Traffico di farmaci tumorali tra l'Oriente e l'Italia, rischiano in 18: anche due salernitani

I due, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero partecipato al meccanismo criminale dedito allo smercio dei farmaci anti-tumorali “intelligenti”, capaci di distruggere le cellule neoplastiche

Sono in 18 a rischiare il processo, con richiesta di rinvio a giudizio, per un'inchiesta sul traffico di farmaci tumorali eseguiti dalla procura di Cremona. Tra di loro, ci sono anche due salernitani. Una persona di Angri e la seconda, invece, di Nocera Inferiore. I due, secondo l’impianto accusatorio, avrebbero partecipato al meccanismo criminale dedito allo smercio dei farmaci anti-tumorali “intelligenti”, capaci di distruggere le cellule neoplastiche. Prodotti ricercati con un costo che può arrivare fino a 30mila euro a confezione.

L'indagine

Il blitz, effettuato a settembre scorso, portò alla luce il business portato avanti sull’asse Crema-Agro-Egitto. L’associazione - con epicentro in Lombardia - ricettava farmaci rubati prevalentemente negli ospedali del Sud Italia per poi piazzarli in Europa, in Medio Oriente, con un mercato preferenziale nel Nord Africa, dove c’è carenza di medicinali ad alta specializzazione. Furono 14 le persone arrestate, tra carcere e domiciliari, con accuse contestate a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla ricettazione e al commercio di medicinali guasti. L'inchiesta, ribattezzata “Dawaa” - farmaco in lingua araba - partì da un primo sequestro di un plico consegnato da un egiziano ad un corriere privato e destinato in Francia. Dentro c’erano 99 confezioni di farmaci ad alto costo e ad uso esclusivo ospedaliero per un valore di 103mila euro. Da lì i carabinieri ricostruirono il primo passaggio, per poi dare un numero al lotto dei farmaci e alla scatola originale. I farmaci rubati negli ospedali provenivano dalle province di Catania, Bari, Salerno e Bologna, venivano acquistati dai napoletani nel secondo passaggio, con successiva rivendita agli egiziani, gli unici in grado di dare uno sbocco al mercato illecito grazie ad una rete di spedizionieri e intermediari in grado di attivare il canale di mercato. All’aeroporto di Malpensa, come emerso dalle attività di riscontro, c’erano dei complici in grado di infilarli nelle valigie, fino al Cairo, dove si attivavano i rivenditori, con clienti e pazienti facoltosi, con i prodotti tenuti male, occultati con metodi di fortuna, in grado di essere anche pericolosi per la salute. Le singole posizioni dei due indagati dell’agro, tra Nocera e Angri, sono decentrate e non ritenute in posizioni di vertice: i promotori, secondo quanto rimesso insieme dagli investigatori, sono tutti napoletani ed egiziani. L'udienza preliminare è fissata per luglio.

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