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Sostanze dopanti e anabolizzanti, in 20 rischiano il processo: coinvolto giovane nocerino

Secondo le accuse, il gruppo criminale utilizzava come base operativa e di copertura due palestre e un negozio di integratori alimentari del palermitano

Ricettazione e commercio di sostanze dopanti nel mondo del body building e delle palestre, in 20 rischiano il processo. C'è anche un ragazzo di Nocera Inferiore. Tra le persone che rischiano il giudizio, in sei rispondono di esercizio abusivo della professione sanitaria, in quanto davano terapie piani nutrizionali ai culturisti nonché farmaci per curare gli effetti collaterali degli anabolizzanti. L'inchiesta fu condotta dai Nas in Sicilia, a Palermo.

Le accuse

Secondo le accuse, il gruppo criminale utilizzava come base operativa e di copertura due palestre e un negozio di integratori alimentari del palermitano. I rispettivi titolari, tutti preparatori atletici, vendevano le sostanze dopanti al dettaglio o spedite in città e in altre località dell'Italia. Si ipotizza che il volume di affari dell'organizzazione si aggirasse sui 300mila euro annui. I militari accertarono anche casi di stati patologici legati all'uso indiscriminato di anabolizzanti, come ginecomastia, disturbi tiroidei, improvvisi aumenti della pressione arteriosa, tachicardia, acne in forma severa e disturbi dell'apparato genitale. Tutto era partito dopo un controllo antidoping del Nas su un atleta, risultato poi positivo, di una gara ciclistica che si è disputata a Carini, alle porte di Palermo, nel maggio di quattro anni fa. In seguito, fu individuata una palestra che era diventata una sorta di supermarket del doping, nella quale i giovani body-builder si somministravano a vicenda le sostanze dopanti, attraverso iniezioni intramuscolo o sottocutanee. Inoltre, con la complicità di un infermiere, venivano fatte delle flebo per somministrare le sostanze endovena anche all'interno di un negozio di integratori. In un caso, per raggiungere l'aumento della massa muscolare nel minor tempo possibile, è stato accertato l'uso, da parte di un atleta, di un medicinale veterinario. Quando parlavano dei farmaci e delle sostanze illecite, gli indagati, per eludere eventuali intercettazioni, usavano un linguaggio in codice, per cui i dopanti venivano chiamati Winnie The Pooh, Doppia V, Gigetto o Giubottino. ll nocerino, come altri, è accusato di aver commercializzato e venduto alcune di quelle sostanze, spedite poi direttamente in Sicilia, agli atleti. 

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