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Cronaca

Bufera al Museo Diocesano per la mostra sul tema Gender Fluid: "Ci hanno discriminato e danneggiato", ma Salerno Opera smentisce

Botta e risposta al vetriolo sulla mostra “Arte per la giustizia” tra Salerno Opera e l'associazione Emiolia

Botta e risposta, tra l'associazione Emiolia, organizzatrice della mostra “Arte per la giustizia” e Salerno Opera, l'impresa sociale che gestisce il Museo Diocesano di Salerno. Su tutte le furie, infatti, il maestro Pasquale Auricchio e l’artista Sara Napolitano che, a mezzo stampa, hanno denunciato la presunta discriminazione della loro esposizione artistica, messa in atto dalla consigliera di Salerno Opera, Mariateresa Bruno. Gli spazi del Museo ospitano, infatti, la mostra “Anima Mundi” di Sara Napolitano e Tommaso Sansanelli  sul tema Gender Fluid, nell’ambito della IV edizione della rassegna “L’Arte per la Giustizia”, firmata da Imma Battista, una produzione del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci” di Salerno. Senza mezzi termini, le accuse dell'associazione Emiolia: "La dr.ssa MariaTeresa Bruno responsabile del Museo Diocesano ha praticamente ostacolato gli artisti sin dal montaggio della mostra, ineducatamente spegnendo le luci durante il concerto con pubblico in sala, inoltre  Pasquale Auricchio, controtenore salernitano e presidente dell’associazione culturale Emiolia, in quel momento normale fruitore e ospite, è stato vittima di un attacco discriminatorio da parte della stessa consigliera della fondazione Salerno Opera s.r.l. Mariateresa Bruno, gestore dei monumenti di  Salerno Sacra. Durante un’ intervista assieme ai fotografi Sara Napolitano e Tommaso Sansanelli con la stampa presente in sala, avvenuta dopo l’apertura della sala espositiva, il controtenore Auricchio sentendosi interpellato dalla consigliera Bruno alle spalle e prestandole attenzione si sente rivolgere la medesima espressione: Scusa, ma non hai un altro paio di scarpe. Non puoi camminare con queste scarpe sul pavimento, potresti danneggiarlo! Le scarpe a cui si riferiva la consigliera sono delle Pleaser Beyond 1020   dal tacco di 26 cm (scarpe indossate da molti artisti internazionali e portate alla fama dalla cantante Lady Gaga) indossate con consuetudine dal controtenore sia perché genderfuid, sia per indole artistica. Si tiene a far presente che la maggioranza delle donne presenti, compreso la direttrice Imma Battista, la fotografa Napolitano e l’attrice Gerarda Mariconda indossava scarpe con tacco sia a spillo che non. L’ostracismo è continuato non aprendo la mostra al pubblico il giorno successivo, visto che sarà in essere sino al 21 settembre, con roll up che illustra la copertina della mostra non più presente all’ingresso della biglietteria  come il manifesto della rassegna ma spostato nella sala stessa della mostra non permettendo così ai turisti di passaggio di sapere che tale esposizione fosse presente negli ambienti del museo". "Per di più nel  pomeriggio di domenica 17 settembre, durante una visita della fotografa con sette visitatori la sala era completamente chiusa al pubblico (nonostante l’ente organizzativo della rassegna L’arte per la giustizia, ovvero il Conservatorio Statale di Musica di Salerno,  paghi per la suddetta sala e per la gestione della stessa), la fotografa chiama la signora Bruno per far entrare i  visitatori dalla stanza della direzione, i quali si trovano dinanzi ad una scena obbrobriosa: la sala sporca, con l’intonaco a terra, le porte chiuse con il roll up nascosto, un tappeto arrotolato male con un tavolo davanti la nuova porta d’ingresso e, la cosa più assurda, l’opera principale della mostra a terra rotta e spostata per coprire la muffa del muro e i pezzi della stessa sparsi sul pavimento", continuano dall'associazione.

