Migranti morte, il giorno del lutto: dolore e fiori ai funerali

Ventisei bare, rose bianche, la preghiera dell'Arcivescovo e dell'Imam, tanti studenti presenti, i gonfaloni di Regione, Provincia e dei Comuni listati a lutto

I funerali delle migranti nigeriane

Ventisei bare, rose bianche, rito interreligioso: si sono svolti questa mattina al cimitero di Salerno i funerali delle giovanissime donne nigeriane arrivate morte in città, il 5 novembre. La nave spagnola "Cantabria", approdata con 400 migranti a bordo, le aveva raccolte a largo delle coste libiche. Dopo l'autopsia che ha fatto luce sulle cause del decesso - annegamento o assideramento - oggi Salerno ha reso omaggio a Marian Shaka e Osato Osaro, 20 anni, Ugechi Fawour Omba, 29 anni, Ozuoma Okpara, 24, Loveth Jonathan, età non conosciuta, e alle altre donne che non hanno un nome, perché non è stato possibile identificarle.

Il rito

Marian e Osato, le prime identificate, erano di religione cristiana e musulmana. Così il Comune di Salerno, che s'è fatto carico delle spese del rito funebre officiato nella piazza degli Uomini Illustri del cimitero monumentale, ha optato per funerali laici ed interreligiosi. Per la preghiera cristiana è stato letto un passo del Vangelo di Matteo, "Le Beatitudini": presente monsignor Luigi Moretti, Arcivescovo Metropolita della Diocesi di Salerno-Campagna-Acerno. La preghiera musulmana, tratta dal Corano, è stata recitata dall'Imam Abderrhmane Es Sbaa. Quest'ultimo ha detto: "Cambiano i nomi ma siamo tutti figli dello stesso Dio. Dobbiamo avere cura dei vivi. Queste ragazze hanno fatto quello che abbiamo fatto noi tanti anni fa: sono emigrate per cercare miglior vita. E' andata male, malissimo: una disgrazia. Il destino è scritto nelle mani di Dio e noi non possiamo cambiarlo, possiamo solo pregare. Dio è il clemente e il misericordioso".

Lutto cittadino

Il sindaco di Salerno, Enzo Napoli, aveva chiesto "solennitá ma anche semplicità e sobrietá" e cosí è stato. Come segno di dolore e commiato, è stato proclamato lutto cittadino. Oggi, dalle ore 18.30 alle 19, si spegneranno le Luci d'Artista in segno di lutto su piazza Flavio Gioia, Villa Comunale e sul Corso cittadino. Il Comune di Salerno aveva anche inviato una lettera ai dirigenti scolastici degli Istituti salernitani: stamattina, in concomitanza con l'inizio dei funerali, un minuto di raccoglimento per docenti ed alunni. Su tutte le bare è stata deposta una rosa bianca. Una in piú per quelle delle donne incinte. 

La solidarietà

Nove salme sono state sepolte a Salerno, le altre tumulate nei cimiteri comunali di Sassano, Montesano sulla Marcellana, Battipaglia, Contursi Terme, Novi Velia, Polla, Atena Lucana, Montecorvino Rovella, Pellezzano, Baronissi, Pontecagnano, Sala Consilina. Presenti non solo istituzioni (il Prefetto Malfi, il Questore Errico, il Procuratore Capo Lembo, rappresentanti delle forze dell'ordine, il Rettore Tommasetti, il Provveditore agli Studi, Pagliara, i parlamentari Tino Iannuzzi, Enzo Fasano, Michele Ragosta e Angelica Saggese, gli assessori e i consiglieri del Comune di Salerno, i gonfaloni della Regione Campania con il Presidente De Luca, della Provincia di Salerno con il presidente Canfora, dei Comuni di Salerno con il sindaco Enzo Napoli, di Atena Lucana, di Battipaglia con il sindaco Francese, di Pontecagnano Faiano con il sindaco Sica e di Baronissi con il sindaco Valiante, il primo cittadino di Polla, Rocco Giuliano, di Cava de' Tirreni, Servalli) ma anche tanti cittadini e soprattutto ragazzi. Al varco d'ingresso, giá alle 8.45, erano presenti quattro studentesse del Liceo da Procida di Salerno: Maria Carlotta, Chiara, Manuela e Sara hanno portato una rosa rossa e una mimosa per testimoniare cordoglio e solidarietà. Presenti anche la Consulta Provinciale degli Studenti, un gruppo di alunni del Liceo Classico de Sanctis, l'ITT Focaccia, i sacerdoti don Pietro Mari e don Ciro Torre, esponenti della Rete internazionale "Donne in nero", composta da donne femministe e pacifiste. Lo slogan che hanno portato con sè, stampato su adesivi, è il seguente: "Fuori la guerra dalla storia". 

L'arcivescovo

"Estremo saluto a 26 ragazze morte mentre cercavano la libertà e anche ai due bambini che portavano in grembo. Sono vittime di quella che Giovanni Paolo II chiamava struttura di peccato: siamo stati creati per vivere fraternità e amore, ma possiamo essere segnati da ciò che amore non è. Dio ci ha mandato Gesù, Agnello Immolato, per dare la possibilità all'umanità divisa di alzare lo sguardo per ritrovare fiducia e speranza. Siamo di fronte ad una morte difficile da accettare ma celebriamo, nella fede, anche la vita che va oltre la morte. Affidiamo queste vite spezzate a Dio che ci ha creato per la beatitudine. Gli eventi della vita e della storia ci interpellano. E' una storia di uomini e di contraddizioni ma Dio vuole che diventi storia di salvezza. O Dio, illuminaci nella prova", ha detto l'Arcivescovo Moretti. E' stata letta la parola di Dio "che illumina il cammino anche dove ci sono le tenebre, perché diventi cammino di speranza".

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Le reazioni

Il Governatore De Luca e il sindaco di Salerno, Enzo Napoli, hanno preferito non rilasciare dichiarazioni dopo aver presenziato al rito funebre. Poche battute da parte del Presidente della Provincia, Canfora. "Di fronte ad una immane tragedia, il cordoglio e la commozione sono enormi - ha detto - Bisogna provvedere con maggiore impegno affinché tutto ciò finisca". In che modo? "L'Europa deve fare di più - ha concluso - bisogna garantire una diversa distribuzione della ricchezza, aiutando i Paesi poveri. Se non accadrà, il dramma della disperazione continuerà a manifestarsi sulle nostre coste. In ambito locale, non possiamo fare altro che adoperarci, riflettere, essere solidali. Sono anche sindaco di Sarno: siamo stati tra i primi comuni ad accogliere, perché è nostro dovere". "A Baronissi saranno seppellitte due delle 26 salme e le accogliamo convitamente - ha commentato il primo cittadino Valiante - perché crediamo nei valori della solidarietà e della fratellanza. Basta con gli egoismi e il qualunquismo, questa mentalità non ci appartiene".
 

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