Fattura "falsa" per opporsi ad un atto di morosità, sospesi due avvocati di Nocera

L'accusa è di tentata estorsione, contestata anche ad un imprenditore, che avrebbe fatto ricorso contro il suo creditore, dichiarando di vantare un credito che in realtà non esisteva

Una fattura con un credito che non esisteva per convincerlo a desistere dal recupero di alcuni canoni di locazione. Circostanza che fa da sfondo alla sospensione per 6 mesi dalla professione di due avvocati del foro di Nocera Inferiore, accusati di tentata estorsione insieme ad una terza persona, un imprenditore, raggiunto invece dall'obbligo di firma. E' quanto raggiunto dall'appello della procura di Nocera Inferiore, sostituto Anna Chiara Fasano, che ha ottenuto ieri dal Riesame l'applicazione delle tre misure personali.

"Lo stratagemma"

E' il 15 marzo 2018, quando il proprietario di un complesso alberghiero a Nocera Superiore cita l'imprenditore per morosità, in virtù del mancato pagamento di canoni di locazione. Quest'ultimo, aveva avuto in locazione proprio la struttura ricettiva, non onorando però quei pagamenti, nonostante più richieste del creditore. Undici giorni dopo quel precetto, l'indagato - insieme ai due avvocati - presentò ricorso al Tribunale fallimentare proprio contro il creditore, millantando con una fattura - poi rivelatasi falsa - il rimborso di 35mila euro legati al soggiorno del figlio della stessa vittima, in quello stesso albergo. Un'azione che avrebbe costretto il creditore a difendersi in tribunale, per difendersi da uno stato di insolvenza che in realtà non esisteva. Il Tribunale fallimentare aveva però respinto quel ricorso, con la vittima che avrebbe a quel punto fatto un'integrazione di querela, contro quell’amministratore. Le indagini condotte dai carabinieri si sono avvalse di alcune preziose testimonianze, che hanno provato la creazione di quella fattura, su richiesta dei due avvocati e dell'amministratore della società, al fine di far desistere la vittima dal recupero di quei crediti. La procura aveva chiesto per tutti e tre gli arresti domiciliari, ma il gip aveva rigettato. Con il ricorso al Riesame, è scattata per i due avvocati la sospensione dalla professione, mentre per l'imprenditore che aveva promosso il ricorso, l'obbligo di firma alla polizia giudiziaria. 

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