Dal canto suo, l'impresa sociale Salerno Opera ha inteso precisare in primo luogo che "alcuna condotta di ostacolo o avversione allo svolgimento della manifestazione è stato giammai posto in essere dalla dottoressa Bruno, amministratore della scrivente; la stessa, infatti, al solo fine di agevolare la fruizione dell’esibizione in atto, ha provveduto, come prassi alla regolazione delle luci in sala. Alcuna finalità ostruzionistica dunque, è connessa alla riferita condotta, con ogni evidenza mal intesa dai firmatari della comunicazione qui in replica. La stessa responsabile, poi, allorchè si rivolgeva al Maestro Auricchio, invitandolo a camminare negli appositi spazi calpestabili, ha unicamente posto in essere la sua funzione di tutela degli spazi in concessione alla società scrivente; trattasi infatti di pavimento antico a natura artistica e sottoposto alla tutela della soprintendenza per i beni culturali". "Non si ritiene di riscontrare le schermaglie verbali delle quali sarebbe stata protagonista la dottoressa Bruno, non senza evidenziare tuttavia come esse appaiano difficilmente riferibili alla stessa, non confacendosi alla sua indole nè alla professionalità ed abnegazione con cui è solita interpretare il suo ruolo. Per il danneggiamento dell’opera, si respinge ogni ventilato addebito alla scrivente società, riservandosi tuttavia, in un’ottica di chiarezza e collaborazione, di assumere informazioni sull’accaduto, per quanto di competenza", conclude il presidente di Salerno Opera, l'avvocato Daniela Andria, dichiarandosi disponibile per ogni ulteriore confronto.

Il racconto della fotografa Sara Napolitano

Il 15 settembre alle ore 9.30 Sara Napolitano e il collega Tommaso Sansanelli siamo arrivati al museo con le opere accompagnati dal controtenore ed ospite Pasquale Auricchio e nessuno sapeva bene cosa dovessimo fare, la ragazza alla reception non sapendo come accendere le luci della sala ci ha indicato il quadro elettrico dove trovare gli interruttori e l’abbiamo fatto da soli, mancavano persino dei ganci per appendere le opere. Prima dell’inaugurazione, durante le prove a porte chiuse (poiché gli ospiti iniziavano ad affluire nel cortile del museo) della performance del fotografo Tommaso Sansanelli e del monologo dell’attrice Gerarda Mariconda, la signora Bruno è arrivata spostando scortesemente la fotografa Sara Napolitano e aprendo le porte. Gerarda Mariconda allora le ha chiesto gentilmente di uscire poiché stava finendo di provare e la signora sempre molto sdegnata ha detto di essere la “responsabile del sito” e che stava “aprendo le porte” lasciandoci senza parole. Dopo l’apertura delle porte e la performance artistica, durante un’intervista con la stampa presente in sala, la signora Bruno si è avvicinata all’ospite Pasquale Auricchio parlandogli in maniera personale chiedendogli se avesse altre scarpe diverse da quelle indossate dal suddetto, che erano scarpe col tacco alto 26 cm, e chiedendo di cambiarle perché a parere suo avrebbero rovinato il pavimento della sala. Tra il dibattito e il concerto la fotografa Napolitano ha trovato la sala spenta e infastidita ha riacceso le luci per fare una foto all’opera principale e per controllare che tutto fosse in ordine, e immediatamente diversi visitatori sono entrati. Dopo il concerto con sala gremita di spettatori che chiedevano esplicazioni sulle opere è arrivata nuovamente la signora Bruno che voleva spegnere le luci, il tutto sempre con grande maleducazione e sottolineando falsamente che l’organizzazione de’ “L’arte per la Giustizia” le aveva comunicato di fare così, l’ospite Pasquale Auricchio le ha fatto notare l’accaduto veramente spiacevole, per nulla professionale e inadeguato. La mattina seguente del 16 Settembre la fotografa si è recata al museo trovando la sala con le luci spente e notando che  il roll up che illustra la copertina della mostra non era presente più all’ingresso della biglietteria  come il manifesto della rassegna ma che era stato spostato nella sala stessa della mostra non permettendo così ai turisti di passaggio di sapere che tale mostra fosse presente negli ambienti del museo. Nel pomeriggio dello stesso giorno, passa nuovamente e viene accolta dalla signora Bruno con battutine infelici e poco rispettose del tipo “stai sempre qua?”  “se dovesse cadere l’opera ti chiamiamo, tranquilla”continuando “per tutte le volte che sei venuta avresti potuto pagare almeno un biglietto..” Il pomeriggio di domenica 17 durante una visita della fotografa con sette visitatori la sala era completamente chiusa al pubblico (nonostante l’ente organizzativo della rassegna “L’arte per la giustizia” paga per la suddetta sala e per la gestione della stessa), la fotografa fa chiamare la signora Bruno che arriva per far entrare la fotografa e i visitatori dalla stanza della direzione: la sala era veramente sporca con l’intonaco a terra, le porte chiuse con il roll up nascosto, un tappeto arrotolato male con un tavolo davanti la “nuova porta d’ingresso”, e la cosa più assurda è stata l’opera principale della mostra a terra rotta e spostata per coprire la muffa del muro e i pezzi della stessa sparsi sul pavimento. Né i fotografi, né l’ente arte per la giustizia sono stati avvisati e non sono mai state pervenute le scuse per l’accaduto. Inoltre la signora Bruno si è completamente lavata le mani della situazione, fregandosene del lavoro, l’impegno e la professionalità altrui, senza contare dell’arte in sé dei due artisti Sara Napolitano e Tommaso Sansanelli, dileguando il tutto dicendo “sono cose che succedono”, facendo anche osservare una porta nello stesso stato del primo giorno dell’inaugurazione.  Gli artisti Sara Napolitano e Tommaso Sansanelli richiedono delle scuse pubbliche dalla signora Mariateresa Bruno, il risarcimento dell'opera  trovata danneggiata da parte del museo e  chiedono di  far spostare la mostra in una sala del museo che possa ospitare le opere tali da poter essere visionate dai visitatori dato che la mostra dovrebbe essere esposta per 7 giorni ma che per adesso addirittura durante l’inaugurazione è stata nascosta.

