Cronaca

Nocera Inferiore, accusati di aver favorito i pusher di Montescovado: il giudice li assolve

L'indagine "Scatto Matto" del 2013 si compose di un filone parallelo, con cinque persone accusate di aver favorito, con le loro dichiarazioni ai carabinieri, la non identificazione dei pusher beccati poi in una fase successiva

Erano accusati di aver favorito, con le loro dichiarazioni ai carabinieri, i pusher del rione di Montevescovado. La procura voleva condannare cinque giovani, che secondo l'ipotesi accusatoria, avevano eluso le indagini degli investigatori, all'epoca del blitz nel 2013, favorendo i soggetti impegnati nello spaccio in prima persona. Il tribunale li ha invece assolti perchè il fatto non sussiste. Le difese, rappresentate dagli avvocati Antonio Sarno, Valerio De Nicola ed Ernesto Donatello, hanno tuttavia sostenuto la tesi opposta. In quei verbali, chi fu sentito per l'identificazione dei "pusher", fornì indicazioni ben precise - seppur senza nomi - che portarono poi a scovare diverse persone. Le stesse finite nel blitz dei carabinieri e poi condannate successivamente dal tribunale. A disporre l'assoluzione il giudice monocratico Rossetti. L'operazione risaliva al maggio del 2013, con il rione definito dagli inquirenti "inviolabile", causa lo stato di abbandono e il complesso di quei palazzoni che permetteva a chiunque di agire indisturbato. Tanto da essere ribattezzato come una piccola "Scampia"

L'inchiesta "Scatto Matto" coordinata dal sostituto Roberto Lenza portò alla scoperta di un “sistema” nelle mani di un gruppo di spacciatori, il cui giro era organizzato intorno al circolo “San Giuseppe”. Non solo hashish e marijuana, ma anche droghe pesanti, come cocaina ma soprattutto eroina, in quel periodo tornata prepotentemente su mercato. Cinquanta furono i carabinieri che presero parte al blitz, con un elicottero a vigilare sulle operazioni e con l’unità cinofila impegnata a cercare la droga in ogni angolo del rione. Sotto le fioriere, negli androni di quelle case fatiscenti, nei pressi di una statua della Madonna, in container abbandonati e tra le piccole costruzioni in amianto. A fare da “scudo” ai pusher coinvolti i prefabbricati pesanti, che permettevano a chi spacciava di notare subito individui sospetti o l’arrivo delle forze dell’ordine. A essere rifornito era tutto l’Agro nocerino. La droga veniva spacciata anche sotto gli occhi di donne e bambini, di passaggio nella parrocchia vicina. Il “servizio vendita” era attivo dalle 15 alle 20, con le auto che giungevano presso il rione e procedevano all’acquisto. Chi era a piedi, invece, si appartava tra le “case”, effettuando lo scambio. La banda fu scoperta grazie ad un’unica telecamera, posizionata di nascosto al di sopra del circolo. Ma una grossa mano alle indagini la fornì un collaboratore di giustizia, che indicò nomi e circostanze di un “sistema”, rimasto inviolato per molto tempo.

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