passo e non cadere nelle trappole di chi diseduca all’impegno e alla dedizione, non è la linea retta il percorso più breve. Bisogna considerare le curve”. E se dovesse essere una parola, emozione. Quella impressa forte sul volto dei giffoners, di Giffoni e di Gazzè, trasformata in una musica piena e avvolgente. Che diventa musica, potente e vera. “La musica ha la potenza di salvarti la vita – ha raccontato -, è un elemento naturale che può riconciliarti con il fluire del mondo esterno. Ti salva dalla sofferenza, dal dolore, dai malumori. La musica riesce ad esorcizzarla, sfuma i giorni brutti e tutto quello che devi fare è ascoltare”. Ed è stato incanto, è esploso amore. Come nelle migliori favole, come racconta Max in quella di Adamo ed Eva. E come quella che il Giffoni Film Festival vive da 48 anni, nata da un sogno che ha oggi lasciato spazio alla realtà. E vola, “oltre tutte le stelle” dove “i sogni diventano veri”.

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