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Martedì, 28 Maggio 2024
Cronaca Nocera Inferiore

Intrecci tra camorra e politica a Nocera, la Cassazione annulla ordinanza per Cesarano

La Cassazione, in attesa di leggere le motivazioni, ha rimandato tutto al Riesame di Salerno, che dovrà nuovamente motivare la custodia in carcere per Cesarano

La Cassazione annulla con rinvio ad altra decisione l'ordinanza cautelare in carcere per l'ex vicesindaco Antonio Cesarano. Sullo sfondo l'indagine "Un’altra storia", concentrata su un intreccio, prima delle ultime elezioni a Nocera Inferiore, tra la camorra e le istituzioni a Nocera Inferiore. Il politico è a Fuorni da gennaio con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso. Secondo il teorema della Dda di Salerno, Cesarano avrebbe fatto da «mediatore» tra l’ex boss Antonio Pignataro e i candidati al consiglio comunale, Ciro Eboli e Carlo Bianco, per spingere la giunta dell’allora sindaco Manlio Torquato ad approvare una delibera d’indirizzo di variante al Puc. Un provvedimento propedeutico all’edificazione di una casa famiglia, finita nel mirino del "gruppo criminale" dell’ex cutoliano ed esponente della Nuova Famiglia, Pignataro.

Quel ruolo di "mediatore" con il boss

I legali difensori di Cesarano, Annalisa Califano e Massimiliano Forte, hanno visto accogliere il loro ricorso, che premeva sull’assenza dei gravi indizi di colpevolezza per l’ex vicesindaco e assessore Cesarano, oltre all’assenza di responsabilità in quel disegno criminale immaginato dalla Dda, con la conclusione che la misura in carcere fosse da annullare. La Cassazione, in attesa di leggere le motivazioni, ha rimandato tutto al Riesame di Salerno, che dovrà nuovamente motivare la custodia in carcere per Cesarano. Ma questa volta con elementi più incisivi e significativi. Per i giudici salernitani, Cesarano fu ritenuto non «credibile» quando spiegò al gip che l’ex consigliere comunale, candidato ed amico Carlo Bianco, lo aveva tirato in ballo solo perché non aveva avuto dallo stesso Cesarano il supporto elettorale che immaginava. Eppure, per il Riesame l’ex vicesindaco era l’«interlocutore» di Pignataro, che a sua volta cercava un esponente politico (Bianco in questo caso) per fare pressioni sulla giunta. Tutto questo in cambio di voti per i due candidati, finiti poi in carcere.  

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