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Sequestro di stoviglie di plastica: nessuna azienda ProMo è coinvolta

A chiarire la vicenda è lo stesso presidente di Pro.Mo. Marco Obroni, che spiega come le aziende associate ritengono che la destinazione al contatto con cibi e bevande dei loro prodotti richieda la massima cura nel garantire sicurezza ed igiene

"Nesuna azienda associata a Pro.Mo. è coinvolta nel sequestro di 51mila piatti di plastica realizzati con sostanze coloranti non conformi alle legge e altamente nocive per i consumatori": a chiarire la vicenda è lo stesso presidente di Pro.Mo. Marco Obroni, che spiega come le aziende associate ritengono che la destinazione al contatto con cibi e bevande dei loro prodotti richieda la massima cura nel garantire sicurezza ed igiene e che parte dell'attività del gruppo è indirizzata a mantenere il livello di qualità offerta ai clienti, in termini di prodotto e di servizio, al di sopra degli standard richiesti dalla normativa italiana, peraltro fra le più stringenti.

Il commento di Ombroni

"Nel 2016 - spiega Ombroni - abbiamo stilato anche un documento tecnico, le Linee guida per la fornitura ed utilizzo di oggetti monouso per la ristorazione collettiva, che definisce al meglio l’impegno delle aziende verso la qualità e la sicurezza del prodotto, la costanza e l’estensione dei controlli, e la chiarezza dell’informazione passata ai clienti. Un disciplinare che tiene dunque in debito conto le esigenze del consumatore, stabilendo i necessari requisiti dal processo di produzione fino alle condizioni di utilizzo dei prodotti monouso".

Il gruppo Pro.Mo.

Pro.Mo. è il nome che identifica il gruppo dei produttori di stoviglie monouso in plastica, costituita nel 2007 all'interno di Unionplast, l'associazione settoriale che raggruppa i trasformatori italiani di plastica. A sua volta Unionplast fa parte della Federazione Gomma Plastica di Confindustria.

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