Cronaca Giovi

"Don Rosario mi ha salvato la vita": la commovente testimonianza di un ex detenuto a "Nessuno è escluso"

Il meeting ha visto gli interventi del cappellano del carcere di Fuorni, parroco di Brignano, don Rosario Petrone, della giornalista Marilia Parente, presidente della cooperativa sociale Galahad e di Enrico, ex detenuto

Un momento dell'incontro

Si è concluso giovedì sera, presso il teatro Lambiase di Giovi, l'open week tenuto presso l'istituto comprensivo Salerno V Ogliara.  A chiudere gli incontri e le iniziative scolastiche,  il meeting "Nessuno è escluso" che, dopo l'introduzione della dirigente scolastica Ida Lenza, ha visto gli interventi del cappellano del carcere di Fuorni, parroco di Brignano, don Rosario Petrone, della giornalista Marilia Parente, presidente della cooperativa sociale Galahad del Centro per la Legalità di Matierno e di Enrico, ex detenuto che ha portato la sua testimonianza ai docenti e ai genitori presenti.

Gli interventi

"Fino a quando ci sono sensibilità protese verso l'altro, c'è ancora speranza - ha esordito Don Rosario Petrone - Credere in ciò che si fa, amarlo, porta certamente i suoi risultati. In questa società del disicanto, siamo spesso depistati da concetti falsi che ci impediscono di vivere appieno la vita, di farlo con passione. Quella passione a cui non dobbiamo rinunciare: non solo i sacerdoti, ma anche ogni laico deve rispondere alla sua vocazione". "Le famiglie sono fondamentali: se dalla famiglia arrivano messaggi negativi, il lavoro educativo di scuola e associazioni diventa decisamente arduo e, in molti casi, vano - incalza la giornalista Marilia Parente - Sempre più spesso, i genitori, adeguandosi all'ottica opportunistica che caratterizza la nostra epoca e con l'intento illusorio di proteggere i loro figli, invitano questi ultimi ad essere furbi, invece che onesti, egoisti invece che generosi. Ma solo chi ricorda che non siamo eterni, sa bene che la strada per vivere una vita degna, non è quella di sopravvivere o di accumulare beni terreni prevaricando gli altri, nè quella di sentirsi migliori dei più deboli, ma è quella di dimostrare di essere brave persone, capaci di denunciare le ingiustizie e di distinguersi dalla massa, mettendo al centro il proprio cuore, con coraggio. Non esiste nulla di più soddisfacente per un genitore di avere dei figli che siano persone perbene".

La testimonianza

A prendere la parola, dunque, Enrico, ex detenuto ed ex ospite della Domus Misericordiae di Brignano: "Con la cocaina non avvertivo dolore, ma ho dovuto rinunciare a tutto, per diventare schiavo - ricorda Enrico - La cocaina mi ha rubato la pace, le persone che amavo e ha provocato dolore in tutti quelli che mi volevano bene. Nel mio cammino ero rimasto solo. Con me c'era solo Dio e, nelle vesti di un prete, Don Rosario che mi ha salvato la vita, restituendole dignità, preoccupandosi della mia salute e offrendomi una opportunità con il laboratorio di ceramica della Domus. A lui e a agli altri devo la mia rinascita. Oggi non ho un lavoro, ma ho una nuova famiglia e pratico volontariato: ho scoperto la gioia di regalare sorrisi a anziani, ammalati e a chi è solo", ha concluso Enrico. Commozione e riflessione tra i presenti che hanno preso parte all'interessante incontro, portando a casa un pezzettino del vero senso del Natale, inteso come amore puro e disinteressato verso l'altro.

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