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Usura ed estorsione con metodo mafioso, Cassazione blinda condanne per 3 nocerini

La  Cassazione conferma le condanne a carico dei parenti di Macario Mariniello, ex "boss" degli anni 80 a Nocera Inferiore per la NCO. In particolare, nei riguardi della moglie e dei due cognati, riconosciuti colpevoli di usura ed estorsione

La  Cassazione conferma le condanne a carico dei parenti di Macario Mariniello, ex "boss" degli anni 80 a Nocera Inferiore per la NCO. In particolare, nei riguardi della moglie e dei due cognati, riconosciuti colpevoli di usura ed estorsione. In particolare, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, perché generico, «riproponendo le censure identiche già sollevate nell’atto d’appello, senza confrontarsi con le articolate motivazioni della sentenza di secondo grado». Le condanne d'appello, ridotte rispetto al primo grado, erano di 5 anni e 10 mesi per la donna, 6 anni e 2 mesi e 6 anni e 4 mesi per i due uomini.

L'indagine

La vicenda dei tre attuali imputati riguarda il prestito con estorsione nei confronti di un altro usuraio anch’egli coinvolto nel giro delle contestazioni, il quale aveva chiesto e ottenuto un prestito per poi reimpiegare il denaro in usura. La Cassazione in questa pronuncia ha ricordato la “doppia conforme”. La Cassazione ritiene articolate e precise le argomentazioni del Gup, con le esaustive e sintetiche motivazioni della Corte Territoriale, «limitandosi a reiterare le medesime doglianze generiche dell’appello, incorrendo nel vizio di genericità». Secondo la difesa, invece, i fratelli della donna non sapevano della natura usuraia del rapporto in cui intervenivano, ma i calcoli degli interessi, ricordati nelle motivazioni precedenti, per i giudici, rendono infondata tale tesi. La maxi inchiesta era stata condotta dal sostituto procuratore Vincenzo Senatore della Distrettuale antimafia di Salerno, muovendo accuse di usura ed estorsione con prestiti dati al 6% di interesse al mese, con ricapitalizzazione mensile, che finiva per superare un tasso dell’800% annuo. Al centro dell’inchiesta era finita la famiglia di Mariniello, con la moglie e i fratelli di quest’ultima, con fatti riferiti dal maggio 2016 al febbraio 2018, con il sequestro in una fase iniziale di documentazione costituita da più quaderni con appunti manoscritti, dove erano riportati nomi ed indicazioni con cifre al loro fianco, un libro mastro sequestrato insieme a buoni fruttiferi postali, assegni bancari, cambiali per un valore di oltre 300mila euro e denaro contante per 62mila euro, tutto ritenuto frutto di un’attività illecita riconducibile a Macario Mariniello. Resta aperto ancora alle primissime battute il filone principale, quello che vede come primo imputato proprio Mariniello, ritenuto fulcro dell’azione criminale con l’attività investigativa portata avanti dai Ros del comando provinciale di Salerno. 

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