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Dal Vescovo al sindaco di Nocera, ecco i testimoni della Dda nel processo "Un'altra storia"

Il vescovo Giuseppe Giudice, il sindaco Manlio Torquato, i consiglieri comunali e un ex boss della camorra. Questi e altri sono i testimoni che la procura Antimafia di Salerno chiamerà a deporre per il processo «Un’altra storia»

Il vescovo Giuseppe Giudice, il sindaco Manlio Torquato, i consiglieri comunali e un ex boss della camorra. Questi e altri sono i testimoni che la procura Antimafia di Salerno chiamerà a deporre per il processo «Un’altra storia», l’indagine che ipotizza un patto tra un ex assessore del comune, un ex consigliere comunale, un aspirante consigliere e la criminalità organizzata, rappresentata da Antonio Pignataro, l’ex cutoliano condannato per l’omicidio della piccola Simonetta Lamberti.

I testimoni

L’ipotesi di quell’accordo prevedeva voti alle scorse elezioni di giugno per gli aspiranti candidati e ora imputati, Carlo Bianco e Ciro Eboli, in cambio dell’approvazione di una delibera di giunta, che avrebbe fatto partire l’iter per la costruzione di una casa famiglia. Oltre ai carabinieri del Ros, il tenente colonnello Gabriele Mambor e Giancarlo Santagata, che relazioneranno sulla genesi dell’indagine, il pubblico ministero Vincenzo Senatore chiamerà a testimoniare il vescovo Giuseppe Giudice, il suo segretario Angelo Santitoro, i parroci Domenico Cinque e Antonio Adinolfi. Insieme al sindaco Manlio Torquato, saranno chiamati a riferire su quello che è il cuore del processo: quella casa mensa sulla quale il boss Antonio Pignataro avrebbe messo gli occhi e che doveva sorgere nel rione di Montevescovado, su di un terreno di proprietà della parrocchia di San Giuseppe. Circostanza costata il processo anche ad Alfonso Santoriello, parroco sospeso poi dalla Diocesi. Il progetto fu approvato in giunta, ma la delibera fu poi revocata dopo il blitz di agosto scorso, fino alla sua cancellazione. Secondo la Dda, l’ex vicesindaco Antonio Cesarano, l’ex consigliere Carlo Bianco e l’aspirante Ciro Eboli, si sarebbero mossi per far approvare quella delibera, per poi poter ricevere da Pignataro un supporto elettorale. Più volte Bianco, ad esempio, avrebbe insistito con l’allora giunta del sindaco Torquato. Tra i testi c’è anche Sandro Contaldo, l’ex boss a Pagani negli anni 90, da tempo collaboratore di giustizia, che tre anni fa rese dichiarazioni proprio su Antonio Pignataro e sui suoi propositi, presunti, di organizzare un nuovo "clan".

La corruzione elettorale

Ma il processo affronterà anche l’aspetto politico dell’inchiesta, con il reato di corruzione elettorale che ha coinvolto giovani che avrebbero avuto soldi in cambio del voto. A rimetterci fu l’ex consigliere comunale Nicola Maisto, dimessosi dopo il blitz. La procura lo accusa di aver beneficiato di voti comprati per mano del giovane Luigi Sarno. Negli atti d’indagine, i Ros hanno depositato la foto di un voto espresso nei suoi riguardi, trovato nel cellulare di uno degli attuali imputati. A riguardo, l’accusa chiamerà a deporre cinque attuali consiglieri di maggioranza e uno di minoranza: Umberto Iannotti, Luciano Passero, l’attuale assessore Antonio Franza, Paolo De Maio e Saverio D’Alessio. Nella lista c’è anche Pasquale D’Acunzi, Felice Rescigno, dirigente in quota Udc, e Luigi Cobellis. Undici gli imputati: chi avrebbe comprato i voti, invece, attende la decisione del gup sulla richiesta di messa alla prova. Le prime quattro udienze del processo sono divise tra novembre e dicembre. Il collegio è presieduto dal  giudice Franco Russo Guarro.

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