Processi "telematici", la Camera penale a Nocera dice no: "Non può essere il futuro"

La Camera penale degli avvocati contraria alle modifiche introdotte per l’emergenza Covid-19, destinate a segnare per un periodo di tempo le modalità di celebrazione dei processi penali

La Camera penale degli avvocati di Nocera Inferiore dice no alle modifiche introdotte per l’emergenza Covid-19, destinate a segnare per un periodo di tempo le modalità di celebrazione dei processi penali. Nello specifico, con le udienze da remoto, in via telematica. 

Il commento

«Il processo Telematico è un simulacro del processo, con l’eccezionalità che arriva alla regola verso un ritorno al rito inquisitorio»: così la nota diffusa dalla Camera penale, presieduta dall’avvocato Rodolfo Viserta, si fa interprete di un grido d’allarme dei penalisti di Nocera Inferiore. L'occasione è data dal fatto che l'11 maggio prossimo, vi sarà la possibilità per i detenuti di celebrare i processi da remoto. "L’articolo 146 del codice di procedura penale, titolato “ Aula udienza dibattimentale” recita che nelle  aule di udienza per il dibattimento, i banchi riservati al pubblico ministero e ai difensori sono posti allo stesso livello di fronte all'organo giudicante, e le parti private siedono a fianco dei propri difensori, salvo che sussistano esigenze di cautela. Il seggio delle persone da sottoporre ad esame è collocato in modo da consentire che le persone stesse siano agevolmente visibili sia dal giudice che dalle parti».

"Muore il principio di oralità"

«“Da remoto” significa che in luogo dell’aula di udienza sita nel Tribunale, come stabilisce il codice di rito, le parti del processo  potrebbero stare ognuna in un sito inizialmente comunicato, e quindi non  più tutte nella stessa aula, ma ognuna in una stanza virtuale che potrebbe anche non essere il Tribunale, unico luogo deputato alla celebrazione di un processo». «Quindi, in una stanza virtuale siederà il giudice con il suo ausiliario che potrà anche essere in un’altra stanza. Il Pm nella sua stanza. L’imputato detenuto in carcere seguirà il processo nella saletta allestita nel carcere o presso la PG, il difensore si troverà presso il suo studio». La questione di fondo, è la fine dei principi di oralità, immediatezza e concentrazione del contraddittorio in uno  ai diritti costituzionali, diritto alla difesa e quello alla privacy, per una norma comunque  introdotta per un fatto emergenziale».

Le fabbriche si adeguano e i tribunali no

«Ma se riapriranno le fabbriche per quale motivo non potrebbero riaprire i Tribunali con tutte le precauzioni necessarie e dovute?». Le disposizioni prevedono porte chiuse, e allora i legali chiedono le dovute precauzioni, con distanze e calendari serrati, urgenze, per tornare nelle aule, senza rinunciare a garanzie e procedure. «Noi penalisti di Nocera Inferiore vogliamo che il processo si svolga in aula, alla presenza di tutte le parti, vogliamo tornare a lavorare, vogliamo tornare a indossare la nostra toga. Il  processo deve rimanere nei confini costituzionali, mentreil processo telematico, a distanza comprime i diritti fondamentali della difesa e dell’imputato, è profondamente ingiusto e non rispetta la Costituzione». 

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