Nocera Inferiore, sono 42 i medici indagati per la morte della 79enne operata al femore

L’accusa è di omicidio colposo in concorso. Le iscrizioni del sostituto procuratore titolare dell’indagine Viviana Messa abbracciano le posizioni di tutto il personale che ha avuto a che fare con la donna

Sono 42, tra medici ed infermieri, le persone iscritte nel registro degli indagati per il decesso di Elvira Giella, la donna di 79 anni deceduta domenica scorsa all’ospedale "Umberto I". L’accusa è di omicidio colposo in concorso. Le iscrizioni del sostituto procuratore titolare dell’indagine Viviana Messa abbracciano le posizioni di tutto il personale che ha avuto a che fare con la donna. Nell’arco di venti giorni circa. L'autopsia si svolgerà questa mattina. Ad eseguirla il medico legale Giuseppe Consalvo. L'inchiesta era scattata dopo la denuncia presentata dal figlio della vittima, Francesco. A condurre le indagini la polizia di Stato. Come spiegato nella denuncia, prima di recarsi in ospedale, Elvira Giella godeva di un ottimo stato di salute. Il 15 dicembre scorso la paziente era caduta a terra per la frattura del femore destro. Due giorni dopo, quando era già in ospedale, era stata sottoposta ad un intervento chirurgico. Poi, dal reparto di ortopedia era passata a quello di nefrologia. Il motivo era riconducibile ad un problema di tipo urinario, sopraggiunto dopo. La testimonianza di ciò pare sia stato un liquido giallastro che stava fuoriuscendo dalla ferita. Forse la stessa non si era del tutto rimarginata. Successivamente, la 79enne nocerina è stata colta da una febbre per alcuni giorni. Con temperature che sono arrivate anche a 38,7 gradi. Infine, il decesso.

I dubbi della famiglia 

Poco prima che esalasse l’ultimo respiro, i medici avevano praticato alla paziente anche un’iniezione. La figlia, Maria, ha spiegato che la madre aveva avuto un forte tremore. Alle 6 di domenica mattina, Elvira Giella è stata dichiarata ufficialmente deceduta. Alla polizia, la famiglia ha spiegato che una volta rientrato il problema di tipo urinario, i medici non avevano disposto il ritorno della paziente nel reparto di ortopedia. Aggiungendo che fosse evidente che la ferita era stata causata dall’intervento chirurgico al femore. Il lavoro investigativo coinvolge medici e personale di più reparti, con l’obiettivo di tracciare la fase assistenziale di quei quindici giorni, per poi escludere responsabilità nei riguardi di chi ha rispettato il protocollo medico. Dopo l’autopsia, il corpo sarà finalmente liberato per permettere la celebrazione del rito funebre.

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