Processo sul fallimento Ipervigile, protesta degli ex lavoratori: "Noi abbandonati dalle istituzioni"

Ieri mattina, il collegio del tribunale di Nocera Inferiore ha rinviato il processo al 2 ottobre, per l'astensione degli avvocati. I circa trenta dipendenti, ex lavoratori, non l'hanno presa bene

La protesta di ieri mattina

«E’ una vergogna, non ci sentiamo tutelati da giustizia e istituzioni». Monta la protesta dopo il rinvio dell'udienza per il processo del fallimento dell'ex Ipervigile, la società di vigilanza privata. Ieri mattina, il collegio del tribunale di Nocera Inferiore ha rinviato il processo al 2 ottobre, per l'astensione degli avvocati. I circa trenta dipendenti, ex lavoratori, non l'hanno presa bene. «Sono cinque anni che andiamo avanti così», si sfoga uno dei presenti. Non si può andare avanti così, vogliamo essere ascoltati, c’è gente che ha problemi gravi, per le udienze alcuni arrivano da Como, da Verona. Altri hanno figli e sono senza stipendio. Alcuni di noi vantano anche cifre come 10mila euro». 

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La protesta

La rabbia delle ex guardie giurate è esplosa contro chiunque, giudici ed ex proprietari, imputati al centro di un maxi processo con accuse a vario titolo, per sedici persone, di bancarotta fraudolenta, truffa e false certificazioni, oltre che appopriazione indebita. Nell'indagine condotta dal sostituto procuratore, Roberto Lenza, vi è un sofisticato giro di società costituite come scatole cinesi, affidate a prestanome e teste di legno, in grado di disperdere poi la liquidità, lasciando nei guai almeno 700 lavoratori. All’esterno del tribunale, i dipendenti, invitati ad uscire dalla vigilanza privata e poi, dalla polizia, hanno annunciato un presidio nei prossimi giorni. "Siamo in Italia e tutti hanno mangiato con la vicenda Ipervigile - spiegano Giuseppe Manzo ed Ernesto Saturno, rappresentanti dei lavoratori - Solo oggi l’Inps si è accorta, dopo sei anni, che i Durc erano falsi e non c’erano i contributi. Solo per l’Ipervigile siamo 245 persone senza lavoro, 700 in totale contando anche le altre società. Chi è rimasto vicino ai proprietari lavora, noi invece siamo senza lavoro. Il 23 dicembre 2013 è la data in cui abbiamo chiuso, abbiamo perso il lavoro. In sede civile il procedimento va avanti, ma lentamente. Ci sono i crediti con la curatela fallimentare, ma non ci ascoltano. E fino a quando il processo penale non viene chiuso, non si possono mettere in vendita gli immobili dell'azienda. Vantiamo i tfr, numerose mensilità, tredicesime. La nostra società vinceva appalti e commesse per conto della Banca d’Italia, per Poste Italiane, per grosse società finanziarie, poi hanno scoperto le carte false, i documenti truccati. Mentre noi trasportavamo valori e liquidi ovunque. Rischiando la vita. Alcuni nostri colleghi sono morti per le rapine. Abbiamo lavorato in strada per anni, e ora solo quello ci resta". L'inchiesta portò anche a diversi arresti. Il processo ha visto inglobare a se altri procedimenti paralleli, sempre concentrati sul fallimento di istituti di vigilanza. 

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