Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Quel finanziere salernitano che faceva da scorta al boss

Tra gli arrestati nel maxi blitz condotto dalla Mobile di Napoli anche un finanziere di Nocera Inferiore, che avrebbe guidato un commando di fuoco che doveva uccidere un esponente di un clan rivale. La sua parabola, dalla Finanza alla camorra

Il piano era studiato nei dettagli e consisteva nel simulare un controllo al solo scopo di uccidere un esponente del clan rivale. Eccola la storia dietro Claudio Auricchio, finanziere nato a Nocera Inferiore, classe 1977, tra i 27 arrestati dalla Mobile e dal Gico di Napoli nel maxi blitz di due giorni fa contro due dei principali clan di Secondigliano, protagonisti della "faida di Scampia" consumata tra il 2012 e il 2014. Basco verde, già sospeso due anni fa dalla sua attività, Auricchio - per la Dda partenopea - era membro di un gruppo di fuoco del clan dei "Girati", i Vannella Grassi, oltre che uomo di fiducia di Antonio Mennetta. Il boss che ambiva a comandare il quartiere di Scampia. Il finanziere sarebbe stato a capo di uno squadrone della morte - siamo nel 2012 - in una palazzina popolare nella "terra" del clan Abbinante. L'obiettivo era Giovanni Esposito "o muorto", scampato a diversi agguati e prelevato dal commando per il piano. Secondo il racconto dei pentiti, Auricchio quel giorno si muoveva su un'auto assemblata per passare come una di quelle in dotazione alle Fiamme Gialle. Si trattava di una Fiat Bravo colorata di grigio. Con lui c'erano alcuni affiliati, oltre a Ciro Cortese, una ex guardia forestale assoldata anch'ella dalla camorra. Ma nel momento chiave accadde qualcosa: Esposito capì di essere finito in una trappola. Due donne di casa sua cominciarono a urlare, temendo il peggio, costringendo l'uomo a chiamare polizia e carabinieri. Il piano saltò ed Esposito riuscì a salvarsi. Auricchio fu poi arrestato insieme ad un altro finanziere nel 2015: furono colti in flagranza mentre portavano droga in Puglia. Stando alle indagini, il nocerino avrebbe guadagnato dai 2 ai 3mila euro al mese per i suoi servigi al clan. Il boss, Antonio Mennetta, lo avrebbe avuto al suo fianco. Lo scortava ovunque, anche durante un summit in un'officina tra Pompei e Scafati, comune dove aveva trascorso parte della sua latitianza. Le accuse vanno dall'associazione a delinquere di stampo mafioso allo spaccio di droga. 

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