Il 15 settembre “Arte per la giustizia” voleva parlare di fluidità, accettazione, sensibilizzare su ciò che si è, e in particolare Sara e Tommaso volevano esprimere semplicemente libertà, uguaglianza, lasciando da parte qualsiasi etichetta poiché alla fine dei conti siamo tutti degli esseri umani con un’anima.  Ma probabilmente il museo diocesano la pensa diversamente e ha preferito celare la mostra che doveva restare per una settimana nella sua struttura.

La testimonianza di Pasquale Auricchio  Presidente dell’Associazione culturale Emiolia

Nella serata del 15 Settembre  2023, ore 18:00, serata d’inaugurazione della mostra “Anima mundi”  della rassegna “L’arte per la giustizia” diretta dal Maestro Imma Battista in collaborazione col Conservatorio statale Giuseppe Martucci di Salerno Pasquale Auricchio, controtenore salernitano e presidente dell’associazione culturale Emiolia, è stato vittima di un attacco discriminatorio da parte del consigliere della fondazione “Salerno Opera s.r.l.” Mariateresa Bruno, gestore dei monumenti di  Salerno Sacra. Durante un’ intervista assieme ai fotografi Sara Napolitano e Tommaso Sananelli con la stampa presente in sala, avvenuta dopo l’apertura della sala espositiva,  il controtenore Auricchio sentendosi interpellato dalla consigliera Bruno alle spalle e prestandole attenzione si sente rivolgere la medesima espressione “Scusa, ma non hai un altro paio di scarpe. Non puoi camminare con queste scarpe sul pavimento, potresti danneggiarlo!” Le scarpe a cui si riferisce la consigliera sono delle Pleaser Beyond 1020   dal tacco di 26 cm (scarpe indossate da molti artisti internazionali e portate alla fama dalla cantante Lady Gaga) indossate con consuetudine dal controtenore sia perché genderfuid, sia per indole artistica. Alla risposta negativa la Bruno fuoriesce dalla sala. (Essendo io ossequioso delle regole ho indossato suddette scarpe poiché non vi era alcuna disposizione di alcun tipo affissa in sala o non riguardante il divieto di camminare su suddetta area, contrariamente a quanto affermato dalla Bruno. Tengo a far presente che la maggioranza delle donne presenti, compreso la direttrice Imma Battista , la fotografa Napolitano e l’attrice Gerarda Mariconda indossavano scarpe con tacco sia a spillo che non).

