Guerra tra bande criminali: per la Cassazione non c'è "camorra"

E intanto la procura Antimafia chiede il processo per tutti e 37 le persone indagate nell'inchiesta "Un'altra storia". La Suprema Corte ha intanto rigettato il ricorso della Dda, che aveva chiesto la riqualificazione dell'accusa in associazione di camorra

Non c’è l’aggravante camorristica nell’indagine dell’Antimafia sulla guerra tra bande a Nocera Inferiore, i cui componenti finirono in carcere dopo un maxi blitz dello scorso dicembre. Lo fa intendere la Cassazione, che giorni fa ha respinto il ricorso della Dda che chiedeva la riqualificazione dell’accusa in associazione a delinquere di stampo mafioso. In attesa del deposito delle motivazioni, i giudici sostengono che la decisione del Riesame fosse congrua nel momento in cui l’accusa finì ridimensionata – un’associazione semplice - e quando lo stesso collegio rivide le esigenze cautelari per i singoli indagati. A Nocera Inferiore non c’era un clan, ma un gruppo di persone che voleva imporre il proprio potere criminale sul territorio. Questo disse il Riesame, inquadrando il 36enne Michele Cuomo a capo di quella che viene definita un’associazione criminale. I giudici salernitani spiegarono che certamente i «metodi erano mafiosi, ma non vi era la prova che la effettiva capacità di intimidazione della comunità sulla quale si esercita la sua azione avesse determinato quel grado di assoggettamento e quella omertà che connotano inderogabilmente l'associazione di tipo camorristico».

Intanto la fase preliminare dell’indagine prosegue, con il sostituto procuratore Vincenzo Senatore che ha chiesto per i 37 indagati il processo. L’udienza preliminare è fissata per il prossimo 19 luglio. L’indagine abbraccia fatti che vanno dal 2012 al 2016, con un blitz che a dicembre portò in carcere 22 persone, prima che il Riesame ne sostituisse la misura per più della metà. L’attività dei Ros e della Mobile si concentrò sulla figura di Michele Cuomo, spalleggiato dal fratello Luigi e Mario Passamano, contrapposto - prima di una fusione - con quello dei fratelli Francesco e Mario D’Elia, supportati da Marco Iannone, Mario Tortora e Camillo Fedele. Defilato era invece il gruppo Bergaminelli-Abate. Le accuse spaziano da pestaggi ad imprenditori ad interessi nel gestire la droga, fino ad episodi di estorsione, gambizzazioni, possesso di armi, rissa e intestazione fittizia di società. Un contesto che esplose alla fine del 2016, con sparatorie per strada tra i componenti di due gruppi e l’atto finale di un agguato fallito all’esterno di una palestra ma finalizzato ad uccidere due persone. L’episodio spinse le forze dell’ordine ad accelerare l’attività investigativa, con la retata di dicembre. Nell’indagine ci finì, con procedimento a parte, un napoletano affiliato ad un clan di camorra, sospettato di essere il punto di contatto con il gruppo di Cuomo. A luglio il gup deciderà per il processo.

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