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Il bar rapinato

Il bar rapinato

Nocera Inferiore, rapinarono il bar "Isolotto": tre giovani a processo

Per i tre è stato rigettato il patteggiamento. Sono accusati di rapina in concorso. Dopo aver arrestato due innocenti, la polizia registrò la confessione di uno dei tre rapinatori. Sarebbe stato costretto da un presunto "capozona"

Saranno processati dopo il rigetto del patteggiamento davanti al gup A.S. , M.G. e V.G. , accusati in concorso per la rapina al bar "Isolotto". Dopo l’autoaccusa di uno dei tre, che si era presentato alla polizia dichiarandosi responsabile del colpo ed aver indicato gli altri deu complici, toccherà ad un collegio di giudici ricostruire la corretta ricostruzione dei fatti, con un processo fissato dal gup per il prossimo 14 dicembre. L’a dinamica della rapina fu ricostruita dai carabinieri di San Valentino Torio con non poche difficoltà. Prima che i tre finissero sotto inchiesta, con la presentazione a maggio 2016 al Commissariato di G. e le accuse per sé e gli altri due, con tanto di indumenti e altri dettagli indiziari forniti, l’inchiesta si era orientata su altri due soggetti. Uno di questi, ritenuto vicino ad uno dei tre gruppi criminali legati all’indagine “Un’altra storia”, concentrata sulle dinamiche criminali a Nocera Inferiore.

Quando il terzetto fu portato in caserma, le intercettazioni ambientali registrarono elementi importanti. Come l'esistenza di un misterioso personaggio rimasto nell’ombra e mai identificato, legato alla criminalità nocerina, in grado di orientare la successiva fase investigativa. Si parlò di un presunto capozona di Nocera che si rivolse alle vittime del colpo notturno, consumato la notte del 30 gennaio. Quando a marzo 2016 vennero individuati altri due soggetti, il caso sembrava chiuso. Poi ci fu il colpo di scena di G, che si autodenunciò alla polizia, consegnando un piumino, scarpe e un orologio, confessando di essere l’autore del colpo, accusando anche S. e G. e accusando S. e G., rendendo dichiarazioni ritenute sufficienti a formulare le contestazioni. Dalle carte investigative, rimaste senza sufficiente riscontro, emergerebbe anche una presunta promessa di ventimila euro in cambio della “confessione”. Un dettaglio emerso dopo l'udienza in sede di Riesame, che portò all'arresto dei tre, con misura cautelare in regime di domiciliari

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