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Maltrattamenti ad un paziente, aiuto medico licenziato: l'ok della Cassazione

Il provvedimento riguardava un caso di maltrattamenti nei confronti di un paziente: la lettera di comunicazione della sospensione cautelare, come confermano i giudici della Cassazione

La Cassazione ha confermato il licenziamento disposto da una casa di cura privata nocerina nei confronti dell’aiuto medico, precedentemente in servizio presso la struttura: i giudici hanno rigettato il suo ricorso contro la decisione della casa di cura, a fronte delle ragioni sostenute dall’ex dipendente.

La storia

Il provvedimento riguardava un caso di maltrattamenti nei confronti di un paziente: la lettera di comunicazione della sospensione cautelare, come confermano i giudici della Cassazione, non ravvisava lesioni del diritto di difesa, in relazione alla mancata messa a disposizione del verbale delle dichiarazioni delle dipendenti sentite come testimoni nella vicenda, ritenendo completa l’indagine aziendale. L'uomo contestava la decisione aziendale, la sua congruità e la mancata consegna del materiale istruttorio, così come richiesto, rispetto alla decisione della Corte d’Appello.

La Cassazione

La Cassazione ha definito «interpretative» le ragioni sulla decisione dell’azienda e sul vaglio dei due tribunali già pronunciatisi, richiamando doveri di correttezza e buona fede rispetto all’esecuzione dei contratti, con assenza di errate valutazioni della Corte e dei precedenti giudizi. «La valutazione riteneva sufficiente ai fini dell’impossibilità della prosecuzione del rapporto lavorativo la gravità della degenerazione che ha segnato il rapporto con la degente», scrive la Cassazione, rilevando cioè i comportamenti gravi tenuti dal dipendente nei confronti di una paziente, al punto che era venuto meno il rapporto di fiducia con la sua assistita e in contemporanea, di conseguenza, anche con la struttura aziendale che ne disponeva il trattamento. In ragione di ciò, i sei motivi di doglianza espressi nel ricorso del dipendente licenziato sono stati tutti rigettati, dopo attenta analisi dai giudici della Cassazione, con il rigetto complessivo del ricorso. In precedenza la Corte d’Appello di Salerno aveva disposto la conferma della decisione, il 19 giugno 2018, dopo una prima analoga decisione arrivata in primo grado a Nocera Inferiore. Quanto avvenuto, in definitiva, rispetta la legge in materia di rapporti di lavoro, contratti e comportamenti in questione, con il fondamento dell’interruzione legato a dei maltrattamenti nei confronti di una paziente: questo motivo ultimo ha ricollegato tutte le decisioni successive. 

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