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Le indagini dei Ros

Le indagini dei Ros

A Nocera non esiste il "clan" di Pignataro: lo dicono i giudici del Riesame

Resta in piedi l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso ma non l'associazione, di cui erano accusati di far parte oltre all'ex boss cutoliano, anche Ciro Eboli, l'ex consigliere Carlo Bianco e il giovane Luigi Sarno

A Nocera Inferiore non c'era un clan di camorra. Lo ha deciso il Tribunale del Riesame dopo oltre 5 ore di discussione degli avvocati difensori e un paio di camere di consiglio. La pronuncia dei giudici salernitani vede cadere in parte il teorema della Dda, disconoscendo il reato di associazione di stampo mafioso per l'ex boss cutoliano Antonio Pignataro, accusato di essere a capo di un "neo" gruppo criminale di cui avrebbero fatto parte Ciro Eboli, l'ex consigliere Carlo Bianco e il giovane Luigi Sarno. Oltre ad altre persone, formalmente indagate. I quattro restano in carcere (con eccezione di Sarno, che non si muove dal regime dei domiciliari), ma tuttavia a restare in piedi è un'altra accusa, altrettanto pesante, quella di scambio elettorale politico-mafioso. 

In particolare, Antonio Pignataro - figura centrale dell'inchiesta - ottiene gli arresti domiciliari per la sola accusa di violenza privata aggravata dal metodo mafioso. Reato contestato anche a Ciro Eboli e concretizzatasi quando i due, per far pagare il furto di una stufa ad un giovane pregiudicato, gli fecero capire di dover chiedere perdono per quanto commesso, altrimenti l'avrebbe pagata cara. Un'intimidazione che avrebbe fatto Eboli in prima persona, per conto ovviamente del "boss". Per entrambi, la misura del carcere è stata sostituita con quella dei domiciliari, pur tuttavia restano entrambi dietro le sbarre per le altre accuse

Nulla cambia per Luigi Sarno, il giovane nocerino agli arresti domiciliari, il cui ricorso è stato respinto in toto dai giudici del Riesame. Sarno è accusato di corruzione elettorale ed estorsione tentata, oltre che aggravata dall'articolo 7, per aver provato a imporre una personale gestione dei manifesti elettorali durante le ultime elezioni al candidato Mario Stanzione. Sarno avrebbe gestito le affissioni anche di altri candidati ( con il beneplacito del boss Pignataro), per poi corrompere diversi elettori per raccogliere voti in favore di Nicola Maisto, ex consigliere dimessosi settimane fa. E probabilmente, anche per qualche altro candidato. Ma sul punto, le indagini proseguono

Durante l'udienza, la Procura Distrettuale Antimafia ha depositato tra ieri e oggi circa 2000 pagine di nuovi atti (tra i quali il verbale dell'interrogatorio dell'ex consigliere Carlo Bianco, sentito in seconda battuta dal pm), che racchiudono nuovi elementi di tipo investigativo acquisiti in una fase successiva al blitz di agosto. Per comprendere il ragionamento dei giudici bisognerà aspettare il deposito delle motivazioni. Solo allora si capirà perchè quella "nuova cellula" - come l'aveva definita il gip nell'ordinanza cautelare - che si stava creando intorno alla figura del cutoliano Antonio Pignataro, non esiste giuridicamente. Il killer della piccola Simonetta Lamberti - secondo il teorema della Dda - si sarebbe mosso per risolvere questioni "di strada" e perseguire in alcuni interessi legati alla pubblica amministrazione, come la famosa delibera di indirizzo di variante al Puc utile alla costruzione di una casa famiglia. Un interesse che sarebbe stato anche da oggetto di scambio con l'ex consigliere Carlo Bianco, per aiutarlo in termini di preferenze in campagna elettorale. Tra i legali difensori Gregorio Sorrento, Andrea Vagito, Antonio Sarno e Bonaventura Carrara

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