Cronaca

"Un'altra storia": cadono le accuse di camorra. Nessun clan a Nocera Inferiore

Il Riesame ridimensiona le accuse dell'Antimafia su tre presunti gruppi criminali individuati nel comune nocerino, attraverso indagini congiunte dei carabinieri del Ros e della Squadra Mobile di Salerno

Niente clan a Nocera: vanno ai domiciliari quindici dei ventuno indagati nell’operazione antimafia “Un’altra storia” - ispirata dal nome di una pizzeria gestita da uno dei coinvolti - che furono arrestati in un maxi blitz congiunto dei carabinieri del Ros e Mobile di Salerno lo scorso 7 dicembre 2016. Le accuse della Dda ne escono ridimensionate, concentrate sull'esistenza di tre presunti gruppi criminali, uno dei quali, quello con riferimento ai fratelli Michele e Luigi Cuomo, di matrica camorristica. In virtù di un trascorso di Michele nell'ex clan "Contaldo" a Pagani. I giudici salernitani hanno depositato il dispositivo in serata, sottolineando l'assenza di elementi sufficienti a giustificare la misura in carcere per buona parte degli indagati. Dietro le sbarre restano solo Michele Cuomo, che il pm Vincenzo Senatore inquadra come boss, assistito dai legali Gregorio Sorrento e Giovanni Annunziata, Giuseppe Petti, Marco Iannone e Mario Tortora, ritenuti interni prima al gruppo di Francesco D'Elia (i due fratelli restano in carcere) e poi a quello dei Cuomo. Oltre a essere ritenuti autori della sparatoria all'esterno della Pentaworld, a Nocera Inferiore, lo scorso ottobre. Le accuse dell'Antimafia, ora cadute, raccontavano di tre distinti gruppi criminali in guerra per contendersi le piazze di spaccio nel comune nocerino. Fino al dominio presunto e territoriale del gruppo dei fratelli Cuomo, inizialmente scontratosi con quello dei fratelli Francesco e Mario D'Elia. In ultimo, un terzo gruppo, indipendente dagli altri, capeggiato - sempre secondo le accuse - da Giuseppe Bergaminelli e Giuseppe Abate. 

Ma per i giudici del Tribunale della Libertà non c'è camorra e neanche il vincolo associativo. In piedi restano accuse circoscritte a singoli episodi, aggravati dal metodo mafioso, ovvero l'articolo 7, solo per tre persone. Durante l'udienza, i legali difensori avevano battagliato ridimensionando episodi e ruoli, oltre a contestare l'assenza di qualsiasi organizzazione criminale. Di contro, l'accusa, aveva depositato una nuova integrazione a sostegno del quadro probatorio. Più della metà del resto degli indagati dunque ha ottenuto gli arresti domiciliari, con le singoli posizioni rese pubbliche proprio in queste ore. 

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