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Nella Valle dell'Irno un gruppo "criminale di natura camorristica": le motivazioni dei giudici

Lo scrivono i giudici nella sentenza d'appello per 22 degli imputati coinvolti in un'indagine della Dda, condotta dai carabinieri del comune della Valle dell'Irno

Così come fu per il primo grado, anche per i giudici della Corte d'Appello, a Mercato San Severino e zone limitrofe, tra il 2014 e il 2016 esisteva "un sodalizio criminale" che agiva "con metodi camorristici". Lo scrivono i giudici nella sentenza d'appello per 22 degli imputati coinvolti in un'indagine della Dda, sostituto procuratore Giancarlo Russo, condotta dai carabinieri del comune della Valle dell'Irno. Le condanne in secondo grado hanno visto sconti e assoluzioni per tutti gli imputati, ma con due accuse che invece sono state confermate: l'associazione mafiosa e quella finalizzata allo spaccio

L'indagine

Perno dell'impianto accusatorio verteva sull'esistenza di un sistema in grado di imporre estorsioni a titolari di cantieri edili, con tanto di minacce e intimidazioni. Molti anche gli episodi che avrebbero attestato la gestione di grosse quantità di droga, ma anche di riscossione di crediti, imposizioni di assunzioni, intimidazioni con ordigni o incendi a chi non sottostava alle pretese del gruppo. A capo di questo gruppo criminale vi sarebbe stato un paganese, P.D. , condannato a 13 anni di carcere in secondo grado, e ritenuto promotore delle singole attività criminali del gruppo. Molti gli episodi che i giudici riprendono nel giustificare la "connotazione mafiosa" di alcuni dei reati: come i figli delle vittime minacciate o l'aver favorito ad esempio la latitanza di un ex esponente della Nco. Furono 33 a finire in manette. Alcune accuse riguardavano la detenzione di armi da fuoco, ma anche da guerra, tra cui anche Kalashnikov AK47, completo di due caricatori e munizionamento, trovato e sequestrato il16 gennaio del 2015 in un fondo agricolo di proprietà di uno degli indagati. I giudici della Corte d'Appello hanno ripreso e condiviso in toto le motivazioni in primo grado del gup, che aveva condannato molti degli imputati. Anche per la droga, vengono citati due episodi che testimoniano la capacità di parte del sodalizio a smerciare cocaina, hashish, marijuana e crack in tutta la Valle dell'Irno. I contatti con un fornitore individuato dal 40enne P.D. e il mancato introito di una grossa partita di hashish, di cui si rese responsabile uno dei "sodali". Certo, tuttavia, il ricorso in Cassazione da parte degli avvocati difensori. 

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