Cronaca Nocera Inferiore

A Nocera Inferiore "ci fu un patto con la camorra": lo dice il Riesame

Lo scrivono i giudici del Riesame, le cui motivazioni rafforzano l’esistenza di uno scambio elettorale politico-mafioso stipulato durante le scorse elezioni di giugno. Troppo carenti invece le prove per sostenere l'accusa di associazione di stampo mafioso

«Appare davvero impossibile che un sanguinario camorrista come Antonio Pignataro possa aver deciso di appoggiare così intensamente un progetto edificatorio per uno scopo puramente filantropico». Lo scrivono i giudici del Riesame, le cui motivazioni rafforzano l’esistenza di uno scambio elettorale politico-mafioso stipulato durante le scorse elezioni di giugno. L’indagine è quella ribattezzata «Un’altra storia», stralcio della più vasta sui gruppi criminali a Nocera Inferiore, concentrata sull’esistenza di un «clan» di camorra al cui vertice ci sarebbe stato l’ex cutoliano Antonio Pignataro. Il blitz di agosto portò in carcere 3 persone e aprì uno squarcio, con il ruolo del giovane Luigi Sarno finito ai domiciliari, su di una compravendita di voti durante le elezioni. Il progetto edificatorio in questione è la «Casa famiglia», finito in una delibera d’indirizzo firmata dalla giunta del sindaco Manlio Torquato a maggio scorso e per la cui approvazione si sarebbe mosso - in cambio di voti – l’ex consigliere comunale Carlo Bianco. «L’esistenza di un accordo - si legge - è confermata anche da Bianco». Ma nessuno aveva scopi "caritatevoli" su quel progetto, perché «anche Ciro Eboli (candidato al consigli comunale, ndr) era mosso da finalità utilitaristica e speculativa, celata dietro lo schermo di comodo messo a disposizione in modo compiacente da don Alfonso Santoriello, dello sviluppo della parrocchia di San Giuseppe».

Lo stesso valeva per Bianco, con le intercettazioni che smentiscono il suo interrogatorio alla Procura e rendono «scolpito» l’accordo siglato con il «boss»: «Bianco si aspettava da Pignataro un pacchetto di 100 voti. Sapeva ed era ben conscio che si trattava di soggetto capace di controllare un certo numero di voti grazie alla capacità intimidatoria derivante dalla sua notoria e storica appartenenza alla camorra. Ha raccolto con entusiasmo, in modo inquietante, la proposta di intesa elettorale proveniente da un boss condannato per molteplici omicidi». Carlo Bianco sarà poi scaricato da Pignataro e da Eboli prima delle elezioni. Ma se da una parte regge l’accusa di scambio mafioso, dall’altra cade quella di associazione camorristica. Per la Dda, nel «clan» di Antonio Pignataro c’erano anche Ciro Eboli (suo braccio destro), Carlo Bianco, Antonio Cesarano (ex vice sindaco) ed altri. Eppure, per il Riesame gli indizi investigativi a supporto risultano scarsi e marginali. Antonio Pignataro è «ancora considerato un camorrista capace di far paura», ma non c’è prova che quel gruppo si muovesse come un sodalizio criminale.  

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