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In alto la vittima in basso l'imputato

In alto la vittima in basso l'imputato

Nocera Inferiore, uccise l'amante della ex. Il gup: "Sapeva che poteva ucciderlo"

Con queste motivazioni il gup Luigi Levita aveva deciso, lo scorso dicembre, la condanna a 16 anni per il 42enne Davide Giorgio Sanzone, autore dell’omicidio di Maurizio Fortino, infermiere di 52 anni

«Sanzone si è immediatamente rappresentato la possibilità di uccidere Fortino, ed ha rafforzato tale proposito impossessandosi di un coltello da cucina (a lama molto lunga, quindi idoneo ad uccidere), aggredendo la vittima mentre era in bagno e quindi incapace di approntare una valida difesa». Con queste motivazioni il gup Luigi Levita aveva deciso, lo scorso dicembre, la condanna a 16 anni per il 42enne Davide Giorgio Sanzone, di origine siciliana, autore dell’omicidio di Maurizio Fortino, infermiere di 52 anni. La sentenza è ora pubblica e ripercorre le modalità dell’aggressione che l’omicida perpetrò «in via unilaterale», il 20 luglio 2017 in via Origlia. La condanna fu per omicidio volontario. Il movente era legato alla circostanza che Sanzone vide il compagno della sua ex moglie in casa di lei, insieme alla figlia piccola. Un fatto che scatenò l’uomo, che aveva già notato lo scooter di Fortino in sosta nei pressi dell’abitazione. Per il giudice, Sanzone fu smentito su tutta la linea, anche dalla sua ex moglie: non corrispondeva al vero il fatto di «essere entrato nell’abitazione con fare normale e di aver aggredito il Fortino soltanto all’esterno del bagno, quando lo stesso ne era uscito».

La sentenza

«L’imputato - è il ragionamento del gup - non afferrò la prima arma che gli capitava a tiro, ma si impossessò di un coltello appositamente preso da un cassetto». Cade anche l’ipotesi della resistenza, che l’uomo avrebbe opposto raccontando di una colluttazione con l’infermiere: «Non c’era nessuna significativa lesione sulla sua persona». E inoltre, «Sanzone, nell’atto di aggredire Fortino, indirizzò il colpo in una regione vitale - il fianco - e anche se non voleva direttamente l’evento letale, quantomeno accettò il rischio di causare la morte della vittima, specialmente in ragione del fatto che l’aggressione è stata perpetrata in condizioni di minorata difesa di Fortino». L’infermiere, la cui famiglia è assistita dal legale Andrea Vagito, fuggì all’esterno della casa, montando in sella allo scooter per dirigersi in ospedale. Dopo pochi metri finì a terra, soccorso da una coppia che lo portò in pronto soccorso. Non fece in tempo. 

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