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Il dormitorio

Il dormitorio

Deriso mentre vagava nudo e confuso, Venite Libenter accoglie il "nigeriano senza nome"

Non si avevano più notizie di quel nigeriano che vagava nudo nei pressi dello stadio Arechi, segnalato da alcuni passanti e criticato e deriso da qualche politico "contrario allo straniero". Ma tre sere fa qualcuno non ha voltato lo sguardo, aiutandolo

La sua foto, nudo ed in stato confusionale, purtroppo, era stata divulgata sui social network ed anche su qualche testata giornalistica, un po' di tempo fa. In pochi, o forse nessuno, aveva preso a cuore il suo dramma: non si avevano più notizie di quel nigeriano che vagava nudo nei pressi dello stadio Arechi, segnalato da alcuni passanti e criticato e deriso da qualche politico "contrario allo straniero". Fino a tre sere fa, quando qualcuno ha contattato Rossano Daniele Braca dell'associazione Venite Libenter impegnata nell'accoglienza ai senzatetto, in queste notti di gelo, presso il dormitorio di via Dei Carrari.

La testimonianza

"Mi avevano detto che un nigeriano vestito di stracci vagava in stato confusionale sulla Litoranea, con mani, piedi e gambe congelate - racconta Braca - Così ci siamo precipitati sul posto, tentando di comunicare con lui, ma purtroppo non comprendeva neppure l'inglese. Così, a gesti, ci ha fatto capire di avere sete e freddo: dopo avergli fatto bere del the caldo ed esserci intrattenuti con lui, lo abbiamo convinto a seguirci al dormitorio. Lì lo abbiamo riscaldato e, insieme con gli altri ospiti, lo abbiamo tranquillizzato e rifocillato. Pensavamo fosse muto, in quanto continuava a non parlare, fino a quando ha trovato un altro nigeriano nostro ospite proveniente dalle sue stesse zone: hanno iniziato a dialogare tra loro ed abbiamo sentito finalmente la sua voce". Cicatrici su gran parte del corpo e tanta sofferenza negli occhi del giovane africano che, probabilmente, non ha mai trovato visi amici nel suo difficile percorso. Dopo un paio di giorni, ha salutato tutti dicendo che doveva tornare dalla sua famiglia: "Era confuso, non credo abbia qui la sua famiglia - ha continuato Braca - Ma non volevamo costringerlo a rimanere. Ne ha già avute troppe di costrizioni. Così, fornendogli un biglietto con i nostri riferimenti, lo abbiamo lasciato andare. Ma cercheremo di rintracciarlo per aiutarlo ancora, ora che abbiamo appurato la zona in cui si aggira", ha concluso Braca che, differentemente da altri, ha deciso di non voltare lo sguardo e di aiutare, come possibile, il giovane che, ad oggi, non ha ancora un nome.


 

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