Durante il fluire della serata, nello specifico durante il dibattito e il concerto degli ex allievi del Martucci, la Bruno, vista anche dall’avvocato Mariconda (padre dell’attrice Gerarda Mariconda) presente nel cortile del museo,  si reca presso la sala della mostra e dapprima spegne le luci e poi chiude la porta impedendo di fatto l’entrata di qual si voglia persona avesse voluto ammirare il lavoro dei due fotografi. La fotografa Napolitano dopo qualche minuto nota la cosa e indignata riapre la porta e riaccende le luci della sala dall’interruttore indicato dalla collaboratrice  alla cassa del museo durante le ore dell’allestimento.  Al termine del concerto il controtenore e i due fotografi erano in sala assieme ad alcune persone, intenti ad esplicare le opere del progetto quando la signora Mariateresa Bruno noncurante della cosa  entra avviandosi al quadro elettrico della sala esclamando “Allora spegnamo?!” al che Auricchio la ammonisce vietandole di spegnere le luci della mostra affermando che all’interno come poteva vedere vi erano sia i fotografi sia i visitatori, uscendo così dalla sala per recarsi dalla direttrice e curatrice del progetto Imma Battista per avvisarla che la consigliera era intenta a cacciare le persone presenti in sala e si appropinquava allo spegnimento delle luci nonostante gli artisti stessero esplicando il loro lavoro. Durante le ore successive la consigliera Mariateresa Bruno in maniera privata invia alle ore 23:38 via Whatsapp dei messaggi (come da screenshot) al controtenore Auricchio, che aveva il numero della stessa per accordi lavorativi svoltisi nei mesi precedenti per il Festival Salerno Barocca,  che recitano “Resto molto delusa. Il pavimento è del ‘700. Il problema era di usura. Era negli accordi. Le luci mi sono state richieste spente durante il concerto. (cosa tuttavia negata dall’organizzazione)” Il controtenore risponde via audio ricordando che lui e la Bruno non hanno questa confidenza interpersonale per cui lei non si sarebbe dovuta permettere di chiedergli di togliersi le scarpe e che è inammissibile che durante una manifestazione di quella portata le luci di una mostra riguardante gli stessi temi venissero spente e la sala venisse chiusa; che siccome vi erano altre persone che indossavano scarpe col tacco, tutte avrebbero dovuto togliersi le scarpe che avrebbero potuto danneggiare il pavimento ritenuto patrimonio e che qualora la direzione del museo avesse ritenuto opportuno proteggere tale patrimonio avrebbe dovuto usufruire di un pavimento rialzato in vetro che lo proteggesse  dato che non esisteva nessuna disposizione che fosse stato comunicato all’entrata dell’evento. Audio che non sono mai stati mai ascoltati dalla consigliera.  Dopo poco alle ore 23:53 il controtenore in un confronto telefonico con la Bruno, che continuava a fare riferimento a degli accordi riguardanti le precauzioni da prendere per l’eventuale danneggiamento del pavimento della sala di esposizione (che sarebbero stati presi in precedenza ma mai comunicati in maniera scritta o verbale a nessuno degli invitati all’evento) continua a confermare quanto citato precedentemente negli audio Whatsapp non ascoltati dalla stessa e, suggerisce ancora una volta che, qualora la direzione del museo avesse ritenuto patrimonio danneggiabile il pavimento della sala di esposizione, avrebbe dovuto prendere provvedimenti per proteggerlo in maniera salda con un pavimento di lastre di vetro infrangibili. Al momento in cui, dopo continua insistenza della Bruno sugli accordi  e le disposizioni non comunicate agli ospiti, il controtenore afferma di non essere parte dell’organizzazione della mostra ma solo un ospite e modello della fotografa Napolitano, invitato all’evento quanto tale e che durante le ore mattutine di allestimento della mostra era stata richiesta la sua presenza dai fotografi come ulteriore aiuto all’allestimento attuato dagli stessi senza l’aiuto dei funzionari del museo. A tale affermazione la Bruno subito tace congedandosi repentinamente senza ulteriori spiegazioni.  Il controtenore Pasquale Auricchio in quanto persona e presidente dell’Associazione culturale Emiolia, richiede delle scuse pubbliche dalla suddetta in primis e dall’amministrazione di Salerno Sacra e di “Salerno Opera s.r.l.” per il comportamento scorretto e discriminatorio sopra descritto.

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