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Il sit-in fuori al tribunale dei comitati

Il sit-in fuori al tribunale dei comitati

Nocera Inferiore, frana killer di Montalbino: ci sarà un nuovo processo

Dopo una lunga camera di consiglio, il gup Paolo Valiante ha deciso di mandare a giudizio Franco Amato con l’accusa di frana colposa. Il processo partirà il 24 maggio 2018 davanti al giudice Donnarumma

La frana di Montalbino che il 4 marzo 2005 costò la vita a tre persone sarà nuovamente oggetto di un processo. E per la seconda volta. Dopo una lunga camera di consiglio, il gup Paolo Valiante ha deciso di mandare a giudizio Franco Amato con l’accusa di frana colposa. Il processo partirà il 24 maggio 2018 davanti al giudice Donnarumma. La decisione del gup arriva dopo due rinvii della stessa udienza preliminare, per via di omesse notifiche che provocarono non poche polemiche da parte di comitati e parenti delle vittime. Amato dovrà comparire nuovamente in tribunale, dopo essere stato giudicato e condannato in precedenza a 3 anni per omicidio colposo. La Cassazione aveva poi annullato quella condanna per un difetto nella notifica all’imputato (l’elezione errata del domicilio), facendo ripartire l’iter dall’udienza preliminare dinanzi al gip.

Le parti civili erano rappresentate dagli avvocati Pasquale Pontarelli e Rosario Iannuzzi. Resta tuttavia una magra consolazione da parte dei familiari delle vittime. Il processo partirà il 24 maggio, ma l’ombra della prescrizione è in agguato perché il reato si prescriverà entro il 2020. Quel giorno morirono tre persone: Rosa e Mattia Gambardella e Alfonso Cardamone. Furono travolti dalla colata di fango e i corpi furono ritrovati solo il giorno dopo. La condanna annullata ad Amato, titolare cavese della «Beton Cave sas», parlò di «negligenza, imprudenza e imperizia» in merito alla realizzazione di percorsi stradali e piste a servizio della cava, che avrebbero costituito pericolosi tagli orizzontali che peggiorarono le condizioni di stabilità del versante. Che per ragioni naturali geomorfologiche era già in equilibrio instabile. Amato, avrebbe inoltre omesso di effettuare opere idonee di regimentazione e canalizzazione delle acque di scorrimento superficiale a servizio di quelle piste, cagionando una frana che risultò mortale per le vittime. Nello specifico, quelle piste sarebbero state realizzate in contrasto con le regole tecniche che avrebbero dovuto presiedere alla loro costruzione, con tanto di assenza di informazione agli enti interessati. Secondo l’accusa, sarebbero state violate anche le prescrizioni del decreto di autorizzazione di svincolo idrogeologico rilasciata dalla Comunicata montana della Penisola Amalfitana. In aggiunta, non sarebbero state effettuate quelle indagini ed analisi tecniche che avrebbero consentito di ritenere «inidoneo» il sito scelto per i tracciati. Un contesto che fu definito «concreta ed efficiente concausa dell’innesco della frana».

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