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Nocera Inferiore, camorra e politica: il consigliere Maisto: "Mai comprato voti"

«Non conosco nè ho mai visto nessuno di questi signori». Si è difeso dall’accusa di corruzione elettorale il consigliere comunale Nicola Maisto, eletto nella lista “Uniti per Torquato” alle ultime elezioni e indagato per corruzione elettorale

«Non conosco nessuno di questi signori. Non li ho mai visti». Così si è difeso dall’accusa di corruzione elettorale il consigliere comunale Nicola Maisto, eletto nella lista “Uniti per Torquato” alle ultime elezioni amministrative, indagato nell’operazione della Dda che ha portato all'arresto di quattro persone indagate per associazione camorristica e scambio elettorale politico-mafioso. Il 31enne, assistito di fiducia dall’avvocato Pietro Pasquali, indagato a piede libero per la presunta compravendita di una decina di voti nel corso dell’ultima tornata elettorale, è stato interrogato sui suoi rapporti politici ieri mattina al reparto territoriale carabinieri di Nocera Inferiore. Ai militari del Ros, che hanno condotto materialmente l'indagine, Maisto ha spiegato nel dettaglio il percorso della sua campagna elettorale. «Non ho pagato cene né fatto manifesti - ha detto con forza - e non conosco nessuna di queste persone». Queste ultime, almeno una decina, secondo l'ipotesi del pm Vincenzo Senatore, si sarebbero messe d'accordo per raccimolare voti e reclutare elettori in favore di Maisto. Dietro compenso di 40 euro a preferenza. Sempre ieri, invece, è comparso davanti al Gip del Tribunale di Avellino per l’interrogatorio di garanzia anche l’ex consigliere comunale Carlo Bianco, non eletto alle ultime elezioni, difeso di fiducia dall’avvocato Andrea Vagito. Bianco. Bianco ha scelto il silenzio, avvalendosi della facoltà di non rispondere. Questa mattina, invece, toccherà ai due indagati eccellenti dell'inchiesta comparire davanti al giudice per l'interrogatorio di garanzia. 

Oggi tocca al "boss"

Ovvero a chi la Procura ritiene al vertice di questo nuovo "clan", Antono Pignataro, già esponente di spicco del gruppo di fuoco della Nco di Raffaele Cutolo, noto per la sua condanna nell'omicidio della dodicenne Simonetta Lamberti, recluso per questa indagine al carcere di Poggioreale e difeso dal suo legale Antonio Sarno. E a Ciro Eboli, la "longa manus" del boss, candidato e non eletto in lista con Pasquale D’Acunzi, assistito di fiducia dall’avvocato Gregorio Sorrento. L'indagine della Procura distrettuale Antimafia parte nel 2014 e ha un suo primo sviluppo alla fine del 2016, con il filone "Un'altra storia", concentrata sul gruppo "Cuomo". Poi avvia un'indagine parallela sullo storico camorrista e boss prima della Nco a Nocera Inferiore e poi della "Nuova Famiglia", Antonio Pignataro, finito ai domiciliari per gravi problemi di salute. Una scelta - definita dal procuratore capo di Salerno, Corrado Lembo - "improvida".

Gli "ordini" dal balcone di casa

Pignataro avrebbe mosso i suoi interessi dando indicazioni persino dal balcone di casa, ma anche presenziando in prima persona - nonostante il divieto ad uscire - in bar e quartieri. E in un caso, anche fuori città. A quanto emerge dalle carte redatte dagli inquirenti, con ampi richiami nell’ordinanza firmata dal Gip Stefano Berni Canani, i suoi interessi avrebbero toccato anche l’ambito del privato, con il tentativo di imporsi nella vendita del calcestruzzo per una società edile di Nocera Inferiore. Il suo spessore criminale viene giustificato da una serie di episodi che i carabinieri del Ros ricostruiscono con dovizia di particolari. A lui ci si rivolge per far desistere un creditore ad Angri per bloccare un recupero di soldi nei confronti di un suo conoscente. Allo stesso modo, l’Antimafia parla di punizioni pianificate verso collaboratori di giustizia, del tentativo di far desistere una famiglia ad occupare un appartamento Ina Casa già nelle disponibilità di un’altra persona e di intimidire un ragazzo colpevole di aver rubato una stufa nel quartiere: («Lo “Zio” ti sta cercando, non ti mettere in condizione che fa una squadra e ti manda all’ospedale. Vai sotto al suo balcone e chiedi scusa»). Ed è sempre a Pignataro che ci si rivolge per rimediare all’aggressione di un uomo verso una donna, per ottenere sconti su forniture di cemento che lo stesso 60enne avrebbe conferito a qualche ditta di Nocera e addirittura, per punire lo sgarro subito da un sodale da parte di una terza persona, destinatario di una «lezione» alla presenza del boss. Accusato di associazione di stampo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, estorsione e violenza privata, Pignataro avrebbe contato su diversi sodali incaricati di concretizzare i suoi interessi, che spaziavano da quelli privati a quelli politici. L’ex boss si sarebbe mosso per far approvare una variante al Puc su di un terreno di proprietà della Diocesi di Nocera Inferiore, per racimolare voti per alcuni consiglieri comunali e per gestire l’affissione di manifesti di propaganda durante le ultime elezioni. Su questa vicenda la Procura Antimafia sta approfondendo, con gli atti che riportano lettere ufficiali di Diocesi e parrocchia, in attesa di ascoltare Don Alfonso Santoriello, non indagato, ritenuto testimone fondamentale della delicata vicenda

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