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Il Prefetto Malfi

Il Prefetto Malfi

Commissione d'accesso al Comune di Nocera, il prefetto: "Per ora non ci sono le condizioni"

Intervistato da una tv locale, Salvatore Malfi esclude al momento la richiesta d'accesso per una commissione. Sullo sfondo, l'indagine della Procura sull'ex boss Antonio Pignataro e sugli interessi che avrebbe avuto riguardo un progetto edilizio

Per il Prefetto Salvatore Malfi, al momento, non vi sono elementi tali da giustificare una richiesta al ministro di una commissione d'accesso al Comune di Nocera Inferiore. Intervistato da una televisione locale, la massima autorità ha così commentato il lavoro che in questo momento l'ufficio sta effettuando sui plichi inviati dal procuratore Corrado Lembo. Sullo sfondo, l'indagine sugli interessi dell'ex boss cutoliano, Antonio Pignataro, a Nocera Inferiore. "Ieri sera (due giorni fa, ndr) - dice Malfi - ho ricevuto un ulteriore plico da parte della Procura che sarà vagliato adeguatamente da noi. Ci sono delle situazioni dove io chiedo l'accesso in un comune al Ministro quando nella mia visione ho già trovato degli elementi molto corposi e che sono previsti dalla legge: e che cioè l'amministrazione e il Comune non riescono più a funzionare perchè hanno un grado di infiltrazione così grave da impedirne il regolare funzionamento. Le problematiche ci sono, ma non sono ancora a questo livello. Però è una cosa che seguiamo e che monitoriamo insieme all'evoluzione dell'indagine"

Seppur in forma indiretta, il Prefetto ha fornito una risposta anche al deputato Edmondo Cirielli, che giorni fa aveva sollecitato il Ministro degli Interni con un'interrogazione, chiedendo tempi rapidi per l'accesso della commissione. Ma al momento, pare non ci siano le condizioni. L'indagine è quella ribattezzata "Un'altra storia", la cui origine risale al 2015, quando i carabinieri del Ros agli ordini del maggiore Mambor cominciano ad indagare sulle contrapposizioni criminali sul territorio nocerino. Da lì, si apre uno squarcio sull'ex cutoliano e poi componente della Nuova Famiglia, Antonio Pignataro, condannato a 30 anni per omicidio in concorso per la morte della piccola Simonetta Lamberti. L'indagine ha portato in carcere tre persone: oltre a Pignataro, anche l'ex consigliere Carlo Bianco e il sodale del "boss", Ciro Eboli, anch'egli candidato durante le ultime elezioni. Ai domiciliari c'è finito Luigi Sarno. I primi tre rispondono, insieme ad altri, di associazione di stampo mafioso (accusa temporaneamente caduta in sede di Riesame) e scambio elettorale politico-mafioso. Proprio questo reato, che si sarebbe concretizzato in un patto stipulato tra le parti per portare voti ai candidati Bianco ed Eboli in cambio di una variante al Puc decisa dalla giunta per un progetto edilizio di una casa famiglia, è stata oggetto di attenzione da parte di Procura e Prefettura. Stabilire, cioè, se l'attuale amministrazione sia stata e sia attualmente condizionata da infiltrazioni camorristiche nel suo lavoro quotidiano. La Casa Famiglia non è stata mai costruita, ma il progetto fu approvato in giunta lo scorso maggio, con una delibera d'indirizzo. Poche settimane prima del turno elettorale

Oltre a registrare episodi di violenza privata ed estorsione aggravata dal metodo mafioso, l'indagine ha aperto uno squarcio anche su un fenomeno di corruzione elettorale, che vede indagati al momento due consiglieri comunali (uno dimissionario): Nicola Maisto e Ilario Capaldo. Entrambi sono accusati di aver acquistato voti in cambio di soldi. Almeno per Maisto, la regia viene attribuita al giovane Luigi Sarno, accusato di aver corrotto diversi elettori per raccogliere preferenze in favore di Maisto. L'iscrizione di Capaldo, invece, è più recente. Ma il fenomeno della compravendita sarebbe stato diffuso - come ha ricordato anche Lembo nella conferenza stampa del 21 agosto - tra più candidati, sui quali l'indagine prosegue spedita. L'indagine conta circa 20 indagati, tra i quali sono comprese persone ritenute interne al "neo clan" di Antonio Pignataro e persone incensurate, maaccusate di aver preso soldi in cambio di voti. Indagati per false dichiarazioni al magistrato ci sono poi il parroco Alfonso Santoriello (il sacerdote che firmò la richiesta al Comune di edificare il terreno adiacente alla parrocchia di San Giuseppe) e l'ex candidato a sindaco Mario Stanzione (vittima, per la Procura, di aver subito un tentativo di estorsione da parte di Luigi Sarno nella gestione dei manifesti in città durante l'ultima campagna elettorale